A Tokyo ha scritto la storia del canottaggio azzurro: Federica Cesarini, in coppia con Valentina Rodini, ha conquistato la prima medaglia olimpica al femminile e lo ha fatto nel modo più bello possibile, salendo sul gradino più alto del podio e stabilendo il record mondiale della categoria doppio pesi leggeri. Un’impresa indimenticabile per chi ha seguito la gara nella notte italiana, con tante imbarcazioni vicine tra loro e la coppia azzurra che è stata capace di uno sprint fenomenale beffando proprio sul traguardo Francia e Olanda. Riuscirci ad appena 24 anni, alla prima esperienza a cinque cerchi, significa avere doti fuori dal comune. Quelle che la vogatrice di Cittiglio aveva già dimostrato di possedere negli scorsi anni e che facevano sognare in grande gli appassionati alla vigilia della rassegna olimpica.

Ci eravamo sentiti prima della tua partenza, quando ancora non eri tanto sicura del vostro stato di forma a causa del problema fisico accusato da Valentina. Quando avete capito che si poteva davvero compiere un’impresa?
“In semifinale abbiamo capito che il podio era alla nostra portata, anche perché abbiamo fatto registrare il record del mondo e il record olimpico. Quando fai un tempo del genere significa che la barca va bene, anche se non è sempre una fortuna andare in finale da favorite perché poi hai gli occhi di tutti puntati addosso. Sicuramente ci ha dato quella dose di fiducia che un po’ ci mancava”.

In finale eravate concentrate solo su voi stesse oppure riuscivate a tenere d’occhio le avversarie? Ti eri accorta che l’Olanda in corsia 1 aveva tentato la fuga?
“No, non riesci a girarti prima di aver tagliato il traguardo. Altrimenti rischi di fare la fine dell’Olanda che si è piantata nel finale. Per rendere al massimo serve una grande coordinazione quindi è meglio pensare a fare al meglio il proprio dovere senza distrarsi. Certo, un po’ con la coda dell’occhio avevo visto che stavano provando ad allungare”.

Quando avete tagliato il traguardo avevi capito che eravate salite sul podio?
“No, a dire il vero pensavo che eravamo arrivate quarte. Anche per quello sono esplosa di gioia quando ci hanno detto che avevamo vinto, sono passata in un attimo dalla beffa al paradiso”.

Quando sei tornata in Italia sei stata festeggiata alla grande. Ci sono stati dei complimenti che ti ha fatto particolarmente piacere ricevere? C’è qualcuno in particolare a cui dedichi l’oro olimpico?
“Ricevere dei complimenti fa sempre piacere, specialmente quelli delle istituzioni sportive, ma quelli che mi hanno toccato di più sono di Zoe McBride (la vogatrice neozelandese ritirata alla vigilia delle Olimpiadi, ndr). Lei è una leggenda del nostro sport e ha vinto il mondiale nella nostra categoria nel 2019. La medaglia l’ho dedicata a Filippo Mondelli, che è venuto a mancare in aprile. Anche se la sua barca era un’altra, è stato bello portare il suo ricordo con noi sul podio”.

Quando hai realizzato pienamente la grande impresa che avete compiuto?
“Ne parlavo con Valentina, secondo me lo realizzeremo solamente quando smetteremo di remare perché ora come ora siamo più concentrate su quello che ci aspetta in futuro. Chiaramente sappiamo di aver fatto qualcosa di importante, ma c’è sempre la voglia di dimostrare di poter andare oltre”.

Di contro c’è stato un tuo sfogo su Instagram per i pochi sponsor che si sono interessati alla vostra impresa. Cosa ti ha spinto a farlo?
“In realtà è legato a diverse situazioni che secondo me non funzionano bene dal punto di vista aziendale. Poi le vittime di questo chiaramente sono gli sport minori. Però mi fa piacere aver ricevuto un sacco di sostegno da parte di altri sportivi: evidentemente era una cosa che volevano dire in tanti e mancava solo un po’ di coraggio per farlo. Quantomeno ora si confonde meno la canoa col canottaggio, anche se alla fine uno sport minore resterà sempre tale. Se qualcuno inizierà a fare canottaggio perché ha visto noi alle Olimpiadi, questa è la cosa che mi farà più piacere”.

Passiamo al futuro: stai già pensando a Parigi oppure è troppo presto e vuoi ancora goderti per un po’ l’oro di Tokyo? Nel caso, coppia che vince non si cambia?
“Nel canottaggio la medaglia ce l’hai oggi ma, se non ti alleni e dimostri quotidianamente il tuo valore, nessuno te la regala domani. Sicuramente l’idea è quella di continuare a far coppia con Valentina, che per me è una sorella perché alla fine convivo più con lei che con la mia famiglia”.

Alex Scotti
(foto Maurizio Borserini)

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