Torna finalmente il sorriso in casa Besnatese, reduce nel fine settimana appena trascorso dal primo tanto atteso successo in campionato. I ragazzi di Varaldi hanno infatti messo in atto una prestazione dal grande spirito per uscire con un netto 0-3 dalla trasferta di Magenta, ridando fiducia e morale a un gruppo scalfito dalle quattro sconfitte e dai due pareggi nelle prime sei giornate. Un primo passo dunque per avvicinarsi a un rendimento da salvezza, obiettivo principale della società, in un Girone A di Eccellenza altamente competitivo e imprevedibile, motivo per il quale i biancoazzurri puntano ora a trovare una necessaria continuità.

Ad aprire le danze nel trionfo esterno del Biscione ci ha pensato Alessio Papasodaro, centrocampista classe 1997, capace di centrare il suo primo sigillo, con dedica particolarmente speciale, in campionato (proprio contro la sua ex squadra), con la rete che ha spianato la via ai suoi compagni, constatando ulteriormente il suo status di trascinatore in uno dei gruppi più giovani del raggruppamento. Sbarcato a Besnate la scorsa stagione, dopo anni passati in Eccellenza con le maglie di Sestese, Accademia Borgomanero e, appunto, Magenta, Papasodaro si è infatti imposto fin da subito come una delle figure più esperte della squadra, ripagando l’ampia fiducia riposta in lui dalla società domenica dopo domenica con grinta, agonismo e soprattutto esperienza. Tutti fattori che lo hanno portato ad indossare la fascia di capitano in assenza di Riccardo Lunghi, figura ampiamente stimata dallo spogliatoio biancoazzurro, ancora alle prese con un infortunio rimediato lo scorso anno, e che i suoi compagni attendono con grande entusiasmo.

Domenica è arrivata la tanto attesa prima vittoria del vostro campionato, con una convincente prova in trasferta: quanto era necessario un successo del genere?
“Sicuramente tantissimo, poi per me era una partita abbastanza particolare, perché ho dei ricordi importanti legati a quel campo e a quella società. Ad ogni modo per noi era fondamentale, dato che i risultati che arrivati nelle partite precedenti non ci facevano giustizia. Alcuni risultati forse erano un po’ troppo, sicuramente abbiamo fatto diversi errori ed è giusto che li abbiamo pagati, però per le nostre prestazioni, il risultato non è sempre stato sincero, meritavamo qualcosa in più, soprattutto per l’impegno che ci abbiamo messo”.

A detta tua, che cosa vi è mancato in questo avvio di stagione?
“Principalmente penso ci sia mancata l’attenzione, soprattutto perché quando vinci è vero che devi anche essere un po’ fortunato, ma devi essere in primis preparato, attento, motivato e hai la volontà di vincere. A noi è mancata tanto l’attenzione, penso alla sfida con la Baranzatese (persa 3-2, ndr), dove siamo riusciti a recuperare dallo svantaggio due volte, ma se prendi gol quasi subito dopo, allora è un problema di attenzione. E’ un fattore che stiamo provando a migliorare, il mister ce lo chiede sempre e dovremmo cercare di aspettarlo anche un po’ di più. Ovviamente non è facile nelle partite, dove ci sono sempre degli episodi che ti fanno cambiare un po’ la concentrazione, però, ripensando sempre alla partita con la Baranzatese, il primo gol lo abbiamo preso quasi subito, poi siamo stati bravi a rimetterla in pista, però poi abbiamo preso un altro gol per errori nostri che alla fine, senza parlare di sfortuna, li abbiamo pagati. Poi va presa in merito anche la bravura dell’avversario, però in molte situazioni penso siano state principalmente disattenzioni nostre, da un lato ci meritiamo anche un po’ i gol che abbiamo preso, per capire dove dobbiamo migliorare. Abbiamo avuto anche tante occasioni, dunque dobbiamo essere più cinici anche sotto questo punto di vista”.

Pensi che la “poca esperienza” di un gruppo così giovane possa aver influito?
“Sì, anche se forse ero più dubbioso l’anno scorso, perché comunque era il primo anno della Besnatese in Eccellenza, il gruppo era molto giovane ed io ero il più vecchio, quindi anche io mi trovavo in una situazione un po’ particolare che non avevo mai vissuto, dunque ho dovuto migliorare molto su questo aspetto. Quest’anno siamo ancora una delle squadre più giovani, ma tanti dei ragazzi che sono rimasti hanno già vissuto la scorsa stagione, dunque un minimo di bagaglio di esperienza lo hanno già, è stato un po’ il loro anno zero. Ovvio non è come un giocatore che ha alle spalle 7-8 stagioni di Eccellenza, però tutti i giocatori sono professionali e mettono tutto quello che hanno. Siamo giovani, ma neanche così tanto, quindi partivamo con un po’ di esperienza in più e questo deve andare a nostro vantaggio. Dobbiamo sicuramente continuare a migliorare e qualcosina in più va fatto”.

