L’ultima volta che la Pro Patria ha perso (almeno) 4 gare consecutive risale alla stagione scorsa quando tra la 20^ (21 dicembre, curiosamente proprio contro il Renate) e la 26^ (9 febbraio a Padova), subì 7 stop filati. Oggi le cose vanno però peggio. Molto peggio. Perché se allora la striscia portò alla rivoluzione in panca (Sala subentrò dopo la 24^), in questo disgraziato 2025/26 non sembrano davvero esserci possibili vie d’uscita ad un destino segnato. Ieri contro la formazione di Foschi i biancoblu hanno subito un passivo non coerente con quanto prodotto sul campo ma assolutamente congruo rispetto alla diversa dimensione del progetto tecnico.

Da una parte (quella brianzola, s’intende), una squadra con un’identità compiuta e consolidata negli anni. Dall’altra (lo scombiccherato fronte tigrotto), un quadro avvilente per (mancata?) consapevolezza e prospettiva di breve termine. Salvare la categoria con questi presupposti esula la logica. Seppur detto solo a metà stagione. Dopo la sosta i bustocchi sono attesi dalla 20^ al “Piola” contro la Pro Vercelli (sabato 3 gennaio ore 17.30). Solo 24 ore prima (o poco più), l’apertura del mercato di gennaio. Quello che una volta veniva definito di riparazione. Ma in via Cà Bianca urge più una ricostruzione. Dalle fondamenta.          

Il mentalista

Senza attribuire a Francesco Bolzoni eccessive responsabilità (non può averne con soli 10 giorni di lavoro), l’effetto balsamico del suo approdo sulla panchina biancoblu non è esattamente percebile. Ad onor di verità, come quello dell’intervento (societario e mediatico) di Luca Bassi. Ma, insomma, questa è un’altra storia. Sia come sia, l’ex tecnico della Primavera professa fiducia. A quanto pare, non di maniera: “Ho fatto delle scelte perché i senatori non sono mai stati messi in discussione. Alla lunga si sentono sicuri e si siedono. E’ successo anche a me da giocatore. Andrea Schiavone mi era piaciuto settimana scorsa. I ragazzi possono riconoscerlo come leader. Loro sanno che potevano dare qualcosa in più e io glielo farò capire. C’è solo un modo di lavorare. Con i principi che ho portato io. Voglio più attenzione dietro, aggressività fatta con intelligenza, non a caso. Prendere un gol subito è un problema di testa, non certo tattico. Anche se hai il capocannoniere in squadra, dobbiamo lavorare per prendere meno gol. Deve essere il primo obiettivo. Voglio essere l’effetto placebo per i miei ragazzi. Voglio essere positivo per poter fare un miracolo”. Termine quanto mai acconcio.         

E l’ultimo…chiuda la porta!

Dai un’occhiata alle statistiche di Sky Sport e ti sembra di aver visto un’altra partita. Nel dettaglio: 3 tiri fuori e 4 tra i pali della Pro Patria contro 2 conclusioni out e 3 in porta del Renate. A didascalia dello stridente 0-3 vanno però posti il pomeriggio da fenomeno di Tommaso Nobile (almeno 3 parate senza senso), quello loffio delle punte di casa e l’invidiabile precisione dell’attacco ospite che ha capitalizzato ogni minaccia ai pali di Rovida. I numeri non sempre dicono tutto. Ma non mentono mai.

Giovanni Castiglioni
(Intervista a cura Comunicazione Aurora Pro Patria 1919)
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo)

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