
Da una curiosità iniziale a una passione che oggi occupa un posto importante nella sua vita: Matteo Viola, varesino, sportivo da sempre e Brand Ambassador di “Spartan”, ci racconta il suo percorso nel mondo delle “Spartan Race”, tra fatica, voglia di mettersi alla prova e obiettivi sempre nuovi da inseguire. Come emerge dalle sue parole, però, non c’è solo l’aspetto sportivo: questo ambiente gli ha infatti permesso di conoscere persone che col tempo sono diventate veri e propri amici, rendendo ogni gara qualcosa che va ben oltre il semplice risultato.
Matteo, raccontaci la tua esperienza nel mondo dei circuiti Spartan: come li hai scoperti?
“Li ho scoperti quasi per caso, vedendo le gare che facevano al circuito di Motocross a Malpensa. Sono rimasto incuriosito da queste persone che andavano su e giù dalle cunette del percorso con catene, sacchi, bidoni pieni di ghiaia. Da lì ho provato e poi non ho più smesso”.
Come viene suddivisa una gara di questo tipo: dal tempo, alle specialità che sono previste…
“Ci sono 4 diverse categorie: la 5km, la 10km, la 21km e la 50km, nell’ordine: “Sprint”, “Super”, “Beast” e “Ultra”. C’è anche un altro formato, l’“Hurricane Heat”, un pochino più di nicchia, perché non si tratta più solo di una gara di corsa ma è anche resistenza fisica e mentale. Spartan offre poi diverse categorie: l’“Elite”, che sono gli atleti più forti; poi ci sono le “Age Group”, che sono divise per età e infine, ci sono gli “Open”, che sono i ragazzi che vedono le gare come delle sfide con loro stessi, per i quali conta portarla a termine senza limite temporale”.
Immagino che un percorso del genere richieda tanto allenamento…
“L’importante è la corsa, come dice dopotutto anche il nome “Spartan Race”. Bisogna avere anche una preparazione di forza e poi soprattutto un’ottima tecnica sugli ostacoli, perché rappresentano tutto e quando si superano velocemente, si possono guadagnare secondi preziosi al fine della classifica e del tempo. Poi, se si sbagliano, si deve obbligatoriamente fare un giro di penalità, o addirittura, nel caso in cui si sbagliasse il Giavellotto, l’ostacolo più “tosto”, bisogna fare 30 burpees. Tutto questo vale per i competitivi. Per quelli che invece corrono in Open, le penalità sono sempre 30 burpees”.
Attualmente a che livello sei?
“Sono un “umile Spartano”, faccio l’”Age Group” nella categoria “40-44”. Corro principalmente perché Spartan mi ha fatto conoscere tantissime persone che negli anni sono diventati veri e propri amici. Chiaro, corro anche per un obiettivo di tempo e classifica ma non punterò mai ad avere una posizione da podio. Devo dire però che una volta, un quinto e un settimo posto di categoria sono riuscito a conquistarli: ad Alleghe, prima del Covid e recentemente a Lubiana, in Slovenia. Inoltre, ho partecipato a dicembre al mondiale ad Abu -Dhabi nel deserto, mentre l’obiettivo di quest’anno, salvo infortuni e qualche piccolo problema cardiaco, sarà il mondiale Ultra da 50km a Morzine, in Francia, che sarà una gara di montagna con oltre 3000m di dislivello e più 50 ostacoli: questo è l’obiettivo del 2026”.
Prima di questo, lo sport faceva già parte della tua vita? Cosa praticavi?
“Essendo nato a Varese, tanti si aspetterebbero il basket ma ho giocato invece tanti anni a calcio a livello amatoriale. In seguito, ho scoperto come sfogo post-lavoro e per divertimento il running, che poi si è evoluto ed è andato verso le Spartan Race”.
Quali sono i tuoi obiettivi futuri? Qual è il tuo sogno?
“Quello che mi piacerebbe, sarebbe fare un Top 10 in un campionato europeo, che quest’anno si svolgerà a settembre in Francia a Estérel Saint-Raphaël. So che è molto difficile vista la qualità degli atleti che ci sono, però uno ci prova, sognare non costa nulla. Mi piacerebbe davvero provare ad entrare nella Top 10”.
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Lorenzo Guidali

















































