Prende sempre più forma nelle idee e nei fatti la Pallacanestro Varese versione 2026/2027 di coach Ioannis Kastritis. In attesa di definire quelle che sono le situazioni legate al parco italiani, l’impostazione di base sulla costruzione del roster biancorosso è chiara e definita nel management biancorosso.

Si ripartirà, infatti, da una squadra dotata di 4 esterni versatili, capaci di dare velocità, intensità e tenere alto il ritmo di gioco, com’è stato poi quest’anno con la conformazione definitiva della squadra che ha visto Iroegbu, Stewart, Librizzi e Moore. 4 piccoli tra i quali però, quest’anno, rientrerà un playmaker molto più puro nel senso stretto del termine rispetto alla passata stagione, per intenderci uno con caratteristiche più simili a Mitrou-Long che ad esempio proprio a Stewart.

Una scelta, questa, dettata dal fatto di voler trovare un giocatore in grado di dare maggiori geometrie ed equilibrio, oltre che dettare i tempi di gioco e migliorare la coralità di un attacco nell’ultima stagione legato fin troppe volte alle individualità dei singoli piuttosto che alla qualità del gioco collettivo.

Prende sempre più corpo, poi, l’ipotesi di una Varese maggiormente strutturata sotto le plance. L’arrivo di Ikangi per sostituire Assui, in tal senso, è il primo passo verso una maggior presenza ed efficacia fisica sotto le plance della prossima Openjobmetis che dovrà andare ad arginare quel problema enorme che porta il nome di “rimbalzi” che da anni ormai è male atavico ed incurabile di questa squadra, nonostante il cambio di giocatori e staff tecnici.

Ed allora, con la permanenza di Ladurner ormai certa, la possibilità che rimanga anche Renfro come secondo lungo dietro il pivot titolare che andrà trovato sul mercato si fa sempre più strada nelle idee del trio Kastritis-Sogolow-Horowitz, per provare così finalmente a trovare la giusta medicina ad un malessere che nemmeno l’avvento del coach greco ex Aris Salonicco è stato in grado di curare, detto che poi prendere rimbalzi è un lavoro di squadra che parte anche e soprattutto dagli esterni, però è chiaro che se sotto le plance hai uno come Cain, Simmons o Spencer, solo per citare alcuni degli ultimi 5 veri visti ai piedi del Sacro Monte, beh le cose cambiano, eccome se cambiano.

Alessandro Burin

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