
Classe 2008, talento puro e margini ancora enormi. Lucrezia Battezzato è il presente e, soprattutto, il futuro del Varese: dopo l’exploit in U19 si è presa un posto stabile in Prima Squadra, vivendo sulla propria pelle il salto di categoria tra pressioni, responsabilità e nuove consapevolezze. Visione di gioco e tecnica non si discutono, ma ora la sfida è trovare continuità, incidere con più cinismo e trasformare il potenziale in numeri. La doppietta che ha dato il via alla rimonta per la vittoria 3-2 sul Circolo Giovanile Bresso è il segnale di una crescita che passa dalla testa prima ancora che dai piedi.
“Forse abbiamo un po’ sottovalutato l’avversario – esordisce la classe ’08 rivivendo l’ultima sfida – ma loro sono state brave a partire con il piede giusto mettendo la gara sul ritmo che volevano. Nella ripresa siamo entrate con un altro piglio e il loro immediato 2-0 ci ha dato lo schiaffo giusto per reagire. A livello personale sono felicissima per la mia doppietta perché segnare è sempre bello e farlo in questo modo in una partita che si era messa male vale ancora di più”.
Per l’appunto, vincere una partita del genere, ampiamente alla portata ma che si era messa molto male, cosa rappresenta per voi?
“C’è un valore che ci contraddistingue: il non mollare mai. Più volte ci è capitato di andare in svantaggio, ma abbiamo sempre recuperato. Siamo testarde, non ci diamo mai per vinte, e l’unione di spogliatoio è qualcosa di davvero importante: quando siamo sotto ci imponiamo di pensare che rientreremo in partita e finché l’arbitro non fischia noi diamo tutto”.
Le qualità di questo gruppo sono note: in cosa dove migliorare?
“Sicuramente la finalizzazione. Creiamo tanto, ma facciamo fatica a trovare il gol, io in primis; dobbiamo avere più convinzione negli ultimi metri. Manca la classica goleador? Vero, ma per la nostra realtà non credo sia così fondamentale; anzi, il fatto di essere raggruppate a livello di gol fatti dimostra che tutte riescono ad avere le stesse opportunità e, al tempo stesso, emerge il coraggio di questa squadra che porta tante ragazze in zona gol”.
Domenica prossima si tornerà ad alzare il livello: quali sono le aspettative per la partita casalinga contro l’Accademia Milano?
“Sarà un match difficile, così come lo è stato quella dell’andata: all’epoca avevamo appena cambiato modulo e giocare sul loro campo, strettissimo, ci aveva messe in difficoltà. Oltretutto dovevamo ancora conoscerci a fondo in campo, mentre ora ci presenteremo in condizioni ben diverse: l’affronteremo con una cattiveria diversa e ci potremo togliere le nostre chance”.
Domanda secca: obiettivo di campionato?
“Vado sull’ambizioso: dico secondo posto. Il gap da recuperare è tanto, ma ho piena fiducia nelle possibilità di questa squadra. In Coppa Italia? Sarebbe bello giocarsi la finalissima con l’Erbusco; intanto, però, cominciamo a pensare alla semifinale con il Fiammamonza”.

Rispetto all’anno scorso, sei ora in pianta stabile in Prima Squadra: cosa è cambiato rispetto all’U19?
“All’inizio è stato complicato perché mi sentivo inevitabilmente sotto pressione, anche se in realtà tutte le mie compagne e lo staff non mi hanno mai fatto pesare nulla; anzi, sono sempre incoraggiata a provare la giocata e vengo incoraggiata se sbaglio. Vedo tutte come delle sorelle maggiori: sicuramente in spogliatoio serve più disciplina, ma i momenti di sane e grasse risate non mancano”.
In campo, invece, al netto delle due qualità, devi ancora lavorare sulla gestione dei momenti e della continuità.
“I blackout mi hanno sempre accompagnato fin qui e so bene che è un qualcosa su cui dovrò lavorare tanto. In merito a questo parlo tanto con il mister per riuscire, in quelle frazioni di secondo, a optare per la scelta giusta; il lavoro di Faccone è incredibile, ma indubbiamente sono io che devo lasciarmi andare ed evitare di pensare troppo”.
Questo si riflette anche sulla finalizzazione?
“Direi proprio di sì. Ricollegandomi a quanto detto prima, avverto una pressione che però è tutta mia: sono certa che se provassi a tirare e dovessi sbagliare, nessuno avrebbe da obiettare. A volte, viceversa, tengo troppo palla. È un discorso di scelte sbagliate, ne sono consapevole, ma è un qualcosa che non dipende dalle altre e dovrò lavorarci in prima persona”.
Fuori dal campo, invece, quanto sei cresciuta?
“Molto. Arrivavo da un contesto, l’U19, in cui ero l’anima dello spogliatoio. Qui sono un po’ più timida, ma sto imparando a lasciarmi andare e, come dicevo, i momenti di distensione non mancano e mi diverto tantissimo. Sia dentro che fuori dal campo le ragazze mi stanno aiutando a capire come gestire ogni situazione, per questo le vedo davvero come mie sorelle maggiori”.
E lo staff?
“È qualcosa di incredibile: già con l’U19 sia Claudio (Vincenzi, ndr) sia Luca (Manfrin, ndr) sia Nico (Giandomenico Francione, ndr) mi hanno sempre seguita. Ora che sono in questo spogliatoio mi rendo conto di quanto siano importanti, di quanto tengano a tutte noi e di quanto ci coccolino in trasferta”.
Indossare la maglia del Varese cosa rappresenta per te?
“Arrivando da Gavirate, di fatto sono sempre stata in questa grande famiglia. So di indossare una maglia importante, di una grande squadra, ma viverla in uno spogliatoio del genere è sicuramente più facile; oltretutto, vedere la tribuna quasi piena durante la partita è qualcosa di stupendo e mi auguro possa esserci sempre più gente a seguirci”.
Qual è il tuo augurio per il finale di stagione?
“Detti quelli di squadra, secondo posto in campionato e finale di Coppa Italia, mi piacerebbe arrivare in doppia cifra. Sicuramente dovrò migliorare quei difetti che ancora adesso mi accompagnano e sbloccare quella timidezza che ogni tanto continuo ad avere; aspetti che, lo ribadisco, dipendono esclusivamente da me. Per aggiungere un po’ di pepe, diciamo che mi piacerebbe segnare un bel gol contro l’Erbusco. In finale di Coppa? Sarebbe ancora più bello”.
Matteo Carraro


































