Si sa, le stagioni storte esistono e quando sono totalmente inaspettate rischiano di diventare più pericolose che mai. In quel momento, però, serve grande sangue freddo, esperienza e soprattutto forza morale per tenere la barra dritta e non mollare.

La stagione del Basket7Laghi Gazzada in B Interregionale non è andata certo secondo le aspettative: una squadra costruita per lottare fino alla fine per la vittoria del campionato che si è trovata a dover lottare con le unghie e con i denti, invece, per mantenere la categoria. Tra gli uomini che hanno segnato il destino, in positivo, dei gialloblu, c’è stato sicuramente Matteo Maruca, colpaccio estivo della società del presidente Pizzi, che è stato uno dei pochi baluardi a cui per tutto l’anno la squadra allenta prima da Bruno Bianchi e poi da Marco Passera, si è aggrappata per conquistare la permanenza diretta in categoria, senza dover passare dai playout.

Maruca, partiamo dalla fine: una salvezza diretta importante e non scontata è comunque un risultato positivo visto come si era messa la stagione…
“Dopo la partita di Saronno, in cui ci siamo complicati la vita, era fondamentale evitare i playout e, con un colpo di coda finale, ci siamo riusciti. Meno male. Una volta svanita la possibilità dei playoff, andare ai playout sarebbe stato insostenibile a livello mentale per una squadra partita con altre ambizioni. Siamo stati bravi a evitarli e a chiudere vincendo una partita difficile come quella di Tortona all’ultima giornata”.

Cosa non ha funzionato quest’anno?
“Non mi piace parlare dei singoli e non lo farò. È chiaro che qualcuno ha dato meno di quanto ci si aspettasse, ma il vero problema sono state le aspettative molto alte che si erano create attorno alla squadra. Non basta mettere insieme nomi importanti, serve anche altro. A un certo punto abbiamo perso certezze e l’infortunio di Arienti lo abbiamo pagato più del previsto”.

Coach Bruno Bianchi unico responsabile o alla fine pagano sempre gli allenatori in quelle circostanze?
“Sicuramente la seconda ipotesi. Eravamo arrivati a un punto in cui, anche con Bruno, non c’era più armonia con una parte del gruppo. Secondo me si sarebbe dovuto intervenire prima: il cambio è arrivato a dieci giornate dalla fine. Mi è dispiaciuto, però in queste situazioni spesso finisce così”.

Tornasse indietro rifarebbe la scelta di andare a Gazzada?
“Sì, perché era un anno in cui avevo bisogno di maggiore comodità, anche per alcune attività extra basket che ho intrapreso. Cercavo una realtà vicina a casa ma con ambizione, e Gazzada mi offriva entrambe le cose. Purtroppo non è andata come immaginavo. Rimane comunque un’annata positiva: il livello della B2 è molto alto e non me lo aspettavo. Salvarsi non è stato affatto semplice vista come si era messa la stagione”.

Ora è chiaro che lo sguardo è rivolto al futuro: sappiamo di un forte interesse dei suoi confronti della Robur Et Fides, ma immaginiamo ci siano tante realtà pronte a corteggiarla…
“È vero, con la Robur ho parlato, mi hanno fatto una buona offerta e per me è un po’ come casa visto che ho giocato tantissimi anni lì, però già il salto dalla B1 alla B2 è stato importante quest’anno e a 29 anni non voglio scendere ancora di categoria, quindi non giocherò in C l’anno prossimo. Il mio obiettivo sarebbe quello tornare in B1, se non sarà possibile guarderò a qualche realtà di B2 ma sempre una soluzione qui in zona perché voglio restare vicino alla mia famiglia”.

Alessandro Burin

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