
Se ci fosse un premio per il miglior allenatore della Serie B Interregionale, onestamente ci stupiremmo se lo stesso non venisse assegnato a coach Sacchetti. Uno dei segreti dell’ottima annata del laboratorio giovanile della Pallacanestro Varese è anche nelle mani e nei pensieri dell’allenatore che ha preso in mano un Campus dall’età media bassissima e lo ha condotto contro ogni previsione ad un clamoroso traguardo playoff.
L’analisi con coach Sacchetti non può che partire dalla fine, ovvero dai quarti playoff contro Ozzano con una Varese che ha fatto di tutto per buttare via gara 2 una settimana fa con tante palle perse, ma anche Ozzano non è stata da meno sprecando tantissimo in lunetta. In ogni caso direi comunque rimpianti zero anche per quella che è stata l’ultima partita in B Interregionale dove siete usciti a testa altissima.
“Assolutamente. E’ parecchio triste quando arrivi in spogliatoio e dici ai ragazzi di farsi un applauso per la stagione che hanno fatto. Sia per quello che gli altri pensavano di noi e loro pensavano di sè stessi ad inizio anno. E’ un pò triste perchè li ho visti tristi per aver perso. Questo significa che durante la stagione abbiamo fatto qualcosa di non scontato e il fatto che questi ragazzi alla prima esperienza professionale contro quella che penso sia la squadra migliore contro cui abbiamo giocato senza nulla togliere a San Giorgio e Pizzighettone. Spero che questa rabbia se la portino dentro e non si accontentino di dire che nel 2026 hanno fatto i playoff di B Interregionale, ma che nella stagione 2027 provino a fare ancora di meglio”.
Un’annata che è stata un crescendo rossiniano culminata in un playoff giocato benissimo contro una squadra che viaggia a medie realizzative altissime.
“Purtroppo quando giochi contro squadre così forti e squadre che, sostanzialmente, sono composte da professionisti e che preparano la settimana solo ed essenzialmente su di noi. Noi che, invece, abbiamo tanti altri pensieri: lo sviluppo dei giocatori o le partite di Under 19 per fare un esempio. Loro cercano di esporre tutti i tuoi difetti e Ozzano, ad esempio, fra andata e ritorno sono andati a livello fisico contro di noi e a rimbalzo ci hanno dato veramente fastidio”.
Qual è stato il momento chiave di questa annata?
“Penso siano due. La prima partita in casa contro Tortona dove abbiamo vinto di 31 punti giocando con una intensità elevata e facendo ruotare 12 giocatori. Cose che non pensavamo di poter fare e ci ha fatto pensare che, probabilmente, ciò che abbiamo messo sul parquet non era casuale. La seconda è la gara in casa con Gallarate dove abbiamo vinto con un canestro allo scadere: sono le due facce della medaglia che ci fanno capire che se lavoriamo in un modo riusciamo a dare 30 punti agli avversari, ma siamo stati anche capaci di soffrire e lottare punto a punto con gli avversari portando a casa la vittoria”.
Un aspetto di coach Sacchetti che hai visto migliorare quest’anno ed uno, invece, su cui devi ancora lavorare.
“Un aspetto che ho visto migliorare di me è una cosa che bisogna sempre migliorare, cioè conoscere sempre di più i propri ragazzi. Man mano che va avanti la stagione devi capire, ad esempio, Kangur cosa è capace di fare e magari non è capace di riconoscere cosa può fare. Bisogna esser bravi a trovare quell’equilibrio nel fargli capire che sono molto bravi a fare “A”, ma proviamo a fare “B” che secondo me sei molto bravo anche a fare quello. Una cosa che dovrei migliorare è che a volte lascio troppa libertà ai ragazzi e li lascio giocare sull’errore. Magari a livello giovanile li può aiutare, ma si rischia di andare contro qualche risultato o di qualche ragazzo in panchina che meriterebbe un’occasione quando il suo compagno sta sbagliando tanto”.
Matteo Gallo






















