Continua il nostro percorso alla scoperta dello staff tecnico del settore giovanile di Varese Basketball. Così, dopo aver conosciuto meglio il Responsabile del Player Development, Federico Renzetti e il coach della squadra di B Interregionale, Eduardo Perrotta, è oggi il turno dell’assistente del gruppo Under 19 ed head coach della squadra Under 17, coach Riccardo Lupattelli.

Ci racconta il suo percorso nella pallacanestro?
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Tutto nasce dalla passione per la pallacanestro che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia, in particolare da mio padre, mio fratello e mio zio. Ho iniziato a giocare nel 2003, a soli tre anni, e da allora non mi sono mai allontanato da questo mondo. A 18 anni ho disputato il mio primo campionato senior in Serie C Silver, in una cittadina vicino a casa, per poi esordire, nella stagione successiva, con la squadra della mia città, il Perugia Basket, in Serie C Gold. Parallelamente alla mia attività da giocatore, ho iniziato gli studi in Scienze Motorie presso l’Università degli Studi di Perugia e ho avuto la possibilità di allenare un gruppo minibasket della società, inizialmente sia per passione sia nell’ambito del tirocinio universitario. È stata un’esperienza che mi ha fatto scoprire quanto mi piacesse stare a contatto con i bambini e accompagnarli nei loro primi passi nel mondo della pallacanestro. Da lì è iniziato anche il mio percorso da allenatore: nello stesso anno ho conseguito la tessera minibasket e il primo livello del percorso federale, quello di Allievo Allenatore. Nei due anni successivi ho continuato a occuparmi di minibasket, proseguendo parallelamente il mio percorso formativo in Federazione fino a conseguire la qualifica di Allenatore di Base. Nella stagione 2024-25 ho assunto per la prima volta il ruolo di capo allenatore di un gruppo giovanile, affiancandolo a quello di assistente in Under 17 Eccellenza. Nell’estate del 2025, a Gubbio, ho poi conseguito la qualifica di Allenatore di terzo livello. La vera svolta è arrivata nella stagione successiva, quando a Perugia mi è stata data l’opportunità di lavorare a tempo pieno, ricoprendo contemporaneamente il ruolo di assistente in Serie C e in Under 17 Eccellenza e quello di capo allenatore in Under 17 Gold. È stato un anno di grande crescita, sia dal punto di vista tecnico sia organizzativo, che mi ha insegnato quanto lavoro ci sia dietro l’attività in palestra, tra programmazione, preparazione e gestione quotidiana dei diversi impegni. Quando si è presentata l’opportunità di venire a Varese, per ricoprire il ruolo di capo allenatore dell’Under 17 Eccellenza, assistente in Under 19 e lavorare al mattino con la Serie A, ho sentito che fosse il momento giusto per fare questo salto. Passare da Perugia a una realtà come Varese, in cui si respira pallacanestro e che vanta una storia così importante, rappresenta per me una grande opportunità, oltre che una nuova sfida da affrontare con entusiasmo e voglia di imparare.

Cosa vuol dire per lei  far parte del progetto Varese Basketball?
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Far parte di questo progetto è per me motivo di grande orgoglio, ma anche di grande responsabilità. Entrare a far parte del settore giovanile di una società di Serie A, con una storia così importante e in una piazza in cui si vive di pallacanestro, significa condividere valori, dedizione e ambizione. Significa anche avere la consapevolezza di dover continuare a crescere e migliorarsi, per offrire ai giovani atleti il miglior supporto possibile nel loro percorso di sviluppo, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche mentale e relazionale. Credo che, per raggiungere questo obiettivo, sia fondamentale essere preparati, lavorare in sinergia e condividere una visione comune, che metta al centro il singolo ragazzo. Per farlo, è necessario conoscerlo, comprenderne le caratteristiche e le esigenze, capire come relazionarsi con lui e individuare le strategie più adatte per metterlo nelle condizioni di esprimere al meglio il proprio potenziale”.

Come si trova a lavorare in un sistema di basket già ben definito alla base?
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Mi trovo molto bene e credo sia una grande opportunità di crescita professionale. Lavorare all’interno di un sistema già strutturato, con obiettivi ben definiti e metodologie di lavoro precise, mi permette di confrontarmi con una realtà organizzata, conoscere un nuovo modo di lavorare e ampliare la mia visione della pallacanestro. Allo stesso tempo, credo sia importante mettere le proprie conoscenze e competenze al servizio del metodo e del progetto comune, integrandole con la visione della società e contribuendo, per quanto possibile, al raggiungimento degli obiettivi condivisi”.

Quali gli obiettivi stagionali del gruppo U17?
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La visione di Varese Basketball, come detto in precedenza, è quella di mettere ogni ragazzo al centro del progetto. Per questo, l’obiettivo principale che mi pongo, e nel quale credo fermamente, è la crescita di ogni singolo atleta. Dal punto di vista tecnico-tattico, vogliamo insegnare ai ragazzi a padroneggiare i fondamentali e, soprattutto, a comprenderne l’utilizzo nelle diverse situazioni di gioco, ampliando la loro capacità di leggere le situazioni e prendere decisioni consapevoli. Dal punto di vista mentale, stiamo lavorando molto sulla capacità di reagire all’errore, senza lasciare che condizioni le azioni successive. Credo sia fondamentale imparare ad accettare ciò che è successo, voltare pagina e rimanere concentrati su ciò che si può fare nella giocata successiva. L’errore fa parte del gioco e del processo di apprendimento: ciò che fa la differenza è la capacità di reagire, mantenere fiducia in sé stessi e continuare a dare il proprio contributo alla squadra”.

Cosa sogna per il suo percorso di allenatore?
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In questo momento, pensare a un sogno futuro è quasi difficile, perché devo ancora realizzare del tutto di essere qui a Varese. Credo che, già solo essere parte di questo progetto, rappresenti un sogno. Per questo, oggi il mio obiettivo è dare il massimo, cercare di imparare il più possibile e sfruttare ogni occasione di confronto con giocatori e staff di Serie A, per crescere sia professionalmente sia come persona. Poi, naturalmente, credo che il sogno nel cassetto di qualsiasi giocatore o allenatore sia arrivare un giorno in NBA. Ma per ora preferisco concentrarmi sul presente, godermi questa opportunità e cercare di costruire il mio percorso un passo alla volta”.

Lavorare con la Serie A cosa significa per lei, ma soprattutto cosa sta imparando dal rapporto continuo con un gruppo di professionisti?
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È chiaramente bellissimo poter stare a contatto quotidianamente con giocatori e staff di Serie A, ed è un’opportunità che ha un significato importante soprattutto per la mia crescita professionale e personale. Osservare il modo in cui lavora lo staff, la cura di ogni dettaglio e l’attenzione che viene dedicata a ogni aspetto dell’attività mi permette di comprendere meglio cosa significhi lavorare ad altissimi livelli. Allo stesso modo, vedere la professionalità, la dedizione e la concentrazione che ogni giocatore esprime, dal riscaldamento pre-allenamento fino alla conclusione della seduta, è un insegnamento continuo. Dal punto di vista tecnico, poi, poter osservare dal vivo come questi atleti eseguono i fondamentali, con quale velocità, precisione e capacità di lettura, è estremamente formativo. Non si tratta soltanto di vedere cosa fanno, ma anche di cercare di comprendere come e perché lo fanno. Credo che questa possibilità di osservare, confrontarmi e apprendere quotidianamente da professionisti di questo livello rappresenti un valore enorme per il mio percorso di crescita come allenatore”.

Alessandro Burin

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