
Il vertice di ieri a Palazzo Gilardoni è servito a sincerarsi che le esternazioni di Giancarlo Travagin non avessero nulla di escatologico. Tradotto, quindi, che la minaccia di non iscrivere la Pro Patria alla Serie D 2026/27 fosse (appunto), una pistola scarica. Una forma di autolesionismo che avrebbe danneggiato l’attuale azionista di maggioranza della società biancoblu, prima ancora che il club stesso.
Il fatto che si sia parlato degli aspetti tecnici dell’allineamento al prossimo Campionato è testimoniato dalla presenza in via Fratelli d’Italia (oltre che del primo cittadino Emanuele Antonelli e del vice ed Assessore allo Sport Luca Folegani), anche del Segretario tigrotto Cristian Moroni. Figura societaria ormai consolidata e riconosciuta da entrambe le anime del CdA. Insomma, pochi dubbi sul fatto che la Pro Patria giocherà l’imminente stagione di D. In questo, al Sindaco non era oggettivamente ragionevole chiedere molto di più.
Il punto è invece chiaramente il dopo deadline di venerdì 10. Con Travagin che non sembra nelle condizioni (non solo ambientali) di poter gestire la situazione e con l’opposizione di Luca Bassi via Finnat Fiduciaria per cui sussistono gli stessi elementi ostativi all’acquisizione della maggioranza societaria in essere dall’inizio. E cioè, l’incompatibilità con la presenza nel board dell’Atalanta. Non avendo un (gradito) soggetto terzo cui veicolare il 51%, il nodo resta irrisolto. Salvo non percorrere strade alternative (magari già esplorate), dalle tempistiche in ogni caso più dilatate.
Sul piano sportivo, la prossima (inutile girarci intorno), sarà probabilmente un’annata da buttare. Sfiora infatti il metafisico pensare che si possa costruire in 2/3 settimane una squadra in grado di competere per le primissime posizioni. Posto che si debba prima allestire la società, è ovvio. Ma in questo rovente luglio 2026 vanno soprattutto poste le basi per un’architettura di club che possa ritrovare il professionismo e strutturarsi a lungo termine. Per un’idea di futuro che la Pro Patria non può più attendere.
Giovanni Castiglioni




























