
Il passato che ritorna, il presente che trasforma e il futuro che si apre. C’è tutto questo nella vittoria per 84-69 della Pallacanestro Varese su Trieste che regala un Natale dolcissimo a tutto il mondo biancorosso in una notte che al suo interno racchiude valori, emozioni, che vanno ben oltre i soli 40′ di gioco in campo.
Il passato che ritorna, che lascia ancora brividi e sensazioni fortissime quando sul parquet di Masnago vedi giocare Ross, Brown, quando in panchina vedi Michael Arcieri e ripensi alla stagione degli “Immarcabili”, che ha regalato l’ultimo acuto di una storia che negli ultimi anni sta vivendo annate sempre più complicate. Il passato stesso che ritorna però anche in Michele Ruzzier, che fu protagonista di una salvezza insperata o di Davide Moretti, talento in campo e ragazzo d’oro fuori, attore principale in una stagione che fu considerata ampiamente negativa ma che il tempo ha saputo poi ben rivalutare.
Il presente che trasforma, nelle mani e nella mente di Kastritis, che dalla sosta in poi ha ripreso in mano questa squadra e l’ha lavorata come argilla, dandole una forma più solida, compatta e consistente di quanto non lo fosse prima, trasformandola in un gruppo compatto e coeso che può impensierire chiunque (vedasi la prestazione di Brescia). Una forma in grado di modificarsi nel corso della partita, tra un primo tempo in ombra e un secondo praticamente perfetto, che ha certamente ancora bisogno di aggiustamenti per togliersi quei blackout che anche ieri sera si sono palesati, per migliorare un attacco ancora poco fluido ma che si costituisce in una difesa fatta di energia, intensità ed efficacia tattica che cresce giornata dopo giornata, nelle giocate di Moore e Assui, nell’intensità di Iroegbu, nella verticalità di Nkamhoua.
C’è allora un futuro che si apre, perché se Varese è davvero questa squadra la salvezza diventa obbligo e primo obiettivo ma guardare verso l’alto può non essere più tabù. Un futuro che si apre in una sorta di viatico verso una metamorfosi che si staglia in una notte in cui il passato ritorna come un dolce pensiero e non un fendente doloroso ed il presente lo accoglie, mostrando però la sua nuova forma che si fa sempre più forte, sempre più solida, sempre più consistente, proprio come piace tanto dire a chi questa forma la sta plasmando.
Alessandro Burin























