
Con il sipario che cala definitivamente sulla stagione, è tempo di bilanci e verdetti per un Girone X di Seconda Categoria che non ha lesinato emozioni, sorprese e verdetti sul filo di lana. Dalle gioie per le promozioni storiche alle delusioni più cocenti delle retrocessioni, ogni squadra ha scritto la propria pagina di storia in un girone spigoloso e imprevedibile. C’è chi ha saputo superare i propri limiti compiendo step di crescita importanti e chi, invece, si è trovato a fare i conti con i brividi della classifica o con l’amarezza di un verdetto impietoso. Attraverso numeri, statistiche e l’immancabile verve che caratterizza i campi della nostra Provincia, andiamo ad analizzare il cammino di ogni singola protagonista. Ecco promossi, rimandati e bocciati nel nostro tradizionale pagellone di fine anno.
BOSTO 9

Siamo onesti: ai nastri di partenza il Bosto era inserito nel lotto delle buone squadre d’alta classifica, ma i riflettori e i favori del pronostico erano tutti per altri palcoscenici. E invece, la banda di mister Giardini ha preso le luci della ribalta e ha tinto il campionato di gialloblù, arrivando a spaventare la capolista Valcuviana fino a soli 45 minuti dal traguardo, accarezzando un aggancio che avrebbe avuto del clamoroso. Il giusto premio per questa stagione da sogno è arrivato nei playoff del girone, dove la vittoria contro il Caravate ha timbrato il pass per la fase regionale, anticamera della Prima Categoria.
Il capolavoro del Bosto sta tutto in un girone di ritorno rasente la perfezione. Dopo i 25 punti dell’andata (un buon bottino, ma non da primato), i gialloblù hanno letteralmente cambiato marcia, inserendo le marce alte e collezionando ben 37 punti nella seconda parte dell’anno. A fare la differenza è stato un mostruoso filotto finale di 10 vittorie consecutive, incluso il magico pomeriggio dello scontro diretto vinto contro la Valcuviana che ha riaperto i giochi per il titolo. Una striscia impressionante alimentata da un attacco atomico: con 73 gol fatti, il Bosto si prende lo scettro di miglior reparto offensivo del campionato. Una cooperativa del gol letale, spettacolare e affamata. Chapeau. CAPOLAVORO.
VALCUVIANA 8.5

Doveva essere l’anno del grande salto e così è stato, non senza più di qualche brivido sul rettilineo finale. I biancoviola cuciono sul petto il pass per la Prima Categoria al termine di una cavalcata trionfale, vissuta con il cuore in gola fino all’ultimo secondo dell’ultima giornata. La squadra di mister Rasini, dopo aver dominato a lungo e aver respinto i primi assalti del Lonate Ceppino, ha rischiato di veder sfumare il traguardo proprio sul più bello, complice la rimonta furiosa del Bosto. Proprio la sconfitta nello scontro diretto a 5 giornate dalla fine sembrava aver riaperto clamorosamente i giochi, trasformando il finale di stagione in un thriller d’alta quota. Nel momento di massima pressione, però, la Valcuviana ha tirato fuori il carattere della grande squadra: nervi saldi, pochissimi fronzoli e la capacità di compattarsi quando il pallone pesava una tonnellata. A legittimare un primato meritatissimo ci pensano poi dei numeri da capogiro. I campioni si misurano dalla difesa e i biancoviola hanno blindato la porta confermandosi il miglior bunker del girone con soli 22 gol subiti. Se a questo aggiungiamo il secondo miglior attacco (67 reti) e un’anima da corsari certificata dal miglior rendimento esterno del campionato (33 punti), il quadro è completo. Hanno sofferto, hanno tremato, ma alla fine la festa è tutta loro. REGINA.
CARAVATE 8.5

