E’ una favola che arriva da molto lontano quella del dipinto della Madonna dei Calciatori. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Don Natale Motta, prete partigiano varesino, si attivò per aiutare i più deboli: in quel momento erano gli orfani dei prigionieri politici fascisti, che secondo lui erano figli di Dio proprio come gli altri bambini. Per dare una mano ai “passerotti spauriti” – così li chiamava lui -, l’allora trentacinquenne Don Natale fondò degli Istituti di accoglienza in alcune ville varesine abbandonate a sé stesse che accolsero fino a 300 bambini orfani. Il sogno di salvezza del sacerdote, però, fu ben presto messo a repentaglio perché le famiglie proprietarie delle ville ritornarono a casa e i ragazzini rischiarono, per la seconda volta, di essere abbandonati. Proprio in questo momento di sconforto arrivarono gli amici di Franco Ossola, calciatore del Gran Torino scomparso nella strage di Superga del 1949, che, grazie ai fondi raccolti, donarono a Don Natale Motta e ai suoi ragazzi un Istituto, situato a Laveno, dedicato al calciatore varesino. Ed è proprio da qui che nacque l’idea di Don Natale di dedicare ai benefattori una patrona: la Madonna dei Calciatori. A dipingere il quadro venne chiamato il ligurnese Carlo Cocquio che, ispirandosi ai capelli biondi della figlia Maria Elvira e alle acque del Lago Maggiore, diede alla luce la Madonna. Nel dipinto, al di sotto della Vergine, appaiono anche i vessilli delle venti squadre del girone A del campionato che troneggiano ai bordi di un campo da calcio: Carlo per la realizzazione fu aiutato dai due figli, entrambi sportivi e tifosi del Torino, che gli diedero alcune dritte.

Il quadro ebbe la benedizione non solo dell’allora Cardinale Ildefonso Schuster, ma anche di Papa Pio XII, il 9 maggio del 1951 (nella foto in alto), il quale si complimentò con l’artista dicendo che solitamente dei quadri moderni non si capisce nulla! La benedizione, però, non bastò ed il quadro cadde nel dimenticatoio, forse anche a causa di un piccolo giallo di cui ha parlato Alberto Pedroli in un articolo pubblicato qualche anno fa su Rmf online, il quale ha scritto: “Ottenuto l’appoggio del Cardinal Schuster, emanato il 13 aprile 1951 il decreto della Congregazione dei Riti ed effettuata il 9 maggio in Vaticano l’udienza con la presentazione del quadro al Santo Padre, una nota della Congregazione dei riti a Schuster del 14 luglio 1951 invitava a “desistere da qualunque affermazione e propaganda in proposito” in quanto “varie e gravi ragioni hanno consigliato di soprassedere alla compilazione del Breve apostolico” che avrebbe dovuto seguire il decreto”. Dopo un entusiasmo passeggero da parte di alcuni calciatori negli anni ’50, la Madonna è stata rinchiusa nella sacrestia della Chiesa Nuova di Laveno Mombello. A rispolverarla ci ha pensato il Comitato Provinciale CSI di Varese che ha organizzato per venerdì 10 maggio alle 21 al Teatro Franciscum di Laveno Mombello, in occasione del CSI-day 2014, un  convegno intitolato “La Madonna dei calciatori cerca casa”. Sarà l’occasione per rispolverare il quadro, illustrare la sua storia e la sua futura collocazione nella Chiesa Nuova di Laveno che diventerà il Santuario di tutti i calciatori del mondo.

 

Marta Scolaro