Sono giornate incredibili per i tifosi della Pallacanestro Varese che, tra un mercato elettrizzante fatto di grandi colpi come Hale, Della Valle e McDowell-White ed il ritorno in Europa, con l’ufficialità del Girone di Basketball Champions League arrivata poche ore fa, tornano davvero a sentirsi protagonisti dopo anni in cui il primo imperativo era solo pensare a portare a casa la “pelle” al termine della stagione.

Adesso no: c’è ambizione, c’è sogno, c’è una sensazione nuova che non fa altro che alimentare nei tifosi biancorossi la voglia di vedere in campo la versione 2026/2027 della Openjobmetis, con la convinzione di aver davvero fatto un salto in avanti deciso. Ed è proprio da questa convinzione che parte il pensiero del presidente de Il Basket Siamo Noi, Umberto Argieri, che nella settimana che ha celebrato il decennale del trust, non poteva chiedere regali migliori di quelli ricevuti.

Argieri, la giornata di lunedì è stata speciale. Come la descriverebbe?
“E’ stato qualcosa di unico. Già durante l’assemblea di qualche giorno fa e nel giorno di apertura della campagna abbonamenti si respirava un’aria diversa e i fatti hanno confermato quelle sensazioni: è iniziato un percorso nuovo che sta cambiando la società e che ci porterà in una dimensione differente. È stato tutto molto coerente: un processo graduale, ma lineare firmato Luis Scola che sta trovando la sua sublimazione. Anche il passaggio in BCL, nonostante i dossier di Brescia e Roma fossero incompleti o meno solidi, rappresenta un’ulteriore dimostrazione della credibilità raggiunta da questa società non lo in Italia quanto in Europa. Immagino che valutazioni di questo tipo, portate avanti anche in sede internazionale, siano state ponderate con grande attenzione, ed è proprio questo l’aspetto più importante. Noi ragioniamo inevitabilmente sul nostro territorio, perché è quello che viviamo ogni giorno. Ma quando ti rendi conto che anche chi ti osserva dall’esterno ti riconosce credibilità, significa che ti sei seduto a quel tavolo con carte importanti da giocare e questo, per me, vale ancora più di un acquisto da cinque stelle, o di due colpi come quelli messi a segno questa settimana, perché racconta la solidità del progetto costruito da Luis Scola. È questa la sensazione che mi porto a casa: la solidità del progetto, ancora prima dell’effetto pirotecnico che inevitabilmente ne consegue”.

L’acquisto di Della Valle ovviamente cambia la prospettiva e le ambizioni, per un giocatore che quando lo hai contro lo “detesti” per quanto è forte e quando ce lo hai dalla tua parte diventa un idolo indiscusso…
“È il bello dello sport: ci sono regole che non cambieranno mai. I giocatori forti ti stanno antipatici quando li affronti, ma li ami quando vestono la tua maglia. Amedeo Della Valle è un giocatore intelligente, che sa stare all’interno di uno spogliatoio e che può diventare un punto di riferimento in una struttura seria e solida. Non dobbiamo dimenticare tutto ciò che può portare in termini di leadership e personalità. I numeri parlano da soli, ma lo spessore umano conta altrettanto. Per quello che ho sentito raccontare, soprattutto da chi lo ha conosciuto da vicino come Giancarlo Ferrero, credo possa dare tantissimo alla società, ai compagni e anche ai tifosi. Averlo con noi rappresenta un valore davvero inestimabile”.

Dopo anni di anonimato sportivo finalmente la prospettiva è quella di una squadra che può lottare per vincere. Come ci si abitua a questo?
“È una prospettiva completamente nuova. Per anni abbiamo sperato di poter vivere una situazione del genere e oggi finalmente ci siamo. Abbiamo sempre affrontato il mercato con la speranza di trovare il classico jolly capace di cambiare le sorti della stagione. Oggi, invece, la prospettiva è diversa: si passa dalle scommesse alle certezze. È come respirare un’aria nuova, un’aria a cui non eravamo più abituati, ed è una sensazione bellissima, perché ti proietta immediatamente in una dimensione superiore. Per chi vive questa passione, è qualcosa di straordinario”.

Lasciamo un attimo il mercato e parliamo di trust: quant’è l’orgoglio per lei di essere il Presidente de Il BAsket Siamo Noi nel suo primo decennale?
“Sono momenti davvero emozionanti. C’è grande soddisfazione e un enorme orgoglio. Di questi dieci anni, cinque li abbiamo vissuti con Luis Scola, costruendo un rapporto sempre più diretto tra la società e il trust, soprattutto attraverso i progetti di responsabilità sociale. Sono nate iniziative importanti, come la School Cup, e abbiamo accompagnato il trust verso una versione sempre più moderna e partecipativa. Oggi quel percorso ci sta restituendo il frutto di tanto lavoro. La soddisfazione più grande, però, è la fiducia che ci viene riconosciuta. Arriva un momento in cui ti guardi allo specchio e ti chiedi se tutto questo abbia davvero senso. La risposta, oggi, è sì. Abbiamo già superato i 400 soci e puntiamo ad arrivare a 500. Ancora più importante è vedere con quanta convinzione tante persone abbiano scelto di rinnovare la propria adesione. Dopo l’assemblea con Scola, è stato il momento più gratificante, perché significa che stiamo costruendo un legame autentico tra il BSN e la sua comunità. Alla fine non conta soltanto ciò che fai o quello che sai fare, ma soprattutto ciò che la comunità ti riconosce. Senza questo riconoscimento, avrebbe poco senso continuare. Per questo penso che sia anche giusto far capire come per tutto il lavoro finora fatto serva anche un sostegno da chi di tutto ciò di quello di cui facciamo poi ne gode e l’esempio della School Cup è il più lampante. Penso che l’opzione OPEN da 25€/anno presente nella nostra campagna associativa sia una soluzione adatta a tutti per permettergli di entrare nel nostro mondo ma soprattutto per sostenere con un piccolo gesto tutto quello che facciamo, ovviamente con i benefit che ne conseguono”.

La prospettiva temporale più vicina parla di una squadra che sta lavorando per tornare molto competitiva a livello sportivo in un perimetro di basket a noi conosciuto; quella più lontana, invece parla di NBA Europe e di tutti i cambiamenti che ne potranno conseguire, anche per la stessa società biancorossa. Lei come si pone in relazione a questo possibile enorme cambiamento?
“Dobbiamo essere molto lucidi e allo stesso tempo aperti a comprendere la portata del cambiamento che ci aspetta. Non riguarda soltanto la pallacanestro o Varese: è un fenomeno globale. Le grandi trasformazioni arrivano sempre così: inizialmente sembrano procedere lentamente, poi, all’improvviso, accelerano e cambiano completamente lo scenario. Per questo bisogna essere pronti a comprenderne la portata. Cambiare non significa cancellare ciò che si è stati. C’è una grande differenza tra subire un cambiamento e saperlo governare. Varese manterrà il proprio titolo sportivo, la sua storia, i suoi trofei e la sua identità. Continuerà a essere rappresentata dal palazzetto dove si giocheranno le partite di campionato, dal Campus, dalla foresteria e soprattutto dal settore giovanile, che costituisce una delle fondamenta dell’intero progetto. Queste sono garanzie importanti. Il nostro compito, come trust, sarà quello di mantenere viva la bandiera della varesinità, delle nostre radici e della nostra storia. Sarà la grande sfida dei prossimi anni: coniugare un cambiamento di portata storica con i valori che hanno sempre contraddistinto questa società. Ed è un aspetto che, per quanto ci riguarda, non è minimamente in discussione”.

Alessandro Burin

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