
Tenacia e voglia di spingersi costantemente oltre i propri limiti sono caratteristiche insite nel Varese Femminile di Christian Faccone, qualità che ogni giocatrice impersona al meglio dando il proprio contributo a una causa più grande. La vittoria per 1-0 sul Cavenago lo rispecchia alla perfezione perché, dopo una partita complicata, il gol di Erika Marangoni a tempo quasi scaduto è valso una vittoria molto più dei tre punti.
Centrocampista classe ’98, il suo innesto da Laveno ha permesso di alzare ancor di più il tasso qualitativo del gruppo biancorosso; gli impegni extra-campo ne limitano l’impiego (aspetto ben noto già dalla scorsa estate), ma rendimento e passione compensano di gran lunga e, non a caso, ha sempre risposto presente ogni qualvolta è stata chiamata in causa. “Segnare è sempre bello – conferma Erika Marangoni –, farlo al 90’ con un gran gol e venire sommersa da tutte le compagne ancor di più. È stata una partita intensa e difficile contro una squadra che ha dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque; alla fine, però, sono arrivati i tre punti e ho segnato il mio primo gol in biancorosso valso una bellissima vittoria. Non poteva andare meglio di così. Una dedica per il gol? Direi che il pensiero va alle mie compagne, eccezionali in tutto e per tutto”.
Dopo il percorso in Coppa, quanto era importante riprendere la marcia in campionato con una vittoria?
“Lo era soprattutto per quello che è il nostro obiettivo: ci siamo dette di voler riprendere i punti lasciati per strada nel girone d’andata e, visto che con il Cavenago avevamo pareggiato, ripartiamo con un +2 a bilancio. Oltretutto, vincere fa sempre piacere e porta entusiasmo in vista delle prossime uscite”.
A proposito delle prossime uscite, la trasferta sul campo del Circolo Giovanile Bresso è la classica sfida che può sembrare scontata sulla carta?
“Assolutamente sì. In questo campionato abbiamo imparato che non esistono partite facili e non dobbiamo farci ingannare dalla loro ultima posizione: bisognerà scendere in campo con la concentrazione a livelli massimi. Purtroppo per impegni extra-campo non potrò esserci, ma sono certa che le mie compagne non deluderanno le aspettative”.
Nel tuo curriculum figura anche un’esperienza al Lugano: ci sono differenze tra il calcio svizzero e quello italiano?
“Premesso che ormai sono già passati dieci anni, mi viene difficile paragonare ciò che ho vissuto io in Svizzera, in una squadra di Serie A, e quello attuale; di certo ho avuto la fortuna di crescere in un contesto di primissimo piano, ma se dovessi paragonarlo con la Serie A italiana credo di poter dire che il nostro livello sia più alto. Al netto di tutto è stata un’esperienza altamente formativa che mi ha aiutata parecchio”.
Al tuo rientro in Italia, cosa ti hanno lasciato le altre esperienze?
“Sicuramente tanto a livello personale perché tra Ispra, Altoverbano, Gavirate e Laveno ho avuto modo di coltivare amicizie sincere che porto avanti tutt’oggi. Ogni esperienza è stata diversa e importante in egual misura, dato che ho avuto modo di crescere dal punto di vista umano e sportivo”.
E l’arrivo al Varese?
“In estate ero indecisa se smettere o continuare, ma alla fine sono stata spronata anche dalle mie amiche e compagne venute qui a Varese: con il senno di poi accettare è stata ovviamente la scelta giusta perché è veramente difficile non trovarsi bene in questo gruppo. Come mai? Perché c’è un grande spogliatoio, sicuramente uno dei migliori che io abbia mai vissuto. Oltre al valore umano delle compagne, c’è poi una dirigenza sempre attenta e vicina a noi per qualsiasi cosa; da calciatrice, aspetti del genere non possono che farmi piacere”.
Il “problema” sta nel conciliare il calcio con gli impegni extra-campo.
“Possiamo tranquillamente dire così. Già l’anno scorso, in Promozione, riuscivo ad allenarmi solo una volta a settimana, ma visto il livello qui a Varese in Eccellenza sarebbe stato impossibile. Mi sono quindi impegnata per partecipare comunque a due allenamenti settimanali: ovviamente ciò mi porta logicamente giocare meno rispetto a compagne che non mancano una sessione, ma l’importante è farmi sempre trovare