Proprio parlando di esperienza, sei uno dei giocatori più esperti della squadra e vista l’assenza di Lunghi, stai indossando la fascia da capitano: che responsabilità senti ad essere uno dei leader di questa squadra? Soprattutto vista la giovanissima età del gruppo.
“Sono il più vecchio e anche se non ho la fascia al braccio, io mi sento un capitano. Essendo il più grande devo cercare di dare una mano a tutti, devo cercare di essere il più responsabile, aiutare i miei compagni il più possibile quando hanno bisogno di me, io sono sempre disponibile per loro. Sicuramente mi sento un po’ il peso, perché comunque essendo il secondo anno e avendo 29 anni, dunque non sono giovanissimo ma non sono nemmeno così vecchio (ride, ndr), arrivo da squadre in cui c’erano sempre ragazzi più grandi di me, con tantissima esperienza, e passare dal lato in cui sono il più grande, è una sfida che volevo cogliere, partendo dal presupposto che potesse aiutarmi a crescere anche sotto quest’aspetto. Dunque la prendo come responsabilità, ma la volevo più come crescita mia personale e sono molto contento di questa scelta che ho fatto. Ad ogni modo, il nostro capitano rimane Riccardo Lunghi, che sta ancora recuperando dall’infortunio dello scorso anno e con tutto quello che ha passato, si merita di essere il capitano. Stiamo aspettando che torni il prima possibile, non solo per il giocatore, ma soprattutto per il ragazzo: è un ragazzo d’oro che sta affrontando nella maniera migliore possibile questo periodo difficile. Quando torna, la fascia gliela ridò volentieri”.

Tornando alla vittoria col Magenta, è arrivato il tuo primo gol in campionato, con una dedica molto speciale.
“Esatto. C’era la mia compagna in tribuna, insieme ai suoi genitori, i suoi nonni, i miei genitori…c’erano un po’ tutti. La dedica è per la mia bambina, che arriverà fra 3-4 mesi e ne sono molto contento. Sono anche un po’ in ansia (ride, ndr), perché comunque è una cosa nuova, però sono assolutamente contentissimo. Poi la mia ragazza mi aveva chiesto di segnare, perché poi inizia a far freddo e non sa se riuscirà a passare, quindi avevo anche questa pressione in più (ride, ndr). Alla fine ci sono riuscito, a discapito della mia ex squadra, però è stata una grande emozione. Inoltre era l’anniversario dei miei genitori, dunque è stato anche un momento molto bello per me e la mia famiglia”.

Rimanendo sempre su domenica, pensi che questo successo possa essere un po’ un primo punto di svolta per la vostra annata?
“Potrebbe essere, ma il vero punto di svolta potrebbe essere domenica. In tutte le partite che abbiamo disputato, abbiamo bene o male sempre fatto buone prestazioni e abbiamo avuto tante occasioni. Contro il Magenta, qualche palla gol la hanno anche avuta gli avversari e siamo stati un pelo fortunati, perché già nel primo tempo hanno avuto buone occasioni dove è stato molto bravo il nostro portiere e lì la partita sarebbe potuta cambiare. Lì siamo stati un pochino fortunati, ma ad ogni modo è stata una partita che si è risolta nella fase in cui abbiamo creato maggiormente, alla fine nel calcio può succedere che un episodio ti cambia tutto, ad esempio contro la Baranzatese dove abbiamo subito gol al primo minuto. Ad ogni modo è una vittoria meritata che ci ha dato quel minimo di morale in più, ma la vera svolta potrebbe arrivare domenica, se dovessimo riuscire a mantenere questa prestazione e soprattutto questo risultato. Siamo comunque lì, non ci sentiamo appagati, perché una partita non cambia nulla, puoi vincerne una e perderne poi tre o quattro e sei ancora lì. Il nostro obiettivo dev’essere cercare di continuare a mantenere la prestazione, essere più cattivi sotto porta, cercare di valorizzare le palle gol che ci capitano e soprattutto essere più attenti, sia di reparto che di squadra”.

E il prossimo weekend affronterete in casa per una delle sfide più complicate ma al tempo stesso intriganti della stagione, contro la Rhodense: che tipo di partita ti aspetti?
“Sicuramente una partita molto complicata, la Rhodense è una squadra che sta facendo bene. Non conosco i giocatori nel dettaglio, però da come è partita, mi sembra una squadra ben organizzata e molto forte, nei singoli e soprattutto nel reparto offensivo, a livello realizzativo mi sembrano molto buoni. Sarà una partita difficile, motivo per il quale per noi sarà un test per capire se effettivamente la vittoria col Magenta sia stata un’iniezione di fiducia. Se riusciremo a ripetere l’attenzione avuta domenica, penso che uno step in avanti potremmo averlo anche fatto, ma dipenderà tutto da questa partita”.

Chiaramente è presto per parlare, ma ad oggi pensi che questo gruppo abbia le potenzialità per centrare una seconda storica salvezza?
“Ad oggi non saprei, io credo molto nei miei compagni, con le persone con le quali condivido lo spogliatoio e con il mister, perché è un grandissimo allenatore. Io ci credo, ma dipenderà da come approcciamo le partite e come ci alleniamo in settimana. Se riusciamo a mantenere questo trend, questa prestazione di allenamento e di partite, allora secondo me possiamo farcela, anche se abbiamo iniziato male rispetto all’anno scorso. Però ci credo, credo nei miei compagni e penso che abbiamo un’ottima squadra con un allenatore molto bravo, dunque secondo me ce la possiamo fare”.

Infine, a livello personale ti poni qualche obiettivo per questa stagione?
“Non ne ho uno in particolare, per me l’importante è arrivare tutti insieme all’obiettivo di squadra, quindi a salvarci. Poi se capita di fare qualche gol in più per il bene del gruppo, ne sarò contento, però se potessi scambiare le gioie personali con la salvezza, non ci penserei due volte a scegliere l’obiettivo di squadra”.

Francesco Marcassa

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