Il mercato oscura la stretta attualità. Fate voi che sia un bene o un male. Ma alla luce delle parole di Turotti in sala stampa (se ne dà riscontro a parte), la vigilia del match della 21^ con l’Inter U23 (domani ore 17.30, stadio “Speroni”), va ovviamente letta in filigrana. Francesco Bolzoni lascia al Biellese il fixing per concentrarsi sulle dirimenti questioni di campo. All’obiezione che a questa Pro Patria più che l’impegno (e la qualità) manchi proprio la fame (persino la disperazione, vista la classifica), il tecnico biancoblu abbozza un’analisi: “Qui c’è un’evidente questione di fiducia. Abbiamo perso delle partite per dei particolari. Per la paura di fare delle giocate. Soprattutto dagli uomini di maggiore qualità. Quanto alla fame, può essere. Ma a Vercelli le occasioni migliori sono capitate a Ganz e Masi a cui la fame in area non manca di certo”. Tocca prendere per buona la risposta. Ma il dubbio rimane. Sul fronte incrocio alle liste, quello contro i nerazzurri di Vecchi può assumere i contorni dell’amarcord. Sempre Bolzoni: “Direi di noi. Sono passati tanti anni. Sono una squadra molto forte fisicamente. Con tanti elementi di prospettiva. Possono concedere qualcosa sul piano dell’esperienza. Ma sono davvero molto fisici”. In più, nelle 8 gare contro le ultime 7 hanno fatturato 18 dei 24 punti disponibili (75%). Converrà tenerne conto.                 

Questi o quelli

Avendo dato un’occhiata all’ultima seduta di allenamento, se ne ricava…nulla. O quasi. Pettorine (a naso), mischiate e ipotesi di undici vergata giusto per supposizione. Considerata l’assenza del solo Di Munno (oltre che di Bagatti in partenza in prestito per Monopoli), ed in attesa dei convocati (il neo arrivato dal Cittadella Desogus potrebbe già essere disponibile), il 3-4-1-2 bolzoniano potrebbe contemplare Rovida tra i pali; Reggiori, Masi e Travaglini in difesa; Giudici, Schirò, Ferri e Dimarco in mediana; Citterio alle spalle di Renelus e Mastroianni in avanti. Formazione buttata lì con la certezza di essere smentiti.        

Giovanni Castiglioni 
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo)

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