Nonostante Varese non sarà ai playoff, ci sarà ancora una volta un pezzetto di lei nella post-season di LBA. Perché quando si parla di Giancarlo Ferrero non si può non parlare di una persona che in sé porta ancora, nonostante la distanza, la varesinità e quel profondo legame viscerale che lo unisce al mondo biancorosso, di cui è stato capopopolo per anni.

Ed ancora una volta gli occhi di tantissimi tifosi della Pallacanestro Varese si poseranno sulle partite della Germani Brescia, anche solo per incrociare quello sguardo di chi, nonostante sulla carta non lo sia più, viene considerato capitano. Ci sarà Trieste per Ferrero e la sua Brescia al primo turno playoff, al termine di una stagione straordinaria, nella quale la Germani ha saputo fare ancora meglio di quanto non fece già, in maniera impronosticabile, l’anno scorso, risultati frutto di una progettualità che stagione dopo stagione, anno dopo anno, porta risultati anche grazie alla presenza nello spogliatoio di una figura saggia, seria e carismatica come il Gianca.

Ferrero, un’altra stagione straordinaria per la sua Brescia, chiusa al secondo posto con 42 punti in classifica…
“E’ stata un’altra bellissima stagione. La squadra è solida e c’è stata grande continuità: abbiamo cambiato un solo giocatore rispetto all’anno scorso e questa si è rivelata una scelta vincente. Abbiamo dato continuità anche al progetto tecnico, con un allenatore che inizialmente poteva sembrare una scommessa, ma che si è dimostrato preparato e di grande valore. Siamo andati persino meglio dell’anno scorso.
È stata una stagione di quelle in cui parti e vai, nonostante non siamo sempre riusciti a giocare al massimo delle nostre possibilità. L’esperienza e la solidità del gruppo ti aiutano a superare anche i momenti di difficoltà.”

Come si può spiegare il fenomeno Germani Brescia?
“Se guardo non solo questi ultimi due anni, ma gli ultimi sei o sette, penso che questa squadra sia stata capace di crescere costantemente. È il frutto di una programmazione seria e di una proprietà solida e chiara. Mauro Ferrari ha dato un’immagine fortissima alla società, con partner e sponsor in continua crescita. Il risultato dell’anno scorso sembrava difficile da replicare, invece è stato addirittura migliorato. Grande merito va alla società.”

Concorda con me se dico che Burnell è stato il giocatore chiave della vostra stagione?
“Ha fatto una stagione incredibile, è esploso definitivamente. Me lo ricordavo già ai tempi di Varese, quando lo affrontavamo e giocava tra Brindisi, Cantù e Sassari. In questi anni a Brescia ha completato la sua maturazione, non solo in campo ma anche fuori. È un giocatore che crea vantaggi in tantissime situazioni, ma soprattutto è cresciuto tantissimo dal punto di vista mentale, motivazionale e della leadership, anche durante la settimana. Sono certo che l’anno prossimo avrà grandi opportunità e se le merita tutte.”

Ora arriva la parte più divertente, entusiasmante ed importante della stagione, ossia i playoff. Affronterete una squadra criptica per tanti motivi, di campo ed extra, come Trieste. Che serie si aspetta?
“Molto complicata. Trieste è una squadra imprevedibile: ha tantissimo talento, vive di break e fiammate, ama correre, giocare con energia e fiducia, e può fare molto male quando trova ritmo e tiro da tre punti. È una squadra che può accendersi da un momento all’altro. In questa fase, poi, con tutti i rumors che ci sono, è difficile capire come arriveranno qui. Potrebbe uscire l’orgoglio, soprattutto da parte degli italiani con cui ho vinto il campionato di A2. C’è un grande valore legato alla città e al territorio che fa sì che da situazioni del genere possa fuoriuscire quello spirito in grado di farti fare poi in campo cose che normalmente magari non faresti e dovremo stare molto attenti a questo aspetto.”

