Dal tatami al grande schermo, per raccontare la bellezza, il sudore e i valori profondi delle arti marziali. Sabato 31 ottobre, alle ore 20.30 al Teatro Blu di Milano, debutterà in anteprima ufficiale “Un kata lungo un sogno”, pellicola cinematografica selezionata tra ben 1.965 progetti internazionali per rientrare nell’esclusiva cerchia dei 116 finalisti mondiali di Sport Movies & Tv 2026. La kermesse, organizzata dalla FICTS e riconosciuta dal CIO in sinergia con il Ministro per lo Sport e i Giovani e Regione Lombardia, trasformerà il capoluogo lombardo nella capitale del cinema sportivo con Palazzo Lombardia come cuore pulsante.

L’opera vede alla regia Daniele Pitarresi, con la sceneggiatura a cura di Carlo Ambrosetti, mentre le riprese e il montaggio portano la firma dell’insegnante tecnico Giuseppe Maurino dell’Okinawa Karate Club Valtellina di Cairate. Il racconto visivo è impreziosito dalle voci narranti di Daniela Roveda e Stefania Rosolen, sulle musiche originali di Francesco Valenti e Roberta Lacca. Al centro della trama ci sono la passione e i sacrifici di Matilde Giotta, quindicenne milanese cintura nera che incarna la purezza del kata e la fame di chi insegue il sogno olimpico

Insegnante Maurino, com’è nata l’idea di questo progetto e che emozione rappresenta questo traguardo?
“Questo progetto è nato con l’intento di raccontare la storia, i sacrifici quotidiani e la determinazione della nostra karateka quindicenne milanese, Matilde Giotta, specializzata nel kata, che pratica la nota arte marziale nipponica sin da quando era bambina e custodisce il grande sogno di diventare campionessa olimpica. Essere stati selezionati tra 1.965 progetti provenienti da tutto il mondo, rientrando nell’esclusiva rosa dei 116 finalisti di Sport Movies & Tv 2026, è per tutta la produzione un’emozione immensa e un motivo di profondo orgoglio che facciamo ancora fatica a realizzare del tutto. La manifestazione costituisce la finale del circuito mondiale World FICTS Challenge, riconosciuto dal CIO in collaborazione con il Ministro per lo Sport e i Giovani e Regione Lombardia. Questo filmato non è soltanto un riconoscimento alla vicenda sportiva e umana di Matilde, ma dà voce alla fatica, al sudore e alla bellezza autentica del karate, una disciplina che insegna prima di ogni altra cosa a sapersi rialzare”.

Chi è Matilde Giotta e come ha vissuto l’esperienza sul set?
“Matilde è una mia allieva presso l’Okinawa Karate Club Valtellina, qui a Cairate. È una cintura nera che si è specializzata nel kata, ovvero nelle cosiddette ‘forme’, e pratica questa disciplina sin da piccolissima. Il film la segue passo dopo passo nel suo percorso: la si vede allenarsi con un fuoco sacro dentro, stringere i denti e fare i conti con le rinunce tipiche della sua età per inseguire la propria ambizione. Sul set cinematografico abbiamo potuto contare sulla straordinaria partecipazione di vere e proprie leggende del karate mondiale, come la vicecampionessa olimpica Kiyou Shimizu e il sei volte campione del mondo nel kata individuale e a squadre Luca Valdesi, attuale Direttore Tecnico della Nazionale Italiana, oltre alla presenza e al supporto dei tecnici e degli atleti del Karate Club Valtellina. Sarà splendido vederla su grande schermo in una Milano che si prepara a essere capitale del cinema sportivo”.

Come si è sviluppato il percorso nel kata e quali tappe hanno scandito le riprese?
“Il nostro dojo è fortemente specializzato nel kata, e fin da subito Matilde ha manifestato una predilezione naturale per questa prova tecnica, scegliendo di intraprendere con convinzione e costanza questa strada. La genesi del film è stata un vero e proprio itinerario emozionale: le riprese hanno toccato suggestive tappe tra Sondrio, Cervia e Palermo. È stato un lavoro di squadra curato in ogni dettaglio: la regia è stata affidata a Daniele Pitarresi, io mi sono dedicato alle riprese e al montaggio, Carlo Ambrosetti ha firmato la sceneggiatura, mentre le voci narranti di Daniela Roveda e Stefania Rosolen e le musiche originali di Francesco Valenti e Roberta Lacca hanno saputo dare il battito cardiaco perfetto a ogni fotogramma”.

Cosa ne pensa della rappresentazione del karate nei film e nelle serie TV?
“Personalmente, ho notato che nel terzo capitolo di ‘Karate Kid’, celebre saga cinematografica statunitense, l’attore protagonista allora noto come Daniel San esegue un kata accademico, del tutto simile a quello che insegniamo quotidianamente nelle nostre palestre. Al contrario, ritengo che nella saga intitolata ‘Il ragazzo dal kimono d’oro’, che ebbe tra gli interpreti principali anche l’italo-scozzese Kim Rossi Stuart e che fu etichettata dalla critica come una sorta di ‘Karate Kid all’italiana’, l’azione scenica sia orientata molto più verso una rissa da strada, finalizzata unicamente all’autodifesa o alla sopravvivenza immediata”.

Quali sono gli obiettivi futuri per la crescita del vostro gruppo?
“Credo che i successi e i podi conquistati finora nel kata da Matilde Giotta rappresentino un ottimo punto di partenza per il nostro cammino. Il percorso di crescita prosegue senza soste: Matilde prenderà parte anche alla prestigiosa Youth Cup 2027, la Coppa Giovanile di Karate in programma il prossimo anno a Jesolo, dove tornerà a esibirsi nelle prove di kata a livello internazionale”.

Restando nell’ambito pratico della difesa personale, qual è l’approccio corretto di fronte a gravi minacce?
“La reazione, a cominciare da quella verbale, dinanzi a gravi provocazioni gestuali o a episodi di violenza psicologica deve sempre mantenersi proporzionata e adeguata al contesto. Sia sul piano fisico che su quello comunicativo o emotivo occorre mantenere chiari limiti e parametri di lucidità, con l’unico scopo di disinnescare, gestire ed equilibrare al meglio una reale situazione di emergenza e pericolo”.

Qual è invece il comportamento più saggio da adottare in caso di minaccia a mano armata?
“Se un aggressore dovesse puntarci contro un’arma da taglio o da fuoco, ritengo che la decisione più saggia sia quella di sottrarsi tempestivamente da una condizione così estrema, allontanandosi per poi allertare subito le forze dell’ordine e permettere il loro pronto intervento. Chi non possiede una specifica preparazione professionale non deve assolutamente tentare manovre di disarmo: non conoscendo le dinamiche operative di quelle tecniche si correrebbero rischi gravissimi, mentre la priorità assoluta deve restare la salvaguardia dell’incolumità e della vita”.

Nabil Morcos

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