La domanda che da mesi (pardon, anni) aleggia sopra Masnago ha riempito l’Acinque Ice Arena nella serata di venerdì 6 novembre: “Che ne sarà del Franco Ossola?”. E, soprattutto: “Lo stadio si farà?”. L’impianto inaugurato nel 1935 è da tempo al centro delle discussioni circa una sua riqualificazione: dall’idea nel biennio 2004/05 alla proposta avanzata a novembre 2023 dal Varese (all’epoca Città di Varese) con Aurora Immobiliare. Adesso la questione è tornata prepotentemente in primo piano grazie all’adozione del nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT) del Comune di Varese ed è proprio in questo contesto che s’inserisce l’incontro promosso con visione costruttiva dal gruppo More News, incentrato sull’offrire una panoramica di alto profilo sui meccanismi burocratici, tecnici ed economici che regolano il Partenariato Pubblico-Privato (PPP). Un appuntamento senz’altro di grande interesse che ha non ha però dissipato del tutto la sensazione palpabile di un grande e affascinante punto interrogativo sulla reale messa a terra dell’opera.

A testimonianza di quanto il tema sia sentito e strategico per l’intero territorio provinciale, la platea ha visto la presenza di numerosi sindaci dei comuni limitrofi, amministratori locali e rappresentanti istituzionali. Presente, attenta e partecipe, sedeva anche una delegazione dirigenziale del Varese, guidata dal presidente Paolo Girardi, dal direttore generale Giovanni Rosati e dal patron del settore giovanile Massimo Foghinazzi.

A moderare l’incontro in maniera energica e brillante è stato il direttore editoriale di More News Enrico Anghilante, ma è la sua chiosa finale che offre l’assist perfetto per andare a rivivere la serata visto che, nel salutare i presenti, ha ricordato l’indole pionieristica della città giardino: “Cento anni fa da qui partiva la prima autostrada al mondo; perché cento anni dopo non si può fare qualcosa di altrettanto unico?”. Dopo una breve introduzione del direttore di VareseNoi Andrea Confalonieri, focalizzata sulle complessità logistiche ed economiche che caratterizzano lo stadio cittadino, il microfono è passato al Sindaco di Varese Davide Galimberti, intervenuto proprio alla vigilia della chiusura delle osservazioni allo strumento urbanistico.

“Il tema è quanto mai attuale – ha spiegato il primo cittadino –. Nel disegno urbanistico la città dispone di tre grandi polarità per lo sport: via Albani con tennis, ghiaccio e nuoto; l’ex Macello, che tramite intervento privato porterà in dote la vasca attesa da decenni; e infine Masnago con stadio e palazzetto, la trasformazione più ampia contenuta nel PGT. L’imprenditore cerca certezze procedurali e tempi definiti. Con le risorse pubbliche fisiologicamente ridotte, il coinvolgimento dei privati è imprescindibile, ma tutto poggia su piani economico-finanziari sostenibili: per questo il PGT individua con flessibilità le funzioni extrasportive necessarie a garantire l’equilibrio gestionale. Le condizioni ci sono, la volontà politica pure e il consenso della città è evidente: dopo l’Acinque Ice Arena, il prossimo traguardo è lo stadio”.

La dimensione industriale e pragmatica è stata approfondita da Matteo Barbera, presidente di Acinque: “Il partenariato pubblico-privato è la nostra vocazione naturale, ma un’opera si concretizza solo allineando le aspirazioni della pubblica amministrazione con comprovate capacità gestionali, risorse stabili e sostenibilità sul lungo raggio. L’esperienza dell’Acinque Ice Arena e della Cantù Arena, opere concrete e all’avanguardia dal punto di vista dell’efficientamento energetico, lo testimoniano: l’intervento era già stato tentato in passato senza esito. Servono partner solidi con continuità operativa e una progettualità che guardi oltre i cicli elettorali. Ci sono purtroppo tanti casi che evidenziano come una sottostima dei costi o una sovrastima dei ricavi rischi di bloccare le opere sul nascere: non occorrono colossi invincibili, ma serietà, fattibilità e la capacità di far vivere la struttura per l’intero arco della concessione”.

