
Dal suo arrivo ha lasciato indelebilmente il segno. Carlos Stewart sta cambiando il volto della Pallacanestro Varese che con il numero 1 in campo, ha conquistato due punti fondamentali sul campo della Vanoli Cremona e ha messo in seria difficoltà Brescia sul parquet del PalaLeoanessa per la prima volta dopo annate in cui la trasferta in terra bresciana altro non era che il tipico viaggio del condannato verso il patibolo.
19 punti al PalaRadi, 16 con la Germani: Stewart ha lasciato il segno non solo da un punto di vista realizzativo quanto dell’energia e della capacità di rompere il ritmo di gioco con le sue folate, la sua forza muscolare nelle gambe ed anche un pizzico d’intraprendenza e sana follia che non guastano mai.
Un impatto, quindi, più che positivo, benché ci siano ancora diverse cose da migliorare, per il playmaker americano che sta imparando a conoscere il basket italiano e che si sta facendo anche conoscere dalla gente di Varese, come la cena di Natale de Il Basket Siamo Noi di ieri sera, martedì 16 dicembre, in cui proprio Stewart si è fatto apprezzare per disponibilità ed educazione.
Stewart, è sorpreso dall’impatto che è riuscito ad avere fin da subito?
“Non più di tanto. Il coach ed i compagni, infatti, hanno reso il mio ingresso in squadra veramente facile. Sento grande fiducia da parte di tutti, il gioco si sposa perfettamente con le mie caratteristiche e questo non ha fatto altro che velocizzare il normale processo di conoscenza che devi affrontare quando entri in una squadra nuova ed affronti un campionato nuovo”.
A Brescia ha giocato contro uno dei playmaker più forti del campionato come Ivanovic: quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato e dove invece è riuscito a portare la partita dalla sua parte, giocando un ottimo finale di partita?
“Non si tratta mai di un singolo giocatore ma di tutta la squadra. Penso che a Brescia le troppe palle perse ci siano costate care, sia all’inizio che nel quarto quarto, i due momenti in cui siamo andati più sotto. Nel finale, però, abbiamo cercato con grande compattezza di recuperare la partita, siamo stati più puliti nella gestione dei possessi e questo ci ha portato a recuperare da -17 fino a -4. Questa deve essere sicuramente una situazione da migliorare per crescere come squadra e cercare di vincere più partite possibili”.
Come valuta il suo rapporto in campo con Iroegbu dopo queste due partite e dove, secondo lei, può migliorare la vostra intesa?
“Il rapporto con Ike in campo è super, ci integriamo molto bene e mi piace giocare al suo fianco. Sicuramente a livello d’intensa possiamo e dobbiamo crescere ancora molto ma questo fa parte di un processo di crescita normale che non è possibile completare in sole due settimane. Sicuramente, insieme, possiamo arrivare ad un alto livello di gestione e pericolosità offensiva dei possessi”.
Ora arriva la partita con Trieste, una squadra che gioca un basket molto americano come filosofia. Che gara si aspetta?
“Giocano ad un numero di possessi molto alto, corrono molto, attaccano bene insomma, sarà sicuramente una partita complicata nella quale farà la differenza la nostra capacità di reggere al meglio i tanti 1vs1 che si verranno a creare”.
Alessandro Burin
Foto Ossola