Quella del Caravate è, senza ombra di dubbio, una delle storie più appassionanti e romantiche dell’intero campionato. In estate, l’arrivo in panchina di mister Genovesi era stato accolto da più scetticismi che certezze, e lo stesso girone d’andata – chiuso a quota 20 punti – sembrava il preludio a nulla più di una salvezza tranquilla. Poi, la metamorfosi: nel girone di ritorno la squadra ha assimilato alla perfezione i dettami del proprio allenatore e ha iniziato letteralmente a volare, distinguendosi per una qualità di gioco scintillante che ha scombinato le carte in tavola dell’alta classifica. Un’evoluzione straordinaria che è valsa a Genovesi il meritatissimo premio della Panchina D’Oro di Seconda Categoria, a coronamento di un lavoro tattico e umano magistrale. Il girone di ritorno è stato un autentico capolavoro da 31 punti, una marcia trionfale che ha proiettato i gialloverdi fino a un clamoroso terzo posto finale. Il sogno si è spento solo nella finalissima playoff contro il Bosto, ma a testa altissima: i ragazzi di Genovesi sono rimasti in partita fino all’ultimo secondo, uscendo dal campo tra gli applausi. Oltre all’estetica del gioco, i numeri premiano la concretezza: con soli 36 gol subiti, il Caravate si prende la palma di seconda miglior difesa del torneo. Il salto di categoria non è arrivato quest’anno, ma le basi per il futuro sono più che solide. Con un progetto così e una guida simile, sognare in grande per il prossimo anno è quasi un obbligo. COSTRUTTORI DI FUTURO.
CUASSESE 8

I playoff tanto cercati, inseguiti e sfiorati nelle passate stagioni sono finalmente diventati realtà. La Cuassese timbra il pass per la post-season grazie a un quarto posto solidissimo, figlio di un cammino regolare da 14 vittorie e 8 pareggi. Certo, l’epilogo non ha regalato il finale da favola, con la sconfitta sul campo del Caravate in semifinale che ha spento sul più bello i sogni di gloria. Ma guai a farsi condizionare dall’amarezza dell’ultimo atto: la strada intrapresa dai ragazzi di mister Pedoja è assolutamente quella giusta. I biancorossi hanno compiuto quel fondamentale salto di qualità, mentale prima ancora che tecnico, necessario per il percorso di crescita di un gruppo giovane e con enormi margini di miglioramento. A testimoniare lo spessore della stagione c’è una collezione di scalpi eccellenti nei momenti chiave del campionato. La Cuassese ha saputo vincere le partite vere, quelle in cui il pallone scotta: dal successo all’andata contro la corazzata Bosto alla prova di forza nella trasferta di Lonate, passando per la vittoria nel ritorno contro gli Eagles Caronno. Il capolavoro emotivo è arrivato però nel finale, con il successo nel girone di ritorno contro l’Union Tre Valli, un vero e proprio scontro diretto decisivo per blindare matematicamente i playoff. Usciti sconfitti ma decisamente più maturi, i biancorossi hanno gettato le fondamenta per un futuro da assoluti protagonisti. MATURATI.
LONATE CEPPINO 7.5

L’andata da applausi chiusa al secondo posto a quota 29 punti aveva fatto sognare in grande, tanto che veder sfumare i playoff proprio sul traguardo finale potrebbe quasi sembrare un fallimento. Niente di più sbagliato. Il cammino dei ragazzi di mister Leuchi va analizzato con la giusta prospettiva: il Lonate non era partito in estate con l’obbligo di spaccare il campionato, eppure ci ha provato finché ha potuto, accarezzando prima il sogno del titolo e poi lottando con le unghie per la post-season fino all’ultimo respiro. A minare le certezze costruite nella prima parte di stagione è stato un inizio d’anno da incubo: quel blackout di 7 partite senza vittoria tra gennaio e marzo, caratterizzato da troppe rimonte subite nei minuti finali, ha tolto serenità e punti sanguinosi al gruppo. La stagione, tuttavia, resta ampiamente positiva. La squadra ha risposto presente all’obiettivo minimo di orbitare nella galassia playoff, regalandosi anche una perla individuale straordinaria: l’annata mostruosa di Callegarin, che si prende la corona di capocannoniere del girone e il prestigioso Pallone D’Oro di Seconda Categoria. I nerazzurri escono a testa altissima, consapevoli di aver fatto tremare le grandi per lunghi mesi. ORGOGLIOSI.
EAGLES CARONNO 7

Sfumare l’obiettivo proprio all’ultimo giro di curva fa malissimo, inutile girarci intorno. Gli Eagles Caronno chiudono la stagione regolare a due soli punti dalla griglia playoff, vedendo evaporare quel sogno post-season che hanno assaporato e difeso con le unghie per lunghi mesi. A bruciare più di tutto è l’ultima, decisiva sfida contro la capolista Valcuviana: novanta minuti di pura tensione in cui la sorte volta le spalle ai ragazzi di Caronno Varesino. Non è ancora l’annata del grande salto, d’accordo, ma questo campionato dice chiaramente che gli Eagles compiono un ulteriore passo in avanti. Rispetto alle passate stagioni, la squadra rimane aggrappata al treno di testa con molta più costanza e autorità, dimostrando di saper guardare negli occhi le superpotenze del girone. A dare spessore alla stagione ci sono infatti gli scontri diretti ad alta quota: spiccano i 4 punti strappati tra andata e ritorno alla corazzata Bosto, il preziosissimo pareggio ottenuto sul campo dei campioni della Valcuviana e l’impresa nella trasferta di Lonate. La delusione è tanta per l’epilogo, ma la consapevolezza di essere ormai stabilmente nell’élite del campionato deve essere la benzina per riprovarci l’anno prossimo. BEFFATI MA MATURI.
GAZZADA SCHIANNO 6.5

