Dietro ogni grande squadra ci sono figure silenziose che ne plasmano l’anima oltre il rettangolo di gioco. Giandomenico Francione è uno di questi pilastri per il Varese Femminile, il cuore organizzativo che, insieme a Claudio Vincenzi e Luca Manfrin, garantisce l’esistenza e la crescita del microcosmo (sempre più macro) femminile in casa biancorossa. In altre parole, è un autentico punto di riferimento quotidiano: presente negli allenamenti, nelle partite e in ogni momento importante, dando equilibrio e coesione in un gruppo in continua evoluzione.

La parola giusta al momento giusto, sguardi e sorrisi che valgono più di qualsiasi altra affermazione, ma soprattutto viscerale e inesauribile passione in totale simbiosi con il “suo” Varese. Proprio il suo pensiero spontaneo e autentico ben rappresenta ciò che significa far parte di questo mondo fatto di tanti piccoli gesti quotidiani che accompagnano giorno dopo giorno le ragazze di mister Faccone verso nuove sfide e nuovi obiettivi.

Dal campionato alla Coppa Italia, il focus costante è sempre il gruppo e, non a caso, è proprio da qui che parte la sua analisi a seguito della sconfitta casalinga, la prima del 2026, maturata contro l’Accademia Milano. “Domenica abbiamo giocato bene – esordisce Francione – creando fin da subito diverse occasioni pericolose, ma non siamo riusciti concretizzare e abbiamo subito gol alla prima opportunità concessa alle avversarie. Nel complesso, però, la partita è stata positiva. Sono certo che le ragazze reagiranno bene: nella nostra storia non ci sono mai stati momenti di depressione calcistica. Anzi, dopo ogni sconfitta abbiamo sempre saputo tirare fuori gli artigli e offrire prestazioni di qualità”.

L’occasione per rifarsi sarà di quelle ghiotte visto che domenica vi aspetta la trasferta di Mantova per uno scontro diretto da brividi che potrebbe valere il nuovo aggancio al terzo posto?
“Sarà una sfida difficile. Il Mantova è tra le società che hanno investito di più in questo campionato. Oltretutto, giocano su campo grande, in erba e spesso pesante, che non ci ha mai favorito: abbiamo ottenuto al massimo qualche pareggio. Nonostante questo, andremo là per giocarcela a viso aperto, senza alcun timore reverenziale, e proveremo a vincere”.

Come giudichi la stagione fin qui e quale percorso di crescita ha avuto il gruppo rispetto agli anni precedenti?
“Ad oggi stiamo vivendo la nostra migliore stagione: fino a domenica eravamo al terzo posto, che resta ancora a tiro, un risultato storico per il Varese in Eccellenza. L’obiettivo è rimanere nelle prime posizioni, ma il campionato è sempre più competitivo: ogni partita va conquistata sul campo e la crescita complessiva del livello, rispetto agli anni precedenti, si sente in ogni gara. Questo è anche il miglior gruppo che abbiamo mai avuto, sia sul piano tecnico che umano: i rapporti tra le giocatrici sono eccellenti e la coesione è la nostra vera forza. La cura del gruppo è diventata il nostro segno distintivo: ogni nuovo arrivo si inserisce in un meccanismo virtuoso che si riproduce naturalmente. Nel tempo abbiamo fatto scelte mirate per preservare l’equilibrio dello spogliatoio: i risultati si vedono perché il fatto di avere un ambiente positivo e coeso è stata la nostra arma in più”.

Come giudichi il percorso in Coppa Italia con la semifinale contro il FiammaMonza in arrivo?
“La Coppa Italia è il nostro sogno nel cassetto. Abbiamo una semifinale alla portata, ma sarà assolutamente vietato sottovalutare una squadra che ci ha già messo in difficoltà in campionato. Se passeremo, in finale troveremo una squadra di livello assoluto, dato che sia Doverese sia soprattutto Erbusco sono avversari formidabili. In tal caso dovremo davvero tirare fuori il massimo, cosa che dovremo comunque fare per superare il FiammaMonza: parliamo di partite stimolanti, proprio quelle che ci piacciono”.

Come hai conosciuto mister Faccone e come lo valuti nel contesto del Varese?
“L’ho conosciuto tramite Luca (Manfrin, ndr). È l’uomo giusto nel momento giusto: abbiamo cambiato mister e rinnovato il gruppo, quindi serviva equilibrio. Finora ha dimostrato tutte le qualità necessarie, soprattutto umane, ma anche nella gestione della squadra e nei risultati per guidare la meglio un periodo di transizione. Fino ad oggi le nostre aspettative sono state pienamente ripagate”.

Parlando con le ragazze, il tuo nome, al pari di quelli di Claudio Vincenzi e Luca Manfrin, emerge costantemente come punto fermo di questo gruppo.
“Non posso che esserne grato e onorato, anche se è Claudio il nostro motore: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Detto questo, il nostro ruolo si sviluppa su due fronti. Sul piano decisionale, condividiamo con la società, principalmente nella figura del direttore generale Giovanni Rosati, tutte le scelte importanti e partecipiamo attivamente a ogni decisione, con una discrezionalità concessa dalla società stessa. Sul piano pratico, invece, la nostra presenza agli allenamenti, alle partite e agli eventi è fondamentale: le ragazze apprezzano sapere che ci siamo sempre, anche solo per dare supporto quotidiano”.

Cosa rappresenta per te il Varese, dopo tutti questi anni?
“Il Varese significa passione e identità. Sono cresciuto tifoso prima di essere dirigente, seguendo la squadra fin dai tempi della C1 e C2. Far parte di questo progetto mi inorgoglisce: c’è una simbiosi tra me e la società, che mi stimola a dare sempre il massimo. Questo rapporto emotivo rende tutto più stimolante e mi spinge a continuare”.

Qual è il tuo sogno come dirigente del Varese?
“Vincere la Coppa è il sogno immediato e istintivo, ma più in generale voglio continuare a emozionarmi. Seguire la squadra è come essere dentro a una favola: il bello è vivere ogni sfida e vedere come va a finire. Rimanere parte di questa storia è ciò che mi spinge a dare il massimo ogni giorno”.

Matteo Carraro

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