La mente ed il braccio. Un binomio che spesso viene usato quando si parla di coppie perfette che riescono ad integrarsi al meglio l’una con l’altra per creare poi un prodotto finale di altissima efficacia e qualità. Ora, non sappiamo se per loro sarà lo stesso, ma sicuramente la base di partenza è tra le migliori per poter avere un risultato più che eccellente in campo.

La mente, William McDowell-White, ed il braccio, Isaiah Roby, play ed ala grande, due degli acquisti più intriganti del mercato biancorosso che, causa infortuni, non hanno potuto ancora trovarsi sul campo da gioco ma che, quanto meno davanti ai microfoni, dimostrano già una grande chimica ed un’ottima intesa.

Due ottimi ragazzi prima ancor che giocatori di livello, come ci ha tenuto a sottolineare il GM della Pallacanestro Varese, Zach Sogolow, in apertura della conferenza stampa dei due, svoltasi quest’oggi, giovedì 10 settembre, presso l’azienda Elmec di Brunello, storico partner del club biancorosso: “Siamo veramente entusiasti di dare il benvenuto a Roby e McDowell-White, due grandi giocatori non solo come livello tecnico e di esperienza quanto caratteriale e umano. Per noi avere due leader così, ottime persone ancor prima che grandi giocatori, è qualcosa di davvero importante”.

Roby

“Sono molto contento di far parte di questa grande società. Mi è mancato un pò il campo in questo periodo a causa dell’infortunio rimediato ma non vedo l’ora di tornare a disposizione. Devo ringraziare compagni e staff per il supporto continuo che mi hanno dato in queste settimane”.

SULLA CONDIZIONE FISICA: “Nonostante l’infortunio al dito mi sono allenato sempre al massimo e fisicamente sto bene. Penso che già da questo weekend potrò tornare a disposizione del coach, poi non so se giocherò. Per l’inizio del campionato sicuramente sarò pronto”.

L’EREDITA’ DI NKAMHOUA: “Non posso dire molto su Olivier anche perché non lo conosco; ciò che mi ha portato qui era la possibilità di giocare nel ruolo di ala grande. In NCAA ho imparato a giocare sia da esterno che da lungo, capendo come sfruttare la mia fisicità ma penso che quest’esperienza possa insegnarmi ad applicare questa caratteristica all’intenistà elevatissima di gioco che ricerchiamo e rendermi così un giocatore ancora più completo”.

L’INSEGNAMENTO PIU’ IMPORTANTE TRATTO DALL’NBA CHE SI PORTA DIETRO: “Ho imparato che a quel livello, dove il talento di quasi tutti i giocatori è altissimo, la differenza la faccia la capacità di avere fiducia in se stessi in ogni contesto. A volte serve avere una personalità elevatissima per emergere ed è una cosa su cui sto lavorando”.

LA SFIDA PIU’ GRANDE A LIVELLO PERSONALE DI QUESTA STAGIONE: “Nell’esperienza che ho fatto in Germania ho capito quanto sia importante mettere la squadra al primo posto. A volte capiterà che non toccherò molto la palla o non tirerò magari ma in quei casi dovrò saper essere in qualche altro modo utile alla squadra per cercare di vincere. Questo è sicuramente un insegnamento che dovrò cercare di coltivare durante tutto l’anno”.

PERCHE’ HA SCELTO IL BASKET: “Mi è sempre piaciuto giocare a basket anche se il mio sport preferito all’inizio era football americano. A quindici anni, però, sono cresciuto tantissimo in altezza e mi sono indirizzato verso la pallacanestro e fin da subito si è capito che era la strada giusta per me”.

McDowell-White

“Sono felice di essere qui, con ottimi compagni di squadra ed in un club che ci mette nelle migliori condizioni per lavorare e cercare di performare al massimo. Ho già avuto modo di vivere un pò la città, la trovo molto bella ed accogliente”, le parole iniziali del playmaker australiano.

SULLA CONDIZIONE FISICA: “Sto molto bene, ho avuto un piccolo affaticamento a Sondrio ma nulla di preoccupante anche se il recupero deve essere gestito al meglio, soprattutto quando si gioca due giorni a fila come ci è capitato lo scorso weekend e come ci capiterà il prossimo”.

PIU’ CREATORE DI GIOCO O PIU’ POINT-GUARD: “Mi vedo molto più come un playmaker creatore di gioco. Mi piace cercare di costruire tiri per i miei compagni, poi chiaro se sono libero non mi sottraggo al tiro, però il primo pensiero è quello di creare per gli altri”.

L’EFFICACIA CHE PUO’ AVERE A RIMBALZO GRAZIE ALLA SUA TAGLIA FISICA: “Andare a rimbalzo è una cosa che mi piace. Oltre a questo, penso che la mia fisicità in difesa mi permetta di essere molto versatile, visto che in carriera ho sempre marcato senza problemi dall’1 al 3 avversari ed a volte perfino il 4”.

IL RAPPORTO CON KASTRITIS E LA GESTIONE DI TANTI COMPAGNI CON GRANDE TALENTO OFFENSIVO: “Sto ancora imparando come gestire il gioco della squadra tenendo un ritmo molto elevato ad ogni azione come vuole il coach. Poi penso che non sia un discorso di uno compagno o di un altro: tutti dobbiamo lavorare e fare le cose sempre al massimo e nella stessa direzione, se no la squadra nella sua totalità non funziona”.

IL SUO OBIETTIVO PER QUESTA STAGIONE: “Chiaramente vincere, o almeno provarci. La cosa importante è riuscire a creare una mentalità vincente nello spogliatoio, cercando di lavorare sempre in questa condizione. Sentendo la storia di Varese, negli ultimi anni non è stato mantenuto il livello che compete a questo club, cosa che invece noi vogliamo provare a fare”.

L’EMOZIONE DELLA VITTORIA DELL’EUROCUP ED IL SEGRETO DI QUEL SUCCESSO: “Sicuramente un’emozione enorme festeggiata anche nei giorni successivi dove siamo stati, io e i miei compagni, spesso molto brilli (ride, ndr). Penso che il segreto, che poi dovrà essere la nostra arma quest’anno, sia stata la leggerezza mentale: verremo visti come outsider, non avremo la pressione delle altre squadre e questo può sicuramente giocare a nostro favore per sorprendere i nostri avversari”.

PERCHE’ HA SCELTO LA PALLACANESTRO: “Facevo più sport da piccolo: football australiano, rugby e basket. A quindici anni mi scelsi il football, anche perché vedevo il basket come un gioco e non come un lavoro. Volevo seguire i passi di mio papà che ha giocato tanti anni a football ma è stato proprio lui a dirmi che secondo lui la pallacanestro poteva essere la mia strada e chi sono io per non seguire le indicazioni di mio papà ?! A distanza di anni direi che aveva ragione”.

IL COMPAGNO CHE FINORA LO HA COLPITO DI PIU’: “Nessuno in particolare, sono tutti ottimi ragazzi e giocatori dall’alto livello non solo di talento quanto di QI cestistico”.

Alessandro Burin

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