
Il percorso di crescita del Varese Femminile passa inevitabilmente attraverso l’energia, il talento e l’impatto delle sue interpreti più incisive. Tra queste, un ruolo da protagonista assoluta lo sta recitando Giada Canavesi, centravanti classe 2003 approdata in biancorosso in estate dopo una trafila importante partita dal vivaio delle Azalee e proseguita con le maglie di Virtus Cantalupo e Accademia Milano.
Vissuta spesso da rivale (temibile e spietata, con diversi gol rifilati proprio al Varese negli scorsi campionati), la punta si è inserita nello scacchiere di mister Faccone con sorprendente naturalezza: riservata e “timida” fuori, in campo si è già rivelata essere un’autentica spina nel fianco per le retroguardie avversarie. Letale nella zampata da opportunista pura, dotata di una conclusione potente e pericolosa anche sui palloni aerei (cinque i gol già a referto tra campionato e Coppa), Canavesi è diventata il perno avanzato ideale.
Il recente 2-2 sul campo del Teamsport (maturato dopo il doppio vantaggio iniziale e qualche rammarico di troppo per una gara ampiamente alla portata, come testimoniato dal netto successo di Coppa Italia) ha lasciato le biancorosse a quota 8 punti, a -5 dalla vetta ma pienamente agganciate al treno di testa. “L’amarezza per domenica c’è perché sul doppio vantaggio dovevamo gestire meglio la situazione – esordisce l’attaccante biancorossa –. Non è stato affatto un calo atletico, semmai un calo di attenzione: pensare di aver già chiuso i conti al 2-0 è l’errore più grande che si possa commettere nel calcio. La reazione però c’è stata: fra traverse e salvataggi sulla linea abbiamo creato tantissimo. Ora archiviamo questo pari e guardiamo subito avanti con grande fiducia”.

Partiamo dall’inizio: cosa ti ha spinta a scegliere il progetto del Varese in estate?
“Arrivavo da un’annata complicata nella quale mi sentivo un po’ smarrita a livello calcistico, quasi intrappolata in un loop negativo. Avevo un forte bisogno di ritrovare fiducia e serenità. Quando Luca Manfrin mi ha contattata illustrandomi il progetto, ho capito subito che Varese rappresentava la piazza ideale per ripartire; mi sono sentita davvero voluta e ho percepito fiducia fin dal principio. Conoscevo già diverse ragazze e sapevo di trovare una società solida, che da avversaria avevo sempre ammirato per la sua tempra ostica e l’organizzazione”.
Il segreto di questa squadra è sempre stata l’alchimia di spogliatoio. Per le new entry ci potrebbe essere il “rischio” di faticare? Tu come hai vissuto i primi passi?
“Caratterialmente sono una ragazza molto timida e un po’ di timore iniziale c’era, nonostante conoscessi già parecchie compagne. Il gruppo però è stato eccezionale: mi hanno accolta a braccia aperte mettendomi immediatamente a mio agio. C’è un’alchimia bellissima e si respira un’aria positiva. Se fuori dal campo mantengo il mio carattere riservato, quando entro sul terreno di gioco mi trasformo: volevo sbloccarmi in fretta e ripagare la stima dello staff, sento che la squadra si fida di me”.
Dal punto di vista tattico, invece, come ti stai trovando con il sistema di gioco biancorosso?
“Benissimo. Il 4-4-2 è il modulo che più esalta le mie caratteristiche: mi trovo a meraviglia, con Camilla (Di Iorio, ndr) e con tutte le compagne di reparto si è creata un’intesa naturale. Mi sento sicura, protetta e costantemente cercata per far salire la squadra e scaricare palloni. La sensazione di avere tante occasioni a partita mi dà grande carica: il compito dell’attaccante è buttare la palla dentro e farò di tutto per continuare a incidere”.
Che obiettivi ti sei prefissata, a livello personale e di collettivo?
“Sul piano personale punto sicuramente alla doppia cifra. Il mio traguardo principale era ritrovarmi come giocatrice, e grazie all’ambiente biancorosso ci sto riuscendo passo dopo passo. A livello di squadra abbiamo un potenziale notevole: siamo entrate nel vivo della stagione e sono convinta che questo gruppo possa arrivare molto in alto. Dove? Non lo dico per scaramanzia, ma possiamo toglierci soddisfazioni importanti”.
Domenica alle Bustecche arriva la Doverese, una delle squadre più accreditate del girone. Che gara vi attende?
“Sarà senza dubbio un test tosto e stimolante, ma giochiamo alle Bustecche e il fattore campo si farà sentire. A differenza degli anni scorsi, al momento, non mi sembra di vedere corazzate imbattibili; vero che la Doverese è forte, ma a sua volta non è a punteggio pieno. Ce la giocheremo a viso aperto e con il coltello tra i denti, con l’obiettivo di imporre la nostra identità”.

Chiaro che si ragiona partita per partita ma, guardando avanti, la domenica successiva ci sarà una certa trasferta… che sapore avrà per te la sfida ex con l’Accademia Milano?
“Sarà una domenica speciale e ricca di emozioni. L’Accademia Milano è una società che mi ha dato tantissimo e dove ho vissuto stagioni intense. Ritrovarla da avversaria farà un certo effetto, ma una volta in campo penserò solo ai tre punti per il Varese”.
Facciamo un salto indietro: come e quando è nata la tua passione per il pallone?
“Ho cominciato tardi con il calcio femminile, verso i quattordici anni, ma la passione è nata in cortile grazie a mio fratello Gianmarco, che mi “obbligava” a fargli compagnia quando giocava in cortile (sorride, ndr). Ho iniziato con i maschi giocando un paio d’anni a Cairate, poi c’è stata una breve pausa prima di ripartire nel femminile con le Azalee, la Virtus Cantalupo, l’Accademia e ora questa bellissima avventura”.
Tifo, idoli e caratteristiche: a chi ti ispiri in campo?
“Tifo Milan da sempre. Come modelli calcistici ho amato la magia di Ronaldinho nei tempi d’oro, mentre oggi guardo con attenzione a punte fisiche come Vlahovic: mi piace proteggere palla, lottare con i difensori e far salire il baricentro della manovra, sfruttando anche il colpo di testa. Il mio sogno è continuare a migliorarmi giorno dopo giorno per vincere qui. La Serie C? è un traguardo affascinante che richiede il giusto bagaglio d’esperienza, e al momento ritengo di dover crescere ancora tanto, ma credo che Varese sia il posto perfetto per maturare con i giusti tempi e arrivarci”.
So che per il gol di domenica c’è una dedica speciale…
“Sì, ci tengo con tutto il cuore a dedicare un pensiero a Matilde Zanoncini dopo il brutto infortunio al ginocchio. Tutte noi compagne le siamo vicinissime, la aspettiamo a braccia aperte e non vediamo l’ora di riaverla presto in campo. A lei la dedica del gol, sia quello di domenica scorsa… sia i prossimi!”.
Matteo Carraro































