
Con permesso? No, grazie. L’approdo in via Cà Bianca da Presidente in pectore Giancarlo Travagin ha incontrato un comitato d’accoglienza (per ora solo virtuale), in linea con il benchmark Pattoni o giù di lì. Per dire della fiducia che la tifoseria biancoblu ripone nell’avvento dell’imprenditore verbanese. Un ruvido striscione apparso in nottata allo “Speroni” (“A Busto non sei il benvenuto…Travagin fuori dal…(omissis)”) e un altrettanto esplicito comunicato della sigla della curva 1919.
Insomma, oltre al 51% delle quote societarie, da Patrizia Testa Travagin ha acquisito un indice di gradimento davvero poco invidiabile. Per un curriculum sportivo non esattamente fortunato (eufemismo) e per un’impresa immane (iscrizione, allestimento società, staff, squadra, tutto in una ventina di giorni), che non presenta margini di errore. Ne sarà all’altezza? Lecito porsi dei dubbi.
Intanto, ieri sera (mercoledì) la sede del Pro Patria Club ha ospitato un dibattito pubblico officiato dal neo consigliere nel CdA tigrotto e capofila Finnat Fiduciaria Luca Bassi, dall’Avvocato Rosanna Zema e dal DS in vacatio legis Giovanni Giovanditti. Al di là di quanto occorso in queste ultime settimane che ormai è cosa fatta e quindi capo ha, la sensazione è che la minoranza rimasta tale dopo la deadline del 30 giugno non possa far altro che affidarsi ad una moral suasion delle istituzioni locali volta a sconsigliare Travagin dall’infilarsi in un’avventura che potrebbe rivelarsi più grande delle sue possibilità. Per poi intervenire di rimessa. Vada come vada (non serve un oracolo per intuirlo), la prossima sarà una stagione da buttare. Auspicando di poter essere al via. Di questi tempi, davvero nulla è scontato.
Il Comunicato della Curva 1919
Apprendiamo con profondo rammarico della cessione del 51% delle quote della nostra amata Pro Patria: da un proprietario discutibile a un altro.
Chiediamo con forza che l’Amministrazione comunale si assuma le proprie responsabilità e intervenga in questa vicenda. La vicinanza dimostrata negli anni nei confronti della precedente proprietà – tra selfie, cene e premiazioni che abbiamo sempre ritenuto fuori luogo – ha contribuito a creare il contesto che oggi ci consegna questa situazione.
Rivolgiamo un appello a chi ha responsabilità istituzionali: fate un esame di coscienza, mettetevi una mano sul cuore e fate tutto ciò che è nelle vostre possibilità per salvaguardare il futuro della Pro Patria. Busto Arsizio merita una società seria, credibile, e all’altezza della sua storia.
Giù le mani dalla nostra Pro Patria
Giovanni Castiglioni






