A Trieste ha vissuto solo un anno della sua carriera ma ha creato un legame fortissimo con la piazza. Come vive tutta questa situazione che si è creata attorno al club?
“Sicuramente ho creato un legame enorme con Trieste e, ancora una volta, quando siamo tornati lì ho ricevuto un grande applauso. Aver giocato solo un anno e aver lasciato comunque un segno è qualcosa di speciale. Trieste è una realtà con un radicamento fortissimo nel territorio e nel pubblico ed onestamente, purtroppo o per fortuna, sono ancora un romantico: queste dinamiche di trasferimenti di club vissute solo come business fanno parte del gioco, ma sono lontane dal mio modo di vedere la pallacanestro. Da un punto di vista finanziario certi cambiamenti possono anche essere comprensibili, ma a livello emotivo sono molto difficili da accettare.”

Tornando al presente, è soddisfatto di quanto fatto a livello personale quest’anno?
“Sono soddisfattissimo di quello che ho fatto quest’anno. Guardo tutto in un’ottica più ampia: ho ricevuto già l’anno scorso e quest’anno mi è stata confermata, la possibilità di far parte di questa squadra e per me è un grandissimo orgoglio. Magari la domenica ho un ruolo marginale, ma quando ogni mattina vado ad allenamento e mi sento utile per me è motivo di grande orgoglio e soddisfazione”.

So bene che domenica avrà dato più di un occhio alla partita di Varese a Bologna: che voto dà alla stagione dei biancorossi e quanto è dispiaciuto che non abbiano staccato il pass per i playoff?
“Do un voto positivo alla stagione di Varese, penso siano state fatte cose molto buone. Ho seguito con grande attenzione la partita di Bologna: mi avrebbe fatto estremamente piacere vedere Varese ai playoff. Sarebbe stato un ritorno importante, soprattutto dopo l’annata degli Immarcabili, quando avevamo conquistato l’accesso alla post season sul campo senza poi poterla disputare a causa della penalizzazione. Per entrare nelle prime otto, però, non puoi sbagliare nulla. Ci sono partite che durante la regular season sembrano incidere poco, ma che alla fine pesano tantissimo. È un peccato perché l’entusiasmo attorno alla squadra e al progetto sarebbe aumentato ancora di più. Credo comunque che siano state fatte ottime cose fuori dal campo. Inoltre, il fatto che molti giocatori che quest’anno erano a Varese l’anno prossimo possano avere visibilità nei college o in squadre di alto livello, rappresenta sicuramente un ottimo biglietto da visita per costruire la squadra della prossima stagione.”

Tra i possibili partenti quest’estate c’è anche capitan Matteo Librizzi. Se dovesse pensare ad un suo successore eventuale, chi vedrebbe bene in quel ruolo che anche lei ha occupato per tanti anni?
“Guardando l’attuale roster, penso che Alviti abbia dimostrato di poter essere decisivo, forse ancora di più della scorsa stagione e credo abbia tutte le qualità per poter ricoprire questo ruolo.
Come lui, anche Iroegbu, al di là del fatto che possa rimanere o meno, ha avuto un impatto caratteriale, oltre che tecnico, molto positivo. È entrato subito in empatia con i tifosi e potrebbe essere uno dei giocatori in grado di raccogliere quel tipo di eredità.”

Torniamo all’attualità, pensa che possa essere l’anno di una sorpresa per quel che riguarda la vittoria dello Scudetto?
“Può essere. Ci sono tante squadre interessanti: ci siamo noi, c’è Tortona e non dimentichiamoci di Venezia e di Reggio Emilia, che ha chiuso la stagione molto bene. La mia favorita, però, rimane la Virtus Bologna, perché nelle ultime settimane ha ritrovato equilibrio. Il rientro di Pajola e i segnali di solidità visti recentemente fanno la differenza.”

Chiudo con una domanda che tantissimi, anche a Varese, si stanno facendo: cosa farà l’anno prossimo Giancarlo Ferrero?
“Voglio godermi fino in fondo questo mese, sperando che sia il più lungo possibile. Poi mi prenderò un paio di settimane di tempo per prendere una decisione”.

Alessandro Burin

Articolo precedenteA Piediluco quasi mille atleti per i Tricolori Senior, Pesi Leggeri, Pararowing e U19: Gavirate e Varese protagoniste
Articolo successivoDal palco al campo, il Pallone d’Oro Daniele Ficara pronto per i playoff: “Siamo carichi. Sognare non costa nulla” – VIDEO

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui