
Le lacrime di commozione, spontanee e bellissime, cariche di un mix inspiegabile di emozioni, versate da Bianca Artioli al termine della nostra intervista sono un fedele specchio di tutto ciò che una calciatrice di 18 anni appena compiuti dovrebbe essere: una ragazza che studia da professionista, ma che non può dimenticarsi di essere un’adolescente cresciuta con sani principi e l’obiettivo di cullare un sogno che è sempre più vicino alla propria realizzazione.
Dai primi calci al pallone in maglia Ternatese (passando anche da Vergiate e Ispra) ad un lungo percorso di crescita in maglia Gavirate che le ha permesso di approdare in una realtà di primo piano del panorama nazionale e internazionale. Bianca Artioli si è cucita addosso il rossonero del Milan: dopo la gavetta in Under17, si sta facendo le ossa con la Primavera e lunedì 11 maggio le ragazze di mister Zago hanno conquistato lo Scudetto di categoria (seconda affermazione in tre anni) vincendo ai rigori una finale epica allo stadio “Enzo Ricci” di Sassuolo contro le padrone di casa. In campo per 120’, seguiti poi dai lunghi e infiniti minuti della lotteria dagli undici metri, anche l’ex Gavirate con tutte le emozioni, le ansie e le paure che una ragazza di 18 anni non può non provare.

“Siamo arrivate alle Final Four quasi da underdog – ci racconta Bianca Artioli – incontrando in semifinale la Juventus campione in carica e con soli due ko alle spalle: vincere 3-1 ci ha dato una carica enorme, approdando in finale sull’onda della positività. Di fronte, però, avevamo un Sassuolo altrettanto in salute che poteva anche contare sulla spinta del pubblico di casa: siamo state brave a passare in vantaggio per due volte, ma proprio a 2’ dalla fine è arrivato il loro pareggio che, per certi versi, ci ha fatto crollare il mondo addosso. Io in primis ero in preda allo sconforto, anche perché nei due tempi supplementari loro hanno alzato parecchio il ritmo e la nostra Belloli è stata strepitosa tra i pali. Man mano che passavano i minuti, però, ero sempre più certa del fatto che ai rigori avremmo potuto vincerla. E così è stato”.

Come hai vissuto proprio l’ultimo rigore segnato da Cortinovis?
“Durante la sua rincorsa ero lì in mezzo al campo insieme alle altre ragazze. Sono stati attimi di terrore misto ad ansia, ma tutto è sparito nel momento in cui abbiamo visto il pallone entrare: siamo scoppiate di felicità. Per me è stato il primo Scudetto nelle tre stagioni al Milan e negli istanti immediatamente successivi al triplice fischio provi un mix di emozioni davvero indescrivibile: sei felice, ovvio, ma pensi anche a tutto ciò che hai fatto per essere lì. È stato super emozionante”.
In generale, che stagione è stata?
“Potrei definirla il tassello più bello della mia esperienza fin qui. Sono arrivata in Under17 a stagione in corso e, da Gavirate, non è stato facile inserirmi in un contesto così impegnativo. L’anno dopo è sicuramente andata molto meglio anche se, purtroppo, rientrata dall’esperienza con la Nazionale in Croazia per la qualificazione agli Europei, mi sono rotta un dito del piede (infortunio che le è costato uno stop di sei mesi, ndr). Sono rientrata proprio all’ultimo: abbiamo vinto la semifinale con l’Atalanta, ma perso la finale con la Roma. In estate sono passata in Primavera e ho avuto la possibilità di essere anche integrata alla Prima Squadra facendo qualche amichevole, ma il focus è inevitabilmente stato tutto sul campionato: non siamo partite benissimo perdendo contro la Roma, anche se ben presto abbiamo preso il nostro passo concludendo al meglio la stagione. Non potrei essere più felice di così”.

Riavvolgendo un attimo il nastro, come hai vissuto a livello psicofisico il passaggio da Gavirate a Milano?
“Mentalmente è sicuramente stato complicato lasciare una realtà di paese, con tutto l’assoluto e doveroso rispetto per il Gavirate, e indossare la maglia del Milan: qui io rappresento un club di primo livello e mi sento gli occhi di tutti addosso. A Gavirate potevo senz’altro giocare con più leggerezza, mentre in rossonero avvertivo una pressione ben diversa; un aspetto che, comunque, con il tempo ho imparato a smussare. Ben più traumatico è stato l’impatto a livello fisico (ride, ndr): sono uscita dal primo allenamento letteralmente distrutta e mi sono chiesta come facessero le altre a stare ancora in piedi. Pian piano, però, sono migliorata anche da questo punto di vista acquisendo fiato, muscolatura e fisicità; non nego, comunque, che sia stato davvero difficile”.
Hai giustamente parlato di “pressione”. Cosa rappresenta per te indossare la maglia del Milan?
“Un piccolo grande traguardo dopo tanti anni di sacrificio, ma anche un nuovo punto di partenza. Sono in uno dei migliori club al mondo e sono fiera di poter indossare questa maglia, a maggior ragione di farlo l’anno prossimo con uno Scudetto sul petto. È una soddisfazione anche per chi mi conosce, tra famigliari e amici, e mi auguro che nei prossimi anni altre ragazze possano compiere questo stesso percorso. La mia vittoria più grande è sapere che la mia famiglia è orgogliosa di me (e qui spuntano le lacrime di commozione, ndr): voglio dire grazie a mio fratello Carlo con cui ho iniziato a giocare, a papà Claudio e mamma Livia che mi sostengono giorno dopo giorno, e ai miei nonni che sono sempre con me. Ne approfitto (lacrime asciugate, ndr) per rivolgere un pensiero anche a Valerio e Marco dell’agenzia MV Football Elite che mi stanno supportando al meglio”.

Una stagione si è appena chiusa, ma sei già orientata alla prossima: quali sono gli obiettivi futuri?
“Senza dubbio ho voglia di alzare ancor di più l’asticella: sarebbe un sogno riuscire l’anno prossimo a bissare questo successo e, perché no, guadagnarsi la chance di esordire in Prima Squadra. Spero anche di poter tornare in Nazionale perché vestire la maglia Azzurra è un’emozione unica. So, però, che tutto dipenderà da me: voglio continuare ad essere la Bianca di sempre e voglio crescere giorno dopo giorno per dimostrare di potermi meritare ogni traguardo”.
Matteo Carraro


























