
Arrivata a fine agosto e costretta a rincorrere la condizione dopo aver saltato buona parte della preparazione, Matilde Zanoncini ha vissuto una prima parte di stagione tutt’altro che lineare. Tra piccoli acciacchi fisici, una (sana) concorrenza interna sempre più accesa e le scelte di un tecnico che ragiona sul lungo periodo, il difensore classe 2006 del Varese Femminile ha dovuto fare i conti con una continuità diversa rispetto al passato.
Un percorso, comunque, di grande crescita a 360° (in campo e fuori), certificato anche dalle due convocazioni in Rappresentativa, e inserito all’interno di un gruppo che, dopo le difficoltà di tre ko consecutivi, ha saputo reagire alla grande con la rimonta di Bresso legittimando poi la propria forza nel 2-0 di personalità sul Brugherio. Ed è proprio dal successo di domenica che si riparte, con sempre più voglia ed entusiasmo, per chiudere al meglio il 2025 e tuffarsi in un 2026 altrettanto intenso. “Quella di domenica è stata una bella partita – conferma Matilde Zanoncini -, ma dal mio punto di vista avremmo anche potuto giocarla meglio, essendo più cattive sotto porta e costruendo meglio il gioco contro una squadra comunque solida, che ci ha sempre messo in difficoltà”.

Il Brugherio ormai è sdoganato ma, per l’appunto, per voi non è mai una partita banale…
“Assolutamente: è una squadra per noi storicamente ostica che tre anni ci costringe a risultati altalenanti. L’abbiamo affrontata con la consapevolezza che loro non avevano nulla da perdere, a differenza nostra dopo le tre sconfitte di fila. L’atteggiamento è stato quello giusto da parte di tutte, titolari e subentrate: ci aspettavamo forse di essere più fredde e di fare qualche gol in più, ma siamo comunque contente perché abbiamo vinto con un gruppo nuovo, diverso rispetto al passato, e questo ci ha dato sicurezza”.
Quanto è importante chiudere al meglio il 2025 contro il Fiammamonza?
“Tantissimo. Il Fiammamonza è un’altra squadra ostica che, attraverso gioco e risultati, sta smentendo quelle che potevano essere le presunte difficoltà paventate a inizio stagione. Dovremo essere super focalizzate perché sappiamo quanto possiamo essere solide, soprattutto ora, e con tanta voglia di fare. L’obiettivo è fare bene a tutti i costi”.
Bilancio del girone d’andata: classifica giusta?
“Il bilancio è positivo, anche a livello individuale, grazie anche a un mister diverso rispetto all’anno scorso. Il gruppo è molto unito nello spogliatoio, le nuove sono state accolte benissimo e siamo tutte focalizzate sull’obiettivo. Dal punto di vista tecnico, poi, c’è davvero tanta qualità. Per questo ritengo che avremmo anche potuto, se non dovuto, essere più in alto. Analizziamo le tre sconfitte: quella contro la Doverese non la chiamerei neanche partita di calcio per via del terreno, mentre con l’Erbusco abbiamo affrontato nella maniera giusta la sfida ad una squadra fuori categoria, al punto che, nonostante il risultato, alla fine ci siamo fatte i complimenti l’un l’altra. Quella che non ci è andata giù è la sconfitta con la Rhodense: era una partita alla nostra portata e avremmo potuto vincerla se avessimo tirato fuori quella cattiveria che spesso abbiamo mostrato. Così non è stato e, di conseguenza, ci resta quel rimpianto che proveremo a riscattare nel 2026 tra campionato e Coppa”.

Apriamo subito la parentesi Coppa Italia: match con la Rhodense cerchiato in rosso?
“Direi proprio di sì, siamo molto focalizzate su quella partita. Intendiamoci, la Rhodense ha meritato di vincere contro di noi, ma al tempo stesso sappiamo di avere non poche responsabilità in merito. La Coppa è un obiettivo importante, non la mettiamo in secondo piano: il girone è alla nostra portata e, a differenza dell’anno scorso, è più equilibrato. Possiamo tenerla come obiettivo parallelo al campionato”.
E qual è l’obiettivo del Varese in campionato?
“Come ho anticipato prima, scalare qualche posizione. Detto questo, non sono certo insoddisfatta: come atteggiamento, tecnica e mentalità stiamo facendo passi in avanti clamorosi. Questo deve essere il punto di partenza per il ritorno, cercando di essere sempre più solide e cattive. La vittoria per 3-2 in rimonta sul Bresso dimostra che ci siamo: al di là del gol di Gippini, per lei siamo state tutte felicissime, lì si è visto l’atteggiamento giusto”.
A livello personale che stagione stai vivendo?
“Non è stato semplice. Essendo l’anno della maturità, sono stata via parecchio arrivando tardi in squadra e, di conseguenza, con pochi allenamenti. Ho conosciuto mister Faccone ad agosto e non mi aspettavo certo di essere buttata subito in campo anche perché, con una rosa più lunga, sapevo che non sarei stata indispensabile come l’anno scorso; così è stato. Sono rimasta comunque estremamente colpita in positivo: ho trovato una persona molto riflessiva, che fa scelte ragionate. In ogni caso, se sei abituata a giocare sempre, è difficile accettare di stare in panchina, anche se in quel momento c’erano compagne che giustamente meritavano più spazio di me. Diciamo che quest’annata mi sta servendo anche e soprattutto per un’importante crescita mentale”.

Tra l’altro tu stessa hai anche iniziato un percorso da allenatrice
“Esatto, ed è la cosa più bella che potessi scegliere! È nato tutto per caso: Claudio (Vincenzi, ndr) aveva mandato un messaggio sul gruppo per chiedere se qualcuna fosse disponibile a mettersi in gioco con i bambini di sei anni e, dopo una prima fase di riluttanza, ho capito che avrei dovuto compiere quel passo. Il desiderio di allenare ce l’avevo, tanti miei amici già lo fanno, ed è un qualcosa che ti fa crescere come persona”.
A tal proposito hai chiesto suggerimenti a mister Faccone?
“Ovvio. È una persona con cui è facile avere dialogo, anche quando non sei tu a cercarlo. Oltre ad essere genuinamente curioso su come va con i bambini, mi supporta molto e questa è una cosa che non mi era mai capitata così spesso. Intendiamoci: io devo tantissimo a mister Andrea Bottarelli per il lavoro che ha fatto su di me, ha davvero tirato fuori il massimo, ma trovare un mister già consolidato come Faccone, che ha questa predisposizione al dialogo, a maggior ragione nel calcio femminile fa davvero la differenza”.
Obiettivi personali?
“Migliorare nello stare in campo. So di avere qualche naturale difficoltà da questo punto di vista: sono arrivata in Eccellenza a 16 anni, il salto dalla Juniores è stato importante, ma sto crescendo. Il mister mi segue tanto anche dal punto di vista tecnico e, pur giocando poco, ho fatto intravedere qualcosa di importante come dimostrano le convocazioni in Rappresentativa: spero davvero di continuare questo percorso fino alla selezione finale”.
E il futuro da allenatrice?
“Mi trovo benissimo. I bambini sono fantastici e stiamo costruendo un bel percorso condiviso con l’altro mister Davide Borghi, che è più o meno della mia età: questo aiuta tantissimo a capirsi e organizzarsi. Per ora questa fascia d’età è perfetta per me, è il mio primo anno ed è giusto partire praticamente da zero. In futuro magari verrà voglia di alzare il livello, ma sicuramente continuerò ad allenare”.
Matteo Carraro


