Il focus sulla sostenibilità finanziaria è stato affidato ad Andrea Cabiati, director della società di consulenza gestionale Monitor Deloitte: “Il capitale non rappresenta il problema, bensì il mezzo che segue un piano industriale solido. L’impianto moderno deve vivere sette giorni su sette, 365 giorni all’anno, aprendosi a famiglie, servizi, commercio ed entertainment oltre l’evento agonistico. L’analisi preliminare del mercato e del contesto cittadino è fondamentale per indirizzare la progettazione e soddisfare due parametri cardine: redditività dell’investimento e bancabilità rispetto ai flussi di cassa. La prassi più efficace vede solitamente la costituzione di una SPV, un veicolo societario autonomo e dedicato che svincola la gestione dell’infrastruttura dalle alterne vicende sportive del club”.

A impreziosire il dibattito con un caso di respiro internazionale è stato Daniele Manzolini, dg di Omnis Vision, che ha illustrato la genesi del Polo Sportivo e degli Eventi (PSE) di Lugano. Un modello virtuoso da oltre 10.000 posti (la cui realizzazione ha comportato la richiesta di ben 149 varianti progettuali) promosso direttamente dal Comune attraverso un concorso pubblico e legittimato dal voto referendario del 2021, capace di combinare stadio, palasport, uffici comunali, presidio di polizia, residenze e un innovativo impianto di recupero energetico con una centrale termica che sfrutta il calore di scarto prodotto dal vicino supercomputer del Centro Svizzero di Calcolo Scentifico (CSCS). “Parliamo di un comparto – ha dichiarato Manzolini – capace di coniugare la sostenibilità finanziaria con un immenso ritorno sociale a beneficio di dieci discipline diverse, come scherma o karate, che non generano profitto diretto ma creano enorme valore per la comunità. Non dimentichiamo infatti che lo stadio è un pezzo di città che restituisce spazio, identità e orgoglio”.

Nel dibattito conclusivo, Galimberti ha espresso la disponibilità a istituire un tavolo permanente di lavoro per trasformare l’evento in un vero punto di partenza operativo, mentre Barbera ha confermato l’interesse attento di Acinque a valutare un ruolo da partner qualora emergano solide condizioni di sostenibilità. In chiusura, Anghilante ha tirato le fila della serata: “L’obiettivo era stimolare uno sguardo consapevole dentro gli strumenti urbanistici esistenti, unendo le eccellenze del territorio a una visione moderna, di respiro nazionale e internazionale. Se un progetto poggia su basi sostenibili nel tempo, e a Varese non mancano le grandi aziende, ha tutte le carte in regola per partire”.

Un confronto denso di spunti, elegante nei toni e ricco di competenze, a maggior ragione respirando l’atmosfera di un’Acinque Ice Arena piena di vita che in un singolo colpo d’occhio restituisce l’immagine del ritorno finanziario e sociale toccato dagli interlocutori. Eppure, nonostante tutto, è rimasta sospesa quella domanda di fondo a cui, al momento, nessuno può ancora dare una data di calendario o un disegno definitivo: “Lo stadio si farà davvero?”. Le premesse teoriche e gli schemi operativi sono stati tracciati con chiarezza, ma la strada verso i cantieri appare ancora lunga e da decifrare. Certo, la chiosa di Anghilante è stata di un certo effetto, a maggior ragione enfatizzata da un concetto ribadito a più riprese nel corso della serata: “Il dado è tratto, che lo rigeneriamo o che lo ricostruiamo”. In altre parole, ci si è sbilanciati e indietro non si torna: resta solo da scoprire dove condurrà questo cammino.

Matteo Carraro

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