Una stagione più che positiva per i gialloblù, che chiudono al nono posto a quota 41 punti. Non si tratta di una salvezza qualunque: questo traguardo rappresenta il miglior risultato di sempre da quando la squadra è approdata in Seconda Categoria. Per la banda di mister Colombo si è trattato di un campionato vissuto in totale serenità, con l’obiettivo di mantenere la categoria mai realmente messo in discussione. Un lusso enorme, specie se si pensa ai due anni precedenti, in cui la permanenza in Seconda era arrivata con il cuore in gola e al cardiopalma solo all’ultimissima giornata. Il rendimento dei gialloblù nella prima parte dell’anno ha fatto abituare talmente bene l’ambiente che fino a marzo la squadra è rimasta aggrappata al treno playoff, autorizzando la piazza a sognare qualcosa in più di una semplice salvezza. Nel finale di stagione qualche passo falso di troppo ha inevitabilmente ridimensionato le ambizioni d’alta classifica, ma questo non cancella minimamente la bontà del lavoro svolto. Il Gazzada Schianno ha compiuto quel fondamentale step di crescita che la società cercava da tempo, dimostrando di poter navigare in acque tranquille con assoluta autorità. CRESCIUTI.
MALNATESE 6.5

Centrare la permanenza in categoria con relativa tranquillità al primo anno dopo il salto di categoria è un risultato di assoluto rilievo per i bianconeri, che si confermano a pieni voti come la migliore tra le formazioni neopromosse del girone. Dopo un avvio convincente, la squadra attraversa i classici mesi difficili di assestamento prima di prendere le misure e ambientarsi con autorità alla nuova realtà. La vera impresa, però, porta la firma del girone di ritorno, in cui la Malnatese colleziona scalpi illustri del calibro di Cuassese, Buguggiate e Lonate Ceppino. Il valore di questa salvezza raddoppia se si analizza la carta d’identità della rosa: la formazione di Malnate si presenta ai nastri di partenza con l’età media più bassa tra tutte le squadre del girone. In questo contesto, i meriti maggiori vanno divisi con mister Maresca, fondamentale nel guidare con tutta la sua esperienza una linea verde così giovane. Il tecnico sa toccare le corde giuste, dando serenità nei momenti di flessione e forgiando un gruppo che impara in fretta a non aver paura di nessuno. I bianconeri non solo mantengono la categoria senza passare dalle forche caudine dei playout, ma si mettono in tasca un patrimonio di talento e maturità spaventoso per il futuro. LINEA VERDE.
UNION TRE VALLI 6

Il terzo posto al giro di boa a quota 27 punti, a sole quattro lunghezze dalla vetta, ha illuso l’ambiente sul fatto che questo potesse essere davvero l’anno buono per sognare in grande. E invece il girone di ritorno si è rivelato il brutto rovescio della medaglia per la formazione di mister Caporali, capace di raccogliere la miseria di 16 punti nella seconda metà del torneo. Con appena 4 vittorie all’attivo (esattamente la metà di quelle centrate all’andata), i biancoverdi si sono riscoperti fragili e troppo altalenanti, confermando quel limite strutturale che da tempo impedisce loro di compiere il definitivo salto di qualità. Nonostante la vistosa frenata, va dato merito alla squadra di aver lottato per la post-season fino alla penultima giornata, quando il brutto KO nello scontro diretto contro gli Eagles Caronno ha spento definitivamente i sogni di gloria. Se si guarda il bilancio complessivo della stagione, i 43 punti finali valgono una sufficienza piena e una stabilità di categoria mai messa in discussione. Resta però un forte rammarico per una prima parte di campionato che aveva fatto intravedere un potenziale da primissimi posti, poi svanito nel momento più importante. A METÀ OPERA.
UGGIATESE 6

