Con lo 0-0 contro la Rhodense, il Varese Femminile ha staccato il pass per le semifinali di Coppa Italia che vedranno le biancorosse sfidare il FiammaMonza tra marzo e aprile con l’obiettivo di provare a conquistarsi la finale. Prima di allora, però, il focus varesino torna a rivolgersi al Girone A di Eccellenza che tornerà protagonista da domenica 1 febbraio con la quarta giornata del cammino di ritorno (le prime tre, visti gli impegni di Coppa, sono state posticipate in coda): alle Bustecche si presenterà il Cavenago.

Sfida importante, come tutte del resto, che il Varese non vuole sbagliare a maggior ragione dopo le soddisfazioni di Coppa. A ribadirlo è Monica Tancredi, difensore esterno classe ’96 (capace di adattarsi sulla fascia anche in posizione più avanzata), rinforzo estivo che, al netto di un’importante concorrenza, ha trovato il modo di ritagliarsi il proprio spazio e incidere in modo estremamente positivo nelle dinamiche di gruppo.

La partita con la Rhodense era particolarmente attesa da tutte: è arrivato uno 0-0 che vale oro, vista la qualificazione in semifinale di Coppa Italia. Che soddisfazione è stata?
“Sicuramente una bella rivincita che volevamo prenderci dopo quella sconfitta in campionato e che, al tempo stesso, dà dimostrazione del gruppo che siamo: anche nei momenti di difficoltà non abbiamo mai mollato, volevamo passare il turno e l’abbiamo fatto”.

La Coppa tornerà tra l’11 marzo e il 22 aprile con l’andata e il ritorno della semifinale contro il FiammaMonza: aspettative?
“Sulla carta sembrerebbe essere una squadra alla portata, ma la loro stagione fin qui, tra campionato e Coppa, dimostra il contrario; nel girone d’andata sono riuscite a metterci in difficoltà, il che ci ricorda di non prendere mai nessuna squadra sottogamba. Saranno due belle partite intense infrasettimanali che richiederanno parecchie energie, ma abbiamo una rosa ampia e competitiva che è pronta a dare tutto”.

Bilancio ovviamente positivo in Coppa, come si affronta ora il ritorno in campionato?
“Cercheremo di non mangiarci quei punti che abbiamo lasciato per strada nel girone d’andata. Sicuramente rispetto alle primissime partite c’è molta più sintonia in campo, aspetto che matura di pari passo con la conoscenza reciproca, e in questo periodo abbiamo lavorato intensamente sugli errori commessi per evitare di ripeterli. L’ottimo cammino in Coppa e il fatto di conoscerci di più può far presagire il meglio, ma ovviamente dipenderà tutto da noi. Il Cavenago? Esempio di quanto dicevo prima: all’andata abbiamo pareggiato, per cui l’affronteremo al massimo delle nostre possibilità per prenderci il bottino pieno”.

Qual è il bilancio della stagione fin qui?
“Fatte le dovute premesse di cui sopra, su tutte la presenza di nuove ragazze, io inclusa, che dovevano conoscersi e adattarsi al nuovo contesto, devo dire che il bilancio è positivo. Trovare la giusta sintonia in campo non è stato facile, ma i risultati ripagano sempre il lavoro e siamo tutte contente di quanto fatto sin qui; ovvio, c’è sempre quel gradino in più da salire e sappiamo di poter migliorare ancora”.

E a livello personale?
“Con una rosa così ampia e una tale competitività ammetto che non è stato per nulla semplice accettare inizialmente la panchina: prima del Varese ero sempre stata abituata a giocare con continuità e stare da parte era una sensazione nuova che ho faticato a gestire, soprattutto a livello emotivo. Per questo voglio fin da subito ringraziare le mie compagne e lo staff: la forza di questo Varese è il porgere una mano a chiunque si trovi in difficoltà e mi sono davvero sentita parte di qualcosa di speciale. Ho quindi lavorato su me stessa, trovando i giusti stimoli per dimostrare di potermi meritare quel posto e, ad oggi, anche quando capita qualche panchina non me la vivo più così male”.

Possiamo forse individuare nel gol al 94’ al Desenzano il momento della svolta?
“Direi proprio di sì. Il mister ha deciso di mandarmi in campo in un momento complicato e quel gol a tempo scaduto è stato qualcosa di clamoroso. Ancor più dell’aver segnato e del successo in campionato, è stata una mia vittoria personale: appena il pallone è entrato sono stata sommersa da compagne e staff e in quell’istante mi sono detta che tutte le panchine erano valse la pena per vivere quel momento. È stato il gol perfetto al momento giusto e da lì, personalmente, la strada si è messa in discesa proprio da un punto di vista psicologico. Devo dire che allenarsi in una squadra del genere è davvero stimolante e non può che aiutarmi a migliorare sotto tutti i punti di vista”.

A tal proposito, a che punto della tua carriera sei arrivata a Varese?
“Al momento giusto direi (ride, ndr). Considerando che sono nata nel calcio a 7, il passaggio a 11 è avvenuto nel periodo Covid a Gavirate: con l’unione della stagione 2022/23 potevo già venire qui, ma ho preferito prendere un’altra strada che mi ha portata a Laveno. Alla fine, però, il destino ha fatto in modo di chiudere il cerchio: la scorsa estate era il momento giusto per cambiare aria, tornare in Eccellenza, e fare quel passettino in più a livello calcistico e umano di cui avevo bisogno”.

Rispetto a Varese, cosa ti hanno lasciato le tue esperienze pregresse?
“A modo suo, ogni esperienza ti lascia qualcosa. Se in passato avevo quasi sempre avuto la sensazione di essere indispensabile, la competitività che ho trovato qui a Varese, come detto in precedenza, mi ha spinta ad alzare il livello. Non dico che qui ci sia la pressione di dover vincere, nessuno gioca per perdere, ma il peso della maglia si sente: questa società vuole che tu cresca affinché si possa ragionare insieme verso obiettivi importanti a medio-lungo termine”.

E l’ingresso in spogliatoio com’è stato?
“Semplicissimo, nonostante conoscessi pochissime persone. Sono entrata in un gruppo di gran cuore: è difficile trovare uno spogliatoio senza screzi, malelingue ed esclusioni. È un ambiente sano, costruito benissimo che ti fa subito sentir parte di qualcosa, come il più classico gruppo di amiche. Il mister? Ho fin da subito apprezzato la sua franchezza sia nei rapporti che nelle scelte. Essendo molto aperto al dialogo non ha problemi ad ascoltare e, a sua volta, mi ha aiutata a gestire alcuni momenti complicati”.

La tua prospettiva è dunque quella di rimanere qui?
“Per come si sta in questa squadra direi proprio di sì. È bello avere a che fare con persone che credono in te e che ti spronano a dare il massimo. Lo staff, poi, vede un futuro che vuole raggiungere anche forse più di noi. E, a proposito del nostro meraviglioso staff, lasciami dire che parliamo di persone difficili da trovare in un ambiente calcistico: sempre presenti, in campo e fuori, e disponibili ad ascoltare senza mai giudicare. Questa squadra, nel suo insieme, ha dentro di sé un fuoco enorme che ognuna di noi contribuisce ad alimentare: sognare in grande è bello e noi lo facciamo costantemente, unite e tenendo i piedi a terra. Personalmente voglio restituire tutto quello che questo spogliatoio mi ha dato”.

Matteo Carraro

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