
I bracieri di Milano e Cortina sono stati spenti da poco e pertanto è arrivato il momento di tracciare un bilancio di quanto fatto dalla squadra azzurra nelle due settimane di gara. Lo faremo tramite le classiche pagelle a ciascuna disciplina, ma usciremo anche dal perimetro tricolore per celebrare i campioni che più di tutti hanno scritto una pagina di storia, rendendo questa edizione indelebile nella memoria di tanti. Prima di cominciare, però, un grande applauso va rivolto all’organizzazione e quindi alla Fondazione Milano-Cortina 2026: nonostante i tanti dubbi della vigilia su cantieri non completati e le difficoltà di gestire un’Olimpiade diffusa, tutto ha funzionato alla perfezione anche nel settore critico dei trasporti.
Sono numerosi i Comitati Olimpici dei vari paesi che si sono sentiti in dovere di ringraziare per l’accoglienza e l’ospitalità ricevuta, ma ancora più significativo è che la Francia, paese organizzatore della prossima edizione nel 2030, ha elogiato la macchina organizzativa e preso tanti spunti in vista del lavoro che li attende. Unico neo il prezzo dei biglietti, specialmente nelle venue di Milano, non esattamente alla portata di tutte le tasche. Ma nel complesso anche qui va registrato un grande successo, con 1 milione e 300 mila ticket venduti pari a oltre il 90% di quelli disponibili, che vanno a coprire in gran parte i costi sostenuti. E non è un caso se negli ambienti romani già si sta studiando la candidatura di Roma e Napoli per le Olimpiadi estive del 2036 o del 2040.
TOP E FLOP
TOP E FLOP MILANO-CORTINA 2026
Gli atleti copertina dei XXV Giochi Olimpici invernali non possono che essere il fondista norvegese Johannes Hosflot Klaebo e la sciatrice italiana Federica Brignone. Lo scandinavo ha compiuto un’impresa dominando in lungo e in largo in Val di Fiemme, sul tracciato di Tesero, sia nelle gare sprint che in quelle distance, sia in tecnica classica che in tecnica libera, sia da solo che come finalizzatore del lavoro di squadra. Sei medaglie d’oro in altrettante gare fanno capire come fosse impossibile fare meglio di così e, se allarghiamo il panorama anche alle olimpiadi estive, solamente i nuotatori americani Spitz e Phelps sono riusciti a vincere più gare nella stessa edizione. Non meno importante il capolavoro compiuto da Federica Brignone, che a dieci mesi dal terribile infortunio che avrebbe potuto porre fine alla sua carriera prima ha preso le misure in discesa, poi ha vinto in super-g, quindi ha spazzato via la concorrenza dominando letteralmente il gigante. L’omaggio che le hanno riservato le avversarie al traguardo rende l’idea della grandezza di un’atleta che è stata capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo proprio quando la maggior parte si sarebbe arreso. Per il terzo gradino di questo podio ci sarebbe grande bagarre, da Xandra Velzeboer a Eileen Gu, da Franjo Von Allmen a Jens Luraas Oftebro, ma abbiamo scelto di premiare simbolicamente le formazioni statunitensi di hockey su ghiaccio, capaci di fare doppietta battendo sia al maschile che al femminile i rivali canadesi al supplementare. Doppietta riuscita in passato solamente alle nazionali della Foglia d’Acero. In particolare il successo tra gli uomini, firmato da Jack Hughes, è arrivato esattamente 46 anni dopo il “Miracle on ice” di Lake Placid (dal 22 febbraio 1980 al 22 febbraio 2026). Una medaglia d’oro che renderà impressa per sempre nella memoria dei tifosi americani l’edizione di Milano-Cortina 2026.
Tra i flop invece il primo posto va ex aequo ai giudici di curling e short track: i primi non hanno squalificato la formazione canadese maschile, che poi ha vinto la medaglia d’oro, nonostante questi abbiano ammesso (ci sono anche i video a inchiodarli) di aver barato in due partite del girone toccando le stone dopo la hog line; i secondi hanno penalizzato in maniera quasi scientifica Pietro Sighel in tutte e tre le gare individuali, a chiaro vantaggio dei rivali canadesi e olandesi, trasformandole in una farsa. A ruota non può mancare il fenomenale pattinatore statunitense Ilia Malinin, arrivato a Milano per scrivere la storia del pattinaggio di figura nel singolo maschile proponendo tutti i salti quadrupli, fatto mai successo in precedenza, e per osare troppo ha buttato via un oro olimpico ormai in tasca dopo gli evidenti errori di tutti i rivali più accreditati. Basti pensare che gli sarebbe bastato ottenere un punteggio di 50 punti inferiore al suo primato stagionale per salire comunque sul gradino più alto del podio, invece le cadute in serie l’hanno relegato addirittura all’ottavo posto (15° nel programma libero). Chiude al terzo posto William Dandjinou, arrivato al Forum di Assago come grande favorito nelle gare maschili di short track e tornato in Canada soltanto con un argento ottenuto nella staffetta mista.
TOP
1) Johannes Hosflot Klaebo
2) Federica Brignone
3) Hockey USAFLOP
1) Giudici di curling e short track
2) Ilia Malinin
3) William Dandjinou
TOP E FLOP ITALIA
Stringendo il cerchio alla spedizione italiana, al primo posto non può che esserci Federica Brignone per i motivi già citati. Alle sue spalle un’altra donna che, come Federica, è arrivata a questa rassegna olimpica con tanti dubbi legati ai malanni dei mesi precedenti che non le hanno permesso di trovare la condizione migliore tanto da farla pensare per un attimo al ritiro: parliamo di Francesca Lollobrigida, che è riuscita ad arrivare al picco della forma proprio nel momento migliore, vincendo i 3000 e i 5000 metri di pattinaggio di velocità. Al terzo gradino un altro ex aequo (troppo difficile sceglierne solamente uno): Simone Deromedis, che vincendo nello ski cross ha riportato un titolo olimpico individuale maschile in Italia dopo 16 anni, e Armin Zoeggeler, direttore tecnico della nazionale di slittino, in rappresentanza di una disciplina capace di conquistare due ori, due bronzi e un quarto posto su cinque gare a disposizione.
Ci sono però anche dei flop, a partire dalla squadra maschile di snowboard alpino: arrivati a Livigno con aspettative altissime, avendo vinto 6 delle 8 gare di Coppa del Mondo in stagione, nessuno degli azzurri è riuscito nemmeno a salire sul podio. Sicuramente la pressione ha giocato un brutto scherzo ai nostri campioni, che ai quarti di finale hanno anche sbagliato la scelta della pista su cui scendere preferendo la rossa alla blu. A ruota seguono gli skiman della squadra di biathlon. A tutti capita di sbagliare, dispiace che sia accaduto proprio sulla pista di casa e proprio quando avevamo degli atleti che potevano ambire a salire sul podio ad ogni gara. Imbarazzante la differenza di prestazioni con gli sci dei rivali francesi, ma anche con troppe altre nazionali il paragone sui materiali è stato impietoso. Chiudiamo con lo staff tecnico dello sci alpinismo: aver portato per la prima volta alle Olimpiadi una disciplina in cui l’Italia vanta una grande tradizione e non essere riusciti non soltanto a salire sul podio, ma nemmeno a portare il massimo degli atleti possibili a causa di scelte discutibili in fase di qualificazione, fa capire come questo quadriennio vada rapidamente cancellato. Bisogna resettare in fretta e ripartire con ancora più forza verso i prossimi Giochi, dove è probabile che la Francia spinga per aumentare i format di gara introducendo almeno una tra vertical e individual.
Top
1) Federica Brignone
2) Francesca Lollobrigida
3) Simone Deromedis e Armin ZeoggelerFlop
1) Snowboard alpino maschile
2) Skiman biathlon
3) Staff tecnico sci alpinismo
Alex Scotti



























