
Dopo la conclusione della stagione 2025/26, in casa Rugby Varese è tempo di guardare avanti. La separazione da Massimo Mamo ha portato la società biancorossa ad affidare la guida della prima squadra ad Andrea Musazzi, già parte dello staff tecnico. Un passaggio che segna continuità ma che ha anche l’obiettivo di dare un nuovo impulso al progetto.
Mister Musazzi conosce già molto bene il gruppo e il contesto varesino, con cui ha condiviso il percorso di crescita nell’ultimo anno. Una scelta che punta a valorizzare il lavoro fin qui svolto, mantenendo al centro i giovani del vivaio e una struttura sempre più solida che vede la forte collaborazione tra prima squadra e settore giovanile.
Ai nostri microfoni, il nuovo coach ha raccontato le sue prime sensazioni per questo ruolo, il rapporto con Mamo e l’eredità lasciata, oltre alla visione sul futuro del Rugby Varese tra crescita del gruppo, organizzazione dello staff e obiettivi per la prossima stagione.
Coach, partiamo dal nuovo incarico che le è stato affidato: cosa significa per lei diventare il nuovo allenatore del Rugby Varese? Quali sono state le sue prime sensazioni?
“Io ero già nello staff della prima squadra, quindi siamo in continuità rispetto al lavoro fatto finora. Sicuramente mi fa piacere aver ricevuto questo incarico dalla società: è una grande responsabilità, soprattutto dopo la gestione Mamo, che per me non è solo un amico ma anche un vero e proprio mentore rugbistico. Questo nuovo ruolo mi stimola molto e mi mette alla prova, essendo la mia prima esperienza da coach in Serie B. Conosco già bene l’ambiente e questo sicuramente mi aiuta. È un contesto stimolante, con tanti ragazzi che hanno voglia di crescere e di fare qualcosa di importante. Lavoriamo proprio in questa direzione, poi sarà il campo a dire quali saranno i risultati”.
Nell’ultima stagione ha lavorato a stretto contatto con coach Mamo facendo parte dello staff. Quanto è stato importante questo percorso e cosa pensa di portarsi dietro dall’esperienza fatta?
“Mamo ha fatto sicuramente un grande lavoro a Varese. Quando è arrivato ha trovato un ambiente un po’ in difficoltà ed è riuscito a riportare entusiasmo, gente al campo e a costruire un percorso tecnico importante. Anche se i risultati non sono stati quelli sperati, a livello di gruppo e di crescita il lavoro è stato ottimo. Bisogna anche considerare che si tratta di un gruppo giovane, che in questa categoria si confronta con realtà molto diverse: alcune società investono inserendo diversi giocatori di esperienza, mentre il progetto qui a Varese punta su ragazzi del territorio. Questo è un aspetto importante e va riconosciuto. Inoltre, abbiamo avuto anche diversi infortuni che hanno inciso, soprattutto in una rosa non molto ampia: quando mancano 4-5 giocatori importanti, diventa difficile sostituirli con ragazzi giovani”.
L’ultima stagione è stata complicata dal punto di vista dei risultati ma ha visto comunque la crescita di molti ragazzi. Da che basi pensa si debba ripartire in vista della prossima stagione?
“Al di là dei risultati, il percorso della scorsa stagione è stato comunque in crescita, soprattutto sul piano del gioco, fatta eccezione per alcune partite con le squadre di vertice. A livello di prestazioni ce la siamo giocata praticamente con tutti. Forse, non essendo prevista la retrocessione, in alcune fasi sono mancati un po’ di stimoli e la voglia di metterci tutto fino alla fine, ma le basi restano buone: il gruppo è giovane e ora ha già un anno di esperienza alle spalle. In più, dalla seniores saliranno circa 13 ragazzi giovani, molto interessanti, che hanno fatto un ottimo campionato. Questo è un aspetto molto positivo per il futuro: la forza del Rugby Varese è proprio il settore giovanile, che sta crescendo bene. L’obiettivo è continuare a lavorare su under 16 e under 18 al fine di creare un percorso che dia una base solida alla prima squadra”.
È stato definito anche lo staff che la accompagnerà in questa nuova avventura. Quanto sarà importante il lavoro di tutti i componenti per il progetto che avete in mente?
“Lo staff sarà fondamentale. Abbiamo inserito Broggi, che è ancora giocatore ma è una figura molto competente, con grande feeling con i ragazzi e con un percorso di crescita importante accanto a Mamo. Abbiamo inoltre strutturato meglio anche il lavoro della seconda squadra, che sarà integrata con la prima e guidata da Riccardo Torri, una persona seria e affidabile che conosco da tempo. L’idea è quella di avere un gruppo di lavoro unito, con la stessa mentalità e visione del rugby. In più chiederemo ai ragazzi di lavorare molto anche individualmente, soprattutto durante il periodo estivo, perché a livello fisico il gap con altre squadre esiste e va colmato il più possibile. Il rugby è uno sport molto fisico, quindi la crescita individuale diventa fondamentale”.
Guardando alla prossima stagione, quali sono gli obiettivi e cosa si aspetta dalla squadra sia in termini di risultati sia di crescita del gruppo?
“In questo momento stiamo vivendo una fase di transizione dopo l’addio di Mamo; quindi, l’obiettivo principale è dare continuità e certezze al gruppo. Non mi piace fare previsioni, anche per scaramanzia, ma credo nel lavoro quotidiano. L’obiettivo realistico è quello di essere una squadra da metà classifica, in grado di competere con tutti. Più che sull’aspetto tecnico, bisognerà lavorare sulla consapevolezza e sulla mentalità, creando anche una sana competizione interna che alzi il livello di tutti, senza gerarchie fisse. Sono una persona che si affeziona molto agli ambienti in cui lavora e anche questa è una realtà in cui si sta bene e si può crescere. Da parte di tutti c’è grande voglia di fare bene e questa è la base migliore da cui partire. Poi, come sempre nello sport, sarà il campo a dare le risposte”.
Lorenzo Guidali

























