
A due giornate dal termine del campionato di Prima Categoria, arriva già la prima notizia di “mercato”, un addio forse un po’ nell’aria ma non per questo meno sentito. Dopo tre anni si chiude l’avventura di mister Caon al Tradate Abbiate, un’avventura fatta di numerose vicissitudini ma anche di un playoff che ha portato la squadra ad un passo dalla Promozione. “Questo il mio rimpianto più grande, essermela giocata a viso aperto puntando a vincere ogni gara della fase regionale, quando poi abbiamo raccolto complimenti e buonissime prestazioni ma zero punti. La classifica di ripescaggio ci ha tagliato fuori per due posizioni, ci sono state squadre promosse con 2 pareggi, se riavvolgo il nastro mi fermo lì, ma è anche vero che con il senno di poi è tutto più facile”.
Nessun rimpianto a parte questo?
“No, nessuno. Ho davvero dato tutto. Sono stati tre anni complicati per certi versi ma densi, ricchi di tante cose”.

Ce li racconti? Come è iniziata la tua avventura qui?
“Con una chiamata del presidente Scifo che mi ha convinto a guidare la Nuova Abbiate neo promossa dalla Seconda Categoria. Ero un po’ scettico ma poi ho accettato con piacere e mi sono ritrovato tra le mani una squadra decisamente rinnovata rispetto all’anno precedente. Ci abbiamo messo un po’ a prendere le misure, anche perché quando arrivi da altre categorie devi capire cosa puoi e non puoi chiedere a questi ragazzi, peccato perché siamo arrivati 5° con un ottimo girone di ritorno ma la forbice non ci ha permesso di fare i playoff”. “Nel secondo anno avremmo voluto più continuità – prosegue il tecnico – ed invece la rosa è stata quasi completamente rinnovata con solo 6 elementi rimasti. La storia si è un po’ ripetuta perché ancora una volta la partenza è stata difficile e quando abbiamo ingranato abbiamo compiuto una rimonta incredibile, facendo addirittura più punti del Gallarate nella seconda parte di campionato, al netto del fatto che loro fossero uno squadrone e che ha vinto con pieno merito. E poi ci sono stati i playoff, come ho raccontato prima”.
E ancora: “Su quest’anno che dire, era quello giusto per fare qualcosa in più; siamo partiti con un’idea e abbiamo finito con un’altra. A dicembre 11 giocatori su 23 non erano più gli stessi, ma nonostante ciò ci siamo rimboccati le maniche, ci siamo prefissati micro-obiettivi e superato anche un altro momento difficile, quello tra febbraio/marzo in cui non arrivavano punti. Però ci siamo ripromessi di provare a fare più punti di tutti in questo finale onorando il campionato fino all’ultimo, ed è quello che stiamo facendo. È un peccato perché se guardo il girone non vedo squadre d’alta classifica con cui non ce la siamo giocata, ma ormai è andata così”.
Cosa ti porti a casa dopo tre stagioni così?
“I rapporti umani. Per me il calcio è passione al 100%, è sacro condividere lo spogliatoio, vivere insieme ai ragazzi i momenti belli e quelli meno belli, essere per loro un punto di riferimento. Siamo tutti dilettanti, con problemi che vanno anche oltre il campo. I più giovani, ma anche quelli meno giovani, vengono da me e si confidano, chiedono consiglio, si confrontano, questa è la cosa a cui non rinuncerei mai e che mi appaga più di tutto. Essere credibile e leale è una moneta che ripaga sempre”.

“Ma mi sono arricchito anche sul fronte calcio – continua Caon – approcciando una categoria diversa, provando insieme al mio staff a calarmi nella parte, a capire quali fossero le proposte più congrue per questa situazione, e non è un caso che i risultati siano arrivati quando ci siamo allineati. Anche perché i giocatori determinano più dello staff, sono loro che spostano gli equilibri, l’ho visto a Gavirate e l’ho rivisto qui, è bene metterli nelle migliori condizioni possibili”.
Cosa ti aspetti dal futuro?
“Stimoli. Ho bisogno di nuovi stimoli, ed anche per questo lascio Tradate. Sono uno che vuole vedere un progetto e avere il tempo per metterlo in pratica, ho fatto 5 anni a Gavirate e 3 a Tradate, non cambio facilmente club, mi affeziono, però, compatibilmente con i miei impegni di lavoro e familiari, mi piacerebbe continuare a coltivare quella che per me è sempre una grande passione”.
È tempo di ringraziamenti?
“Assolutamente sì. In primis al mio staff, sarà difficile poter lavorare di nuovo insieme ma mi permetto di dire che loro meritano altre categorie. Ginepro e Martegani sono stati compagni di viaggio unici, mi sento un privilegiato. Poi voglio citare Beppe Parini, preparatore dei portieri, davvero top, e Pietro Castelli dell’area medica, ma anche chi c’era l’anno scorso ovvero il fisioterapista Matteo Cascarano ed un altro preparatore dei portieri Ignazio Monterisi. Un grazie immenso a Rocco, la mia ombra, anche se forse sono io che ho fatto più ombra a lui vista la stazza (ride ndr). Grazie ai direttori che si sono alternati in questi anni, Morandi, Cuscunà e Ferrario, per avermi sopportato e supportato, ed infine i presidenti, Scifo che ha acceso la miccia, poi Visca e Tramontana. Ultimi ma non ultimi i ragazzi che ho avuto il piacere di allenare in questi tre anni”.
Ecco. Proprio loro. A proposito di consigli da fratello maggiore e rapporti umani, a proposito di quei valori che ripagano, e appagano, sempre.
Mariella Lamonica




























