
Ancora un passo. Manca questo alla Pallacanestro Varese per festeggiare il ritorno ai playoff dopo 8 anni. Un obiettivo tanto atteso quanto desiderato e che porta a vivere con quella sensazione d’incertezza, paura ed ansia che solo le grandi imprese sanno far crescere dentro ognuno.
Manca ancora un passo, dicevamo, che può addirittura compiersi in un weekend in cui Varese non scenderà in campo (nel caso in cui dovessero perdere sia Napoli che Trento sarebbe aritmetica la qualificazione alla post-season) visto che i biancorossi il loro con la Vanoli lo hanno fatto, seppur al termine di una partita brutta e sporca, soprattutto nel secondo tempo, ma di vitale importanza per tenere vive le speranze di entrare tra le prime 8 del campionato.
Ora ci sarà la pausa obbligata per l’assenza del match con Trapani, una situazione anomala che alimenta ancora di più l’attesa del weekend e della prossima partita, con Bologna, che potrà essere decisiva nonché il trailer del possibile primo turno playoff. Un momento da gestire al meglio come società, squadra e staff e che abbiamo provato a contestualizzare con il Team Manager dei biancorossi, Max Ferraiuolo.
Che commento dà alla vittoria con Cremona?
“Queste sono partite in cui devi pensare prima di tutto al risultato. Sono spesso complicate perché senti il peso della pressione: l’aspettativa è quella della vittoria, per tante ragioni, e non è mai semplice. Anche quando provi ad approcciarla nel modo giusto, andando in campo e facendo ciò che hai preparato, non è scontato. Al di là degli errori e dei momenti non letti bene, l’approccio è stato quello giusto. Poi, anche in maniera sporca e cattiva, la volevamo vincere e l’abbiamo fatto.”
Proprio in questa capacità di vincere anche le partite sporche sta la crescita di questa squadra?
“Sicuramente è un passo in avanti. Siamo una squadra che ha dei limiti rispetto alle prime del campionato, ma siamo arrivati fin qui lavorando duramente, con il sudore. Questo è il frutto dell’approccio quotidiano e dell’abnegazione al lavoro. La nostra vera forza è essere una squadra dura, contro cui è sempre difficile giocare, al di là delle qualità tecniche e atletiche. Siamo mentalizzati su questo modo di essere e, contro squadre del nostro livello o superiori, può fare la differenza.”
Ultimamente, però, sono tornati quegli atavici cali drastici nel terzo quarto. Perché?
“È una bella domanda. Sono anni che vediamo queste situazioni e, oggettivamente, non è facile spiegarle. Può essere un po’ di stanchezza, oppure il pensiero di aver già indirizzato la partita, o ancora la reazione degli avversari che ti sorprende. Credo sia tutto legato a fattori mentali: siamo una squadra che va ad ondate, sia positive che negative. Fa parte del nostro modo di essere. Detto questo, siamo migliorati: prima soffrivamo blackout più pesanti, mentre oggi, anche nei momenti difficili, restiamo mentalmente presenti e questo ci permette di sopperire meglio alle difficoltà.”
Si può dire allora che l’identità di questa squadra si rifletta nella sua imperfezione?
“Io penso di sì. Del resto è un campionato in cui squadre perfette non ce ne sono: forse solo Brescia ha mostrato maggiore continuità, ma anche loro hanno perso partite inaspettate, come contro Treviso. È anche una questione legata al modo moderno di interpretare la pallacanestro: ritmi alti, grande dispendio di energie, tanta corsa. Tutto questo porta inevitabilmente a errori dovuti alla fatica.
Noi vogliamo avere un’identità difensiva ben precisa, che però a livello fisico e mentale ti condiziona, soprattutto quando in attacco non riesci a essere subito incisivo.”
Arriva ora un turno di pausa molto atipico per il momento della stagione. Come si tiene alta la concentrazione?
“Qui conta molto il lavoro dello staff: non si può pensare che, siccome non si gioca una domenica, siano iniziate le vacanze.
Poi dipende anche dal singolo giocatore, che deve restare concentrato e pronto. L’obiettivo è enorme: tornare ai playoff, che rappresenterebbe un salto di qualità importante. Ci sono stimoli e situazioni che aiutano a mantenere alta l’attenzione. Non ho dubbi che i ragazzi resteranno concentrati e motivati.”
Chi teme di più nella corsa ai playoff tra Trento e Napoli?
“Direi Trento. È una squadra ‘pazza’ in senso positivo: capace di partite incredibili ma anche di alti e bassi nella stessa gara. Ha tanto talento. L’ho vista anche contro Napoli: a un certo punto si sono spenti, ma avevano giocato un ottimo primo tempo in trasferta, nonostante l’assenza di Jones. Hanno tanti giovani che a volte fanno fatica a leggere i momenti della partita, ma hanno dimostrato di poter vincere contro chiunque. Nel finale di stagione possono sempre esserci risultati inaspettati: vedremo cosa succederà.”
Da Team Manager le chiedo cos’ha di diverso questo gruppo rispetto a quello degli anni passati?
“I ragazzi e tutto lo staff sono stati molto bravi, così come tutte le persone che lavorano intorno alla squadra, a creare un ambiente in cui i giocatori si sentono valorizzati sia come atleti che come persone. Questo è fondamentale. La squadra è stata brava a ritrovarsi e compattarsi in un momento non facile, e questo si vede anche in campo. Quando giochiamo come vogliamo, c’è sempre la ricerca del passaggio in più, del compagno libero, dell’unione difensiva. Non sono cose banali, soprattutto quando lotti per un obiettivo. Questa squadra ha costruito un’identità e, soprattutto, un grande amalgama, che ci aiuta a superare limiti e momenti difficili.”
Andiamo oltre il campo. Che idea si è fatto di tutto il discorso NBA Europe e della possibilità che Varese ne faccia parte?
“Tutto ciò che può far crescere la pallacanestro in generale, ed in particolare la Pallacanestro Varese, è positivo ed è ben accetto. Noi dobbiamo lavorare per farci trovare pronti e sperare di arrivare a certi livelli.”
Quest’estate c’è il rischio che i due talenti più floridi del progetto Varese Basketball lascino la città, ossia Assui, per il quale è certo l’addio e Librizzi. Chi come lei, che in questo progetto crede moltissimo e investe tanto lavoro, come vive questa possibile situazione?
“La vivo da due punti di vista. Da una parte c’è soddisfazione: è il frutto del lavoro nostro e dei ragazzi. Se hanno l’opportunità di vivere esperienze importanti, firmare contratti e cambiare la loro vita grazie anche all’NCAA, siamo contenti. Dall’altra, da persona che ha vissuto il loro percorso dal minibasket alla Serie A, un po’ dispiace, perché si rischia di perdere una parte dell’identità varesina della squadra. La speranza, nel caso entrambi dovessero lasciare, è che ci sia già qualcuno pronto a raccogliere il loro testimone e seguire lo stesso percorso.”
Alessandro Burin























