La rivalità tra Varese e Cantù, nella pallacanestro, è una delle più storiche, forti, passioni, radicate e sentite di tutto il panorama cestistico nazionale e non solo. Un’avversità, puramente sportiva, che è cultura e storia del nostro basket, che ne ha scritto sfide memorabili e che anima i cuori di tantissimi tifosi che sentono questo derby in maniera particolare.

Una rivalità che però, soprattutto negli ultimi anni, ha visto tanti ex biancorossi approdare in biancoblu: da coach Meo Sacchetti ad Andrea De Nicolao, passando per Okeke, il nuovo corso targato Giofré – Vitucci, coppia storica dell’anno degli “Indimenticabili” ai piedi del Sacro Monte ed ora Matteo Parravicini.

Proprio “Parra”, un figlio di Varese, adesso a Cantù, per quella che è un’opportunità unica della sua carriera, che vive con la professionalità che concerne chi fa questo di lavoro e chi vuole giocarsi al meglio quella che è l’occasione più importante, il frutto di tanti sacrifici, anche se dall’altra parte della barricata di una rivalità storica tra le più belle d’Italia.

Parravicini, da dove nasce la scelta di andare a Cantù?
“Non c’è molto da dire. Io speravo e mi aspettavo un’occasione in Serie A e quando si è fatta viva Cantù ho sentito che fosse giusto accettarla. La considero una grande opportunità, a prescindere da tutto: per la mia carriera rappresenta un passo importante. Non voglio avere rimpianti”.

Da quanto tempo aspettava una chiamata così?
“Al di là di tutte le esperienze che ho fatto in A2, sento che questa chiamata abbia un valore speciale. Io sono abbastanza tranquillo, ma le persone che mi stanno intorno mi ricordano spesso tutti i sacrifici fatti per arrivare a questo momento. È un’occasione che sento di essermi guadagnato: non penso mi sia mai stato regalato nulla. È un grande passo per la mia carriera, un premio per il lavoro che svolgo ogni giorno. Ho sempre puntato in alto e questo è uno step che ho sempre voluto fare, fin da quando ero ragazzino”.

Un varesino a Cantù, dove troverà anche chi, come Giofrè e Vitucci, ha scritto la pagina più entusiasmante degli ultimi anni biancorossi. Una connection particolare…
“È una situazione particolare. Il fatto che ci siano anche loro può aiutarmi dal punto di vista emotivo. Sicuramente è una situazione che vivo con emozione, soprattutto quando sarà il momento del derby, però sono anche molto tranquillo, anche perché la vivo da professionista, come giusto che sia. Non sono più un bambino, ho accumulato esperienza e credo di saper gestire bene le emozioni e il momento”.

Forse è più papà a sentire questa cosa?
“Sì, come del resto tutti quelli che mi stanno intorno. Io, ripeto, la vivo con professionalità”.

Quali sono le prospettive con cui si approccia a questa avventura?
“Sono consapevole sia una grandissima occasione per me e ne sono entusiasta. Già l’anno scorso avevo parlato con Vitucci, perché c’era stata la possibilità di andare a Scafati. Alla fine non se ne fece nulla, ma ho continuato a seguire il suo modo di giocare: mi entusiasma molto e credo di potermi trovare bene nel suo sistema. Cantù sta cambiando tanto, avrà un palazzetto nuovo ed è una piazza importante. Sto vivendo tutto questo con un entusiasmo incredibile e mi sto allenando con un livello di energia ancora superiore a quello degli altri anni. Era quello che mi serviva dopo tante stagioni in A2: confrontarmi con un livello più alto e con un campionato che sta crescendo sempre di più è molto allettante; per un atleta non può esserci stimolo migliore. Mi è sempre piaciuto misurarmi con i più forti”.

Alessandro Burin

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