
Solo una quarantina di giorni fa (20 febbraio) e prima che la sconfitta nel playoff con la Bosnia scatenasse la rivoluzione in via Allegri, la FIGC dell’ormai uscente Gabriele Gravina sembrava (finalmente?!) orientata a proporre per la Serie C una “bozza di riforma da analizzare in un prossimo confronto che prevede la riduzione del numero di promozioni e retrocessioni, a tutti i livelli, con lo scopo di “raffreddare” il sistema e la definitiva eliminazione, a tendere, di ripescaggi e riammissioni, per dare maggiore stabilità”. Nel dettaglio, una terza serie a 40 squadre, con 2 gironi da 20, e una promozione in meno verso la B (da 4 a 3).
Due promozioni dirette per le prime classificate di ogni girone e la terza decisa dai playoff. Va da sé, a quel punto anche le retrocessioni dalla B sarebbero scese da 4 a 3 con riduzione delle squadre di Lega Pro (dalle attuali 60 a 40) graduata tramite un blocco dei ripescaggi e delle riammissioni in caso di mancate iscrizioni a causa dei criteri più severi già introdotti per l’ammissibilità. Platea aggiornata delle partecipanti cui si sarebbe arrivati nell’arco di 3/4 anni. Allo stesso tempo si sarebbe anche ragionato su una diminuzione delle retrocessioni e promozioni tra Serie A e B (da 3 a 2).
Sì, ma non ti credere
Quanto la disfatta di Zenica possa aver inciso sull’accennato processo di riforme lo scopriremo presto. Plausibilmente, già a partire dall’analisi dei programmi elettorali dei candidati al vertice federale (per inciso, il numero 1 di Lega Pro Matteo Marani è considerato un outsider nella corsa alla presidenza). Ma comunque si intenda rivitalizzare il calcio italiano, una seria e radicale revisione del format dei Campionati con sensibile riduzione dei club pro (inevitabilmente, sfoltendo la Serie C), appare come principio inderogabile. Tenuto conto che la rivoluzione del sistema potrebbe anche comportare un nuovo bilanciamento nel peso elettivo tra società dilettantistiche (oggi maggioritarie) e squadre professionistiche.
Scenario che conduce ad una banalissima riflessione. E cioè che perdere proprio ora il professionismo (o non riuscire a recuperarlo entro una stagione al massimo), potrebbe essere un’autentica iattura. Causa risalita complicatissima dagli inferi della Serie D. Tanto sportivamente quanto economicamente. Premessa che (venendo allo specifico della Pro Patria), rischia di rendere già obsoleto quel piano quinquennale ventilato l’11 giugno dell’anno passato. Forse è il caso di accelerare i tempi.
Giovanni Castiglioni
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo)























