Dalla scrivania al campo. Un passo solitamente lungo ma che poi non è stato così tanto tale per Matteo Jemoli che a quel lavoro sul parquet è sempre stato particolarmente dedito ed affezionato.

La chiamata la scorsa estate di coach Kastritis gli ha ridato la possibilità di tornare a sentire il profumo del parquet, il rumore delle scarpette che scivolano sul campo, l’intensità di ogni singolo allenamento, l’adrenalina della partita dalla panchina. Sensazioni, emozioni, che a Matteo erano mancate e che sono tornate a fare parte di lui, in una stagione positiva per tutta Varese seppur con qualche rimpianto da riscattare l’anno prossimo.

Jemoli, partiamo dal bilancio sulla prima stagione da assistente al fianco di coach Kastritis. Com’è andata?
“È andata bene. Mi è piaciuto molto quello che ho fatto e sono soddisfatto del lavoro svolto insieme al coach e allo staff. Come gruppo abbiamo fatto un buon lavoro, supportando il coach sia nei momenti positivi sia quando le cose sono andate meno bene, soprattutto all’inizio della stagione. Abbiamo cercato soluzioni e, alla lunga, la squadra è cresciuta. Gran parte del merito va al coach, una piccola parte anche a noi dello staff, ma soprattutto ai giocatori, che sono quelli che poi scendono in campo”.

Soddisfazione e rimpianto più grandi di questa annata?
“I rimpianti principali sono due. Il primo è non essere riusciti a entrare nelle prime otto, perché ci siamo andati davvero vicini lasciando per strada qualche punto risultato poi decisivo. Il secondo è la partenza con il freno a mano tirato, che ha condizionato la prima parte della stagione e, di riflesso, anche il finale. Le soddisfazioni, invece, sono tante: abbiamo battuto squadre molto forti che poi sono arrivate lontano, abbiamo visto una crescita costante della squadra e siamo riusciti a migliorare diversi giocatori grazie al lavoro quotidiano in palestra”.

Come si svolge il suo lavoro dentro e fuori dal campo?
“Fuori dal campo mi occupo principalmente dello studio degli avversari dal punto di vista difensivo. Analizzo cosa fanno bene e cosa fanno meno bene, gli accoppiamenti, le situazioni di vantaggio e svantaggio e contribuisco alla costruzione del piano partita per quanto riguarda la fase difensiva. Parallelamente, in campo ho un occhio particolare sulla nostra difesa e, insieme al coach, seguo soprattutto questo aspetto nel lavoro quotidiano. Sono stato felice di ricoprire questo ruolo, anche perché Kastritis attribuisce grande importanza alla difesa. Era una responsabilità significativa e sono soddisfatto del fatto che il nostro rendimento difensivo sia stato quasi sempre positivo, fatta eccezione per il tema dei rimbalzi, dove abbiamo sofferto durante tutta la stagione”.

L’insegnamento più importante ricevuto da Kastritis quest’anno?
“Ce ne sono tanti, perché è stato il primo anno in cui ho lavorato a stretto contatto con lui. Sicuramente la capacità di portare sempre energia in palestra, che poi è ciò che devi trasmettere ai giocatori. Un altro insegnamento è quello di non dare troppo peso agli errori o ai momenti negativi, perché la negatività genera altra negatività. Anche quando le cose andavano male abbiamo sempre cercato di mantenere la barra dritta. Questa mentalità nasce dall’energia che il coach porta ogni giorno e che pretende da tutti, dallo staff ai giocatori. Sono gli insegnamenti più importanti. Poi abbiamo condiviso molto anche dal punto di vista tecnico e tattico: durante le partite il confronto è continuo e mi sono sempre sentito apprezzato e parte integrante del suo lavoro”.

Andiamo sull’attualità: quanto è importante il rinnovo di Alviti anche dal punto di vista tattico?
“Molto importante. Come per ogni conferma, sai già quale persona entrerà ogni giorno in palestra. Dado quest’anno è cresciuto tantissimo dal punto di vista mentale, della presenza e della leadership all’interno del gruppo. Per questo è importante averlo riconfermato. Tutti conosciamo le sue qualità tecniche, non serve elencarle, ma la continuità all’interno di una squadra è una delle cose più importanti”.