Obiettivo centrato per la formazione comasca. I 36 punti finali e l’undicesimo posto in classifica assicurano la settima partecipazione consecutiva al campionato di Seconda Categoria. Un traguardo non scontato per una squadra che si affacciava a questo girone da perfetta sconosciuta, costretta ad ambientarsi in fretta in una realtà geografica e tecnica del tutto nuova. Il cammino, tuttavia, non è privo di brividi e le statistiche lo confermano chiaramente. Con appena 42 gol fatti (terzo peggior attacco del girone) e ben 64 subiti (quarta peggior difesa), l’Uggiatese mette a referto numeri che potenzialmente potevano costare carissimo, esponendo la squadra a rischi enormi. A fare la differenza, salvando la stagione dal baratro, è la capacità di non perdere la testa quando il pallone scotta. L’esperienza del gruppo emerge tutta nei veri e propri scontri diretti per la salvezza, i reali fattori determinanti del campionato comasco. Le vittorie pesanti contro Concagnese e Varano, unite ai pareggi strategici con Casbeno, Malnatese e Cittiglio, garantiscono quel gruzzolo di punti necessario per evitare i playout. Non bellissimi da vedere nei dati complessivi, ma tremendamente concreti nel momento della verità. PRAGMATICI.
VARANO BORGHI 6
Una salvezza strappata con le unghie proprio all’ultima giornata, mettendo fine a una pericolosa caduta libera che rischiava di trasformarsi in una clamorosa beffa finale. Per i rosanero si tratta di un verdetto importantissimo: l’obiettivo minimo della permanenza in categoria, essenziale per una formazione neopromossa, viene portato a casa, e con esso una sufficienza meritata per il traguardo tagliato. Ma quanta fatica per arrivarci.
Il film della stagione del Varano vive di due momenti totalmente opposti. La squadra raccoglie praticamente la metà del suo bottino complessivo nelle prime 8 giornate di campionato, stampando un avvio shock da ben 17 punti. Nei successivi 22 turni, però, la luce si spegne e i rosanero mettono insieme la miseria di 18 punti. Il dato diventa emblematico nel girone di ritorno, dove la formazione di Varano Borghi accusa le difficoltà maggiori, raccogliendo appena 15 punti: nella seconda metà di torneo solo il Casbeno fanalino di coda (con 7) fa peggio di loro. Alla fine, il traguardo cancella i mesi di sofferenza, ma il finale di campionato resta un grande avvertimento per il futuro. CHE FATICA.
AURORA INDUNO 6

Un tredicesimo posto finale che vale la permanenza in categoria senza dover passare dal pericoloso limbo dei playout, evitati grazie al distacco rassicurante sulla penultima in classifica. Non si tratta di certo di una stagione esaltante per l’Aurora Induno, una squadra che sembra aver definitivamente perso lo smalto necessario per orbitare stabilmente nella metà alta della classifica.
Resta un pizzico di amaro in bocca, perché a livello di gioco i biancoblu sanno ancora impressionare, specialmente nelle giornate in cui la rosa è al completo e può esprimere tutto il suo potenziale. A testimoniarlo c’è un dato statistico lampante: i 55 gol fatti in campionato, un bottino offensivo superiore persino a quello di squadre d’alta classifica come Cuassese ed Eagles Caronno. Nonostante un avvio decisamente deficitario che ha complicato i piani fin dalle prime battute, l’esperienza del gruppo emerge nel momento del bisogno, permettendo di raddrizzare la barra e navigare in porto. La sufficienza in pagella premia il traguardo raggiunto, ma non cancella la sensazione che, anche quest’anno, si potesse fare qualcosa di più. COMPRENSIVI.
CONCAGNESE 5.5
Una retrocessione che lascia tantissimo amaro in bocca per le modalità con cui si consuma. Il distacco di dieci lunghezze dalla tredicesima posizione non permette alla formazione comasca nemmeno di giocarsi la permanenza in categoria attraverso la lotteria dei playout. La sveglia per i biancoblu suona decisamente troppo tardi: il forcing finale da ben 12 punti nelle ultime sei partite — praticamente la metà dell’intero bottino stagionale — mette in mostra l’orgoglio del gruppo, ma non basta a raddrizzare una barca che ha imbarcato acqua per troppi mesi.
A condannare la Concagnese sono i numeri horror registrati nel corso del campionato. La fase difensiva si rivela un tallone d’Achille insuperabile con ben 70 gol incassati (seconda peggior difesa del girone), a cui si aggiunge un dato statistico emblematico: le 19 sconfitte complessive, il record negativo del torneo condiviso con Cittiglio e Casbeno. Il colpo di coda finale dimostra che il gruppo ha continuato a crederci, ma i troppi passaggi a vuoto della prima parte di stagione sono passati a riscuotere un conto salatissimo. TARDIVI.
CITTIGLIO 5.5

