Il nostro viaggio alla scoperta delle arti marziali torna a far tappa a Busto Arsizio, dove il Maestro Malaguti, forte di una lunga esperienza nella pratica e nell’insegnamento del Judo e autore di un libro dedicato al Koshiki no kata, ci accompagna alla scoperta di un aspetto tanto affascinante quanto ricco di storia della disciplina giapponese. Al centro del nuovo appuntamento ci sono i dan, ovvero i gradi conseguiti dopo la cintura nera, e il loro riconoscimento da parte del Kodokan di Tokyo, la scuola fondata da Jigoro Kano e considerata la casa madre del Judo.

Un riconoscimento che, come sottolinea Malaguti, va ben oltre il semplice valore tecnico e agonistico. Tra gradi, kata e tradizione, il Maestro ci racconta così il significato di un percorso che affonda le proprie radici nella storia stessa del Judo.
Maestro Malaguti, cosa sono i dan nel Judo?
“Il termine “Dan” può avere molteplici significati, tra i quali anche livello o grado. In generale, i Dan sono i gradi che si ottengono a partire dal conseguimento della cintura nera (Shodan, ovvero primo Dan, ndr). I livelli che vengono invece assegnati precedentemente, durante il percorso di conseguimento delle cinture colorate del Judo, si definiscono in giapponese “Kyu””.

Quale valore hanno i dan riconosciuti dal Kodokan di Tokyo?
“Nel mondo del Judo esistono diverse realtà, dalle singole società sportive alle Federazioni nazionali, passando per gli EPS, cioè gli enti di promozione sportiva, fino a organizzazioni come la EJU, a livello continentale, e la IJF (International Judo Federation). Tendenzialmente, fatta eccezione per le singole società sportive, tutti questi soggetti possono rilasciare il grado di “cintura nera” ai propri iscritti. Il valore riconosciuto al Dan dipende generalmente dall’importanza dell’ente che lo rilascia. Per esempio, una cintura nera rilasciata da un EPS non viene necessariamente riconosciuta come tale dalle Federazioni nazionali. Aver ottenuto un Dan dal Kodokan Judo Institute di Tokyo significa, invece, essere stati diplomati dalla massima autorità mondiale, dal punto di vista storico e tecnico, nel campo del Judo: la scuola fondata da Kano Jigoro Shihan, il creatore del Judo”.

Cosa prevede l’esame del Kodokan?
“L’esame per il conseguimento del Dan prevede innanzitutto la presentazione di una domanda e della documentazione relativa al percorso judoistico del candidato. Una volta valutata dal Consiglio dell’Istituto, la candidatura può essere ammessa all’esame, che parte dalla conoscenza degli elementi basilari del Judo, come cadute, posizioni e spostamenti. Segue un approfondito esame tecnico sulle tecniche di proiezione e di controllo previste dal programma, che variano per quantità e complessità in base al grado al quale si aspira. Si passa poi a una valutazione globale della qualità del Judo espresso dal candidato, lasciandolo libero di muoversi e applicare le diverse tecniche in situazioni differenti e contro avversari scelti casualmente. L’ultima fase riguarda il Kata, ovvero l’esecuzione di forme prestabilite che variano a seconda del grado. A differenza di quasi tutti gli altri soggetti, il Kodokan richiede l’esecuzione completa dei Kata sia nel ruolo di Tori, cioè chi esegue l’azione, sia in quello di Uke, chi la riceve: un’ulteriore conferma dell’impostazione tecnica e filosofica della scuola. I componenti della nostra trasferta hanno superato l’esame con esito positivo, ma il conferimento ufficiale del grado dovrà essere successivamente ratificato dal Consiglio direttivo, che si riunisce una volta all’anno. Pur avendo già ottenuto la cintura nera dalla FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta, Karate e Arti Marziali), Enrico Buga e Andrea Cassani dell’ASD Judo Nerviano sono quindi in attesa del riconoscimento del secondo Dan Kodokan, mentre Gianpiero Migliavacca del Judo Faloppio Kimeru Academy di Faloppio attende il riconoscimento del quarto Dan da parte del Kodokan Judo Institute di Tokyo”.

Lei lo ha svolto?
“No, perché devo attendere ancora diversi anni prima di poter accedere all’esame per il riconoscimento dell’ottavo Dan da parte del Kodokan. Al di fuori del Giappone, che visito ogni anno, sono pochissime le persone ad aver ottenuto questo riconoscimento. Personalmente, sono cintura nera di Judo, settimo Dan Kodokan e settimo Dan FIJLKAM”.

Quale motivo la spinge al Kodokan ogni anno?
“Pur praticando e insegnando regolarmente anche gli altri aspetti di questa disciplina, il mio principale interesse nel Judo si chiama Koshiki no kata, un esercizio antico ed estremamente complesso, se eseguito correttamente, del quale mi occupo fin dal 1983. Anche per quanto riguarda il Koshiki no kata, il lato sportivo si sta diffondendo sempre di più, ma ritengo che l’aspetto agonistico porti in parte a trascurare quello tradizionale e storico-culturale di questo Kata, in favore di un’interpretazione principalmente sportiva e di maggiore impatto visivo. Il Kodokan è uno dei luoghi principali dove posso incontrare altri Maestri con cui confrontare le mie idee e trovare spunti tecnici che possano migliorare l’esecuzione. Lì si riuniscono ancora gli allievi del Maestro Daigo Toshiro, uno dei principali studiosi di questo Kata, che purtroppo ci ha lasciati alcuni anni fa”.

Presso il Kodokan si svolge un corso?
“Sì, ogni anno si tengono dei corsi estivi, principalmente dedicati ai Kata e alla tecnica, ai quali partecipano judoka e docenti provenienti da tutto il mondo. In otto giorni vengono spiegati e analizzati tutti i Kata del Judo riconosciuti dal Kodokan di Tokyo, in modo dettagliato ed esaustivo. Al termine viene rilasciato un diploma di partecipazione, che molti appendono in palestra come fosse una reliquia, quasi a testimoniare il ritorno da un pellegrinaggio alle origini del Judo”.

Cosa ne pensa della nazionale italiana di kata nel Judo?
“Sicuramente disponiamo di ottimi atleti, sia uomini sia donne, che eseguono dei validi Kata nell’ ambito sportivo”.

Nabil Morcos

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