
“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati differenti”. Frase attribuita a quel cervellone di Albert Einstein (anche se pare che non sia sua, ma insomma, poco importa), che potrebbe fare da didascalia al primo terzo di stagione biancoblu. Perché se dopo 12 giornate di Campionato permane ancora la convinzione che l’attuale ricetta tecnico/tattico/motivazionale possa bastare a salvare la Serie C, beh, allora il destino è davvero segnato.
Come ieri sera contro l’Alcione. Quando si è vista in campo una squadra di categoria, con idee semplici (ma chiarissime) ed interpreti funzionali (va da sé gli orange di Cusatis), opposta ad un gruppo aspirazionista mutilato dalle assenze ed ancora alla ricerca della propria dimensione (la pallidissima Pro Patria di Greco). L’anno passato di questi tempi, i biancoblu avevano 5 punti in più (13 contro 8), ma andarono ugualmente alla deriva fatturandone 5 nelle successive 12 partite prima delle dimissioni di Colombo.
Come dire che in ossequio all’ineffabile Legge di Murphy “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Inutile farsi delle illusioni. Serve un robustissimo giro di vite. Immediato. Ma questo lo può fornire solo la Società. Imponendo un cambio di passo che oggi non si intravvede neppure all’orizzonte. Sabato scontro da sudori freddi con la terzultima Lumezzane (ore 17.30, stadio “Speroni”). Ultima chiamata? Inutile essere melodrammatici. Ma il senso resta quello.
Presupposti di blocco
Stando ai numeri forniti da Sky Sport a fine gara, l’Alcione ha concluso 7 volte verso la porta (5 fuori e 2, in occasione dei gol, nello specchio), mentre la Pro Patria 5 (3 a lato e 2 tra i pali). Dato che rappresenta un’aggravante, non certo un’attenuante. Facendo un passo indietro statistico, Leandro Greco mette però in conto anche i presupposti: “Peccato perché la squadra oggi ha creato tanti presupposti. Non abbiamo rischiato nulla tranne su due palle inattive che ci hanno punito. Impegno e atteggiamento ci sono stati. Ci è mancato quel guizzo per poterla pareggiare o riaprire. C’è mancata un po’ di attenzione e cattiveria per non prendere gol. La differenza di percorso con l’Alcione si vede da queste piccole cose. Loro sono cattivi quando devono essere cattivi. Sono arrabbiato per il risultato perché non rende merito per quello che si è visto in campo. Per quel pezzettino lì che manca non siamo ancora pronti”. Quel pezzettino lì si chiama qualità. O qualcosa del genere. Sempre nel post del “Breda”, davanti a due boccioni di bollicine dello sponsor che fanno un effetto un po’ così, Christian Travaglini preferisce non dimenticare: “Nel primo tempo mi ricordo poche occasioni loro. Siamo stati sfortunati con il palo. Anche oggi due gol da due palle inattive”. In realtà, il problema sono le sole 8 reti realizzate: 5 nelle prime 3 giornate (quando seppur nell’imperfezione, la squadra aveva un’identità riconoscibile), e la miseria di 3 da allora. Con 7 gare su 9 all’asciutto.
Fermo così, non ti muovere
Palle inattive, davvero una magagna? Non esattamente. Delle 19 reti subite dalla Pro Patria, “solo” 5 sono arrivate da punizione diretta. Prima delle 2 di ieri, una con la Pro Vercelli (1^ giornata), una con l’Inter U23 (2^), e una con l’AlbinoLeffe (6^). Per la cronaca, solo una di queste 5 con Alberto Masi in campo (quella con i seriani). Cioè, una criticità certo. Ma forse non la principale.
Giovanni Castiglioni
(Interviste a cura Comunicazione Aurora Pro Patria 1919)
























