
Se qualcuno a inizio stagione avesse detto che la Pallacanestro Varese e la Vanoli Cremona si sarebbero ritrovate a giocarsi uno “spareggio” playoff a poche giornate ormai dal termine della stagione probabilmente nessuno ci avrebbe creduto.
Ma tant’è che invece la sfida di domenica 26 aprile alle ore 17:00 sul parquet dell’Itelyum Arena di Masnago sarà fondamentale per la corsa alla post-season, con i biancorossi oggi ottavi a quota 22 e gli ospiti che inseguono in nona posizione a quota 20 punti.
Una partita particolare per due realtà accomunate nel presente da un obiettivo di campo comune ma anche nel futuro, per quella che potrebbe essere la prospettiva NBA Europe. Di tutto questo abbiamo parlato con il grande ex di questo incontro, il General Manager della Vanoli, Andrea Conti.
Conti, nelle ultime 6 partite il vostro bilancio è di 2 vittorie e 4 sconfitte ma la squadra ha dimostrato di essere pienamente in salute…
“Sì, stiamo bene. La squadra ha sempre lottato. Forse solo nell’ultima partita a Reggio abbiamo fatto più fatica, ma anche perché loro stanno attraversando un ottimo momento: sono una squadra molto forte, con un budget importante e costruita per la parte sinistra della classifica. Noi, però, siamo sempre stati uniti: un gruppo sano, che ha lottato contro tutti e che ha dimostrato di poter giocare una buona pallacanestro in questo campionato. Mi permetto di dire che, rispetto ad altre squadre, compresa Varese, abbiamo cambiato molto meno: giochiamo ancora con la formula del 5+5 e abbiamo un nucleo di italiani che ci ha dato tantissimo. Per questo dico che il nostro “scudetto” lo abbiamo già vinto: a inizio stagione ci davano per spacciati e oggi siamo lì, a giocarci i playoff”.
Con Varese domenica sarà sfida playoff: se lo sarebbe immaginato a inizio stagione?
“Onestamente la parola “playoff” non l’abbiamo mai pronunciata. Gli obiettivi erano altri, quindi non me lo sarei aspettato. Arriviamo a Varese non per giocarci i playoff ma per disputare una grande partita: questo gruppo merita un finale di stagione importante. Siamo sereni, tranquilli, senza pressioni. Nonostante l’assenza di Veronesi, fuori fino a fine stagione per una frattura costale, restiamo un gruppo sano, fatto di brave persone che meritano il meglio, oggi e in futuro. Sono convinto che tutti questi ragazzi avranno ottime opportunità l’anno prossimo”.
Cosa significa per lei questa partita?
“Non vivo di rivincite. Sono molto legato a Varese per tanti motivi: ci ho giocato, ci ho lavorato e ho legami anche personali. Per me è come tornare a casa: vengo con il sorriso sulle labbra. Ci sono tante persone che conosco e che avrò piacere di salutare. I ricordi sono soprattutto positivi, anche se non tutto è andato sempre bene”.
Lei prima ha parlato di opportunità future per i vostri ragazzi, allora le chiedo qual è la situazione della società, legata all’interesse del gruppo guidato da Donnie Nelson?
“C’è sicuramente un forte interesse per l’acquisizione del club, non solo del mero titolo sportivo. La proprietà sta facendo le proprie valutazioni e credo che siamo arrivati a un momento decisivo: la scelta spetta a loro. Noi, dal canto nostro, siamo professionisti: chi ha fatto bene probabilmente andrà via. Ci sono molti interessi sui nostri giocatori, anche in vista dei playoff, soprattutto per quanto riguarda gli stranieri. Personalmente sono molto legato alla società: questo è il mio nono anno da dirigente alla Vanoli. Siamo alla fine di un ciclo importante: 16 anni di Serie A, oltre 20 anni di sponsorizzazione e più di 15 anni di proprietà Vanoli. Una parte di me è dispiaciuta, ma un’altra, più razionale, capisce che è il momento di fare certe valutazioni. Dal punto di vista sportivo, però, dobbiamo dare il massimo fino all’ultima giornata. Per il resto, se ne parlerà dall’11 maggio».
Pensando anche alla situazione di Varese e il rapporto con il fondo RedBird, che idea si è fatto di tutto il progetto NBA Europe?
“Se sarà davvero un’opportunità di crescita per club e movimento, ben venga. Più investitori, più risorse economiche, l’arrivo di giocatori di alto livello e diritti TV importanti possono far crescere tutto il sistema. Da italiano e da addetto ai lavori, però, ho anche una preoccupazione: non dobbiamo perdere la passione che caratterizza la pallacanestro europea, dove il peso di una vittoria o di una sconfitta è fondamentale. Bisogna evitare che si vada troppo verso una spettacolarizzazione in stile NBA, perdendo l’aspetto sportivo e il legame con i tifosi. Questo mi preoccupa. Se arriveranno nuove risorse, benissimo, ma è fondamentale che realtà come Varese mantengano cuore e anima: alla fine è questo che conta davvero”.
Nel suo futuro cosa c’è all’orizzonte?
“Vedremo. Sicuramente cambierò e andrò via. Ho ricevuto interessamenti da alcune società, il che significa che qualcosa di buono è stato fatto in questi anni. Non ne faccio una questione di Serie A o Serie A2, ma di serietà del progetto. L’importante è trovare un ambiente in cui possa lavorare come ho fatto nelle ultime stagioni”.
Alessandro Burin






