Essere l’ultima tra le ripescate dalla Terza Categoria significa fare i conti con un pesante handicap indipendente dalla propria volontà: la certezza del salto di categoria arriva solo a metà estate a causa dei tempi tecnici dei ripescaggi, costringendo di fatto a costruire la squadra in fretta e furia e con la metà del tempo a disposizione rispetto alle rivali. Una premessa in salita per puntare alla salvezza e, alla fine, i 21 punti e il quindicesimo posto finale certificano la retrocessione diretta per i grigioblù.
Il campionato si spacca nettamente in due. Il girone d’andata è un vero e proprio incubo, chiuso con la miseria di 5 punti in classifica e lo spettro di una resa anticipata. Nel ritorno, però, l’orgoglio del gruppo viene fuori: la squadra prende le misure alla categoria e prova a giocarsela a viso aperto, conquistando ben 16 punti nella seconda metà del torneo. Una reazione d’onore che purtroppo non basta a colmare il vuoto iniziale, complice anche la sterilità offensiva passata per i soli 36 gol fatti, il peggior dato dell’intero torneo.
La retrocessione fa male, ma non cancella la portata storica di un’annata in cui la società ritrova una Seconda Categoria che mancava da tantissimi anni. Si riparte dalla Terza, ma con lo stesso identico entusiasmo e un bagaglio d’esperienza prezioso per provare a ritornare presto in alto. PROSPETTICI.
BUGUGGIATE 5

Rappresenta, con ogni probabilità, la delusione più grande dell’intero campionato. Partiti in estate con dichiarate ambizioni da titolo, i biancoblu escono fin troppo presto dai giochi per il primo posto prima, e per la griglia playoff poi, scivolando in un anonimato di classifica che non rende giustizia al valore della rosa. Il vero tallone d’Achille della squadra è un’incredibile “pareggite”: sono ben 14 i segni X collezionati in stagione, più di qualunque altra formazione del girone. Punti persi e rimpianti che pesano come macigni, specialmente quelli lasciati per strada contro compagini di bassa classifica, come dimostrano i mezzi passi falsi tra andata e ritorno contro il Cittiglio, che complicano sul nascere ogni tentativo di risalire la china. Fa quasi specie notare come i biancoblu siano stati l’ultima squadra a conoscere la parola sconfitta in questo campionato, con il primo KO arrivato addirittura alla 13^ giornata. Una finta solidità che si sgretola nel girone di ritorno, dove il quadro si compromette in maniera definitiva rispetto a un’andata già vissuta ai margini della zona nobile. Un altro dato statistico è emblematico del cammino a rilento: le sole 10 vittorie totali, lo stesso bottino di squadre che hanno lottato per non retrocedere come Varano e Malnatese, e praticamente la metà di quelle della Valcuviana campione. Decisamente troppo poco per chi doveva battagliare per il vertice. RIMANDATI.
CASBENO 5

L’ultimo posto in classifica a quota 17 punti sentenzia un verdetto inappellabile per i biancorossi. Quando i numeri di fine anno sono così impietosi, la retrocessione diretta diventa purtroppo lo sbocco inevitabile di una stagione nata sotto una cattiva stella. Il Casbeno paga a caro prezzo il salto di categoria: dopo la splendida ed entusiasmante cavalcata dello scorso anno in Terza, la squadra non trova la forza e gli equilibri necessari per replicarsi al piano superiore, incappando in un campionato con pochissime luci e troppe ombre. A condannare la formazione di Varese è soprattutto una fragilità strutturale su entrambe le sponde del campo. I dati statistici lasciano ben poco spazio alle interpretazioni: con appena 39 gol messi a segno (secondo peggior attacco) e ben 73 reti incassate (peggior difesa del girone), mantenere la categoria diventa un’impresa impossibile. Il cammino non offre mai reali fiammate capaci di riaccendere la speranza, lasciando il gruppo sul fondo della classifica fin dalle prime battute e senza concrete chance di agganciare il treno salvezza. Se la squadra in campo ha faticato, lo stesso non si può dire della sua gente. Una menzione d’onore va senza dubbio ai “Casbenatt”: una tifoseria tra le più calde, colorate e divertenti dell’intera categoria, capace di accompagnare e spingere la squadra in casa e in trasferta senza mollare mai di un centimetro, nonostante un’annata così complessa. Il loro attaccamento è il punto fermo da cui i biancorossi devono resettare e ripartire per ritrovare lo smalto dei giorni migliori. INSTANCABILI.
Francesco Vasco


