Anche Librizzi rimarrà dopo un anno fatto di alti e bassi. Cosa si aspetta da lui il prossimo anno?
“È stato un anno un po’ altalenante, anche a causa di alcuni infortuni che non gli hanno permesso di essere sempre al cento per cento. Non si è mai tirato indietro e ha sempre stretto i denti, e questo gli va riconosciuto. Credo che oggi anche le difese avversarie siano più attente nei suoi confronti e cerchino di togliergli alcune delle sue soluzioni preferite. Lui deve essere bravo a trovare nuove soluzioni, come ha già dimostrato di saper fare, magari interpretando maggiormente il ruolo di passatore rispetto a quello di finalizzatore. In vista della prossima stagione il suo ruolo di capitano sarà molto importante, perché è uno dei ragazzi sui quali contiamo sempre per energia, entusiasmo e positività. Anche quando le cose vanno male riesce a trasmettere fiducia. Dal punto di vista tecnico dovrà aggiungere qualcosa al suo bagaglio e stiamo già lavorando in questa direzione durante l’off-season”.

Perché avete deciso di puntare su un giocatore come Ikangi?
“Iris è un giocatore di grande energia, un vero jolly difensivo capace di marcare più ruoli. Per certi aspetti può colmare il vuoto lasciato da Elisée, almeno per quanto riguarda questa tipologia di giocatore. Inoltre è in grado di tirare da tre punti. Cercavamo un’ala che potesse essere uno stopper difensivo e che in attacco garantisse pericolosità sul tiro piazzato. Credo che queste caratteristiche rappresentino bene la sua identità”.

Durante l’anno abbiamo avuto modo di vederla allenare fondamentali come palleggio e passaggio con Ladurner, giocate che usa di rado in partita. Perchè?
“È un giocatore che è cresciuto molto e che ha vissuto la stagione nel modo giusto. È uno di quei ragazzi che, pur giocando pochi minuti, si è sempre presentato con l’atteggiamento corretto e con grande intensità. Lo stesso discorso vale per Villa. Sono giocatori che durante la settimana ci hanno permesso di mantenere alta l’intensità degli allenamenti senza mai una lamentela. Questo va riconosciuto. Sul piano tecnico stiamo alternando diversi tipi di lavoro con tutti i lunghi: non si tratta soltanto di rollare verso il ferro, ma anche di sviluppare altre competenze, come il palleggio, il passaggio e le letture sui tagli backdoor, aggiungendo ogni volta un tassello in più al loro percorso di crescita”.

La permanenza ormai certa di Renfro e l’idea dei tre lunghi sono la strada per una minor sofferenza a rimbalzo?
“Se verrà seguita questa strada, è sicuramente una delle possibili soluzioni al problema. La volontà è quella di rinforzare quel reparto per aumentare la fisicità e migliorare il rendimento a rimbalzo. Va però ricordato che il lavoro a rimbalzo è una responsabilità collettiva: non era sempre colpa dei lunghi se faticavamo in questo fondamentale. Anche ali e guardie, sia quelle che resteranno sia quelle che arriveranno, dovranno dare un contributo maggiore sotto questo aspetto”.

E l’idea di prendere un play puro?
“Senza dubbio è una possibilità. Non conosco ancora le scelte definitive, perché siamo in una fase iniziale del mercato e ci sono molte variabili da considerare. Potrebbe avere senso cercare un playmaker più regista, capace di coinvolgere maggiormente i nostri tiratori e i lunghi, favorendo una pallacanestro più corale e meno basata sulle iniziative individuali”.

Le manca fare il mercato?
“Ni. Da una parte, come staff, continuiamo a ricevere nomi e proposte dal management e quindi forniamo comunque le nostre valutazioni. È chiaro però che oggi sono meno coinvolto nei rapporti con gli agenti e nelle trattative. Questo mi permette di concentrarmi maggiormente sui giocatori, seguire clinic e aggiornarmi dal punto di vista tecnico, con l’obiettivo di farmi trovare ad agosto come un allenatore migliore.»

Alessandro Burin

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