
“Intervengo da Tradate, Malatesta ha fatto gol”. Quanti? “Pochi, troppo pochi fino ad ora, ero in crisi fino ad un paio di settimane fa”. Però questo è un bel coretto. “Eh ma vorrei sentirlo cantare più spesso…”.
È un divertente botta e risposta quello che nasce nell’intervista con Mattia Malatesta, attaccante classe ’95 del Tradate, genio e sregolatezza come spesso accade per i numeri dieci. Brevilineo, a tratti funambolico, grandi doti tecniche ma anche una testa un po’ matta (mai cognome fu più calzante), tant’è che in un percorso che lo ha portato a girare per tutta la provincia varesotta, sfociando anche nel milanese, ha sempre lasciato traccia: “O mi odi o mi ami, non ho molte mezze misure, ma io cerco sempre di lasciare qualcosa di buono ovunque vada anche se è inutile nasconderlo, mi sono fatto terra bruciata da solo”.

E a Tradate che è successo?
“A Tradate sono maturato. Mi sono imposto una grande serietà da un paio d’anni a questa parte, mi alleno sempre, mi impegno, non mi risparmio mai e se devo fare la corsa in più la faccio, per il bene della squadra, mi sacrifico”.
Insomma, un punto di riferimento, un leader, quasi un bravo ragazzo.
“Sono da sposare ma questo è un tasto dolente, non mi crede nessuna (ride ndr). Comunque un punto di riferimento non esageriamo, ho la fortuna di essere in un bellissimo gruppo in cui ci sono giocatori che sono davvero dei punti di riferimento, come Broggini, come De Roma, io non mi reputo tale, però un po’ leader mi ci sento, se non altro per personalità”. Dai leader ci si aspetta anche qualcosa in più, lo sai? “Vero, verissimo, ma non mi tiro indietro, mi prendo le mie responsabilità ben volentieri, e se torniamo al discorso dei gol hai ragione, devo fare qualche gol in più, lo so bene”.
Che tipo di compagno sei? Casinista ti si addice?
“Rompipalle mi si addice. Si può dire? Tengo tutti sul pezzo. Rido quando c’è da ridere, la battuta non la risparmio a nessuno, soprattutto in allenamento, ma quando c’è da lavorare si lavora, con grande impegno e serietà, anche perché con il mister non può essere diversamente”.
Lo hai citato tu: come ti trovi con il vostro allenatore Cristian Caon?
“Arrivo qui con la nomea di quello che si allena poco e male, non potevo sbagliare, ma lui ha saputo come prendermi, quando dico che sono un giocatore più maturo lo penso davvero. Ma al di là di questo il mister è proprio di un’altra categoria, oltre che una persona alla mano con cui si può parlare e ridere, ma, come dicevo prima, anche lavorare duro. E poi ci fa giocare a calcio, non prendiamo e lanciamo come fanno in molti, e penso di non esagerare se dico che siamo i più belli, o tra i più belli calcisticamente parlando, anche se alla fine a volte non basta perché quello che conta è sempre il campo”.
Parliamo del campionato e di questa prima parte di stagione: 8° posto e 18 punti, si poteva fare di più?
“Si doveva fare di più. Siamo partiti male, purtroppo, anche se è un campionato stranissimo, ci sono dieci squadre in pochi punti o giù di lì, forse solo Ardita e Luisago stanno provando a prendere il largo ma i giochi sono molto aperti, bisogna imparare ad essere più continui perché se poi scappano diventa ancora più complicato. Perché questa partenza sottotono? Bella domanda. Io credo che ci si sia un po’ adagiati sull’idea di chi fossimo diventati nel girone di ritorno dello scorso anno ma se poi cambi qualcosa questi cambiamenti influiscono, e l’idea iniziale che aveva la società non è andata a buon fine, fermo restando che non ci fa mai mancare nulla e che c’è la massima collaborazione”.

Domenica scorsa, dove hai anche segnato su punizione, una rotonda vittoria con l’Olimpia (4-0), che gara è stata?
“Tutt’altro che scontata, al di là di quello che si possa pensare, perché è vero loro sono in difficoltà ma intanto la domenica prima stavano per fare il colpaccio con l’Ardita, e stanno provando a rimettersi a posto, noi comunque abbiamo fatto un’ottima gara sperando che sia il là per una definitiva ripresa, l’ho detto c’è bisogno di continuità”.
In generale ti piace questo girone mischiato con il comasco? E c’è qualche squadra che ti ha sorpreso particolarmente?
“Per i campi sì, nella zona di Como hanno campi più belli e personalmente ne giovo ma il loro calcio è un po’ più “rozzo”, avrei preferito le solite squadre del varesotto. Sorpreso o stupito comunque da nessuna, l’Ardita mi è sembrata la più solida, non abbiamo ancora incontrato il Luisago, ma abbiamo un bel trittico ora con Valceresio, Gorla Minore e appunto Luisago, dobbiamo uscirne bene”.
Come hai detto tu il trittico parte proprio dalla trasferta in casa della Valceresio, squadra che avete già affrontato in Coppa e con cui vi siete giocati l’accesso ai quarti di finale.
“Un’altra bella formazione, con ottimi giocatori, squadra tosta, peccato per la Coppa, ci tenevamo parecchio, mi permetto di dire che non siamo stati nemmeno particolarmente fortunati soprattutto per quanto riguarda la situazione Laveno, ma sono anche uno che non crede a fortuna o sfortuna, lo ripeto parla sempre il campo”.
Chiudiamo con gli obiettivi tuoi e della squadra.
“Sono gli stessi, volare il più in alto possibile. Le ambizioni ad inizio anno erano altissime, inutile nasconderci, ci sono tante squadre tra noi e il primo posto ma in mezzo ci sono anche i playoff, e se mai dovessimo riuscire a riviverli sono certo che lo faremmo con un’altra mentalità rispetto alla passata stagione, dagli errori s’impara, io dal mio canto spero di poter aiutare la squadra, di poterla trascinare là dove potremmo toglierci tante soddisfazioni tutti insieme”.
Mariella Lamonica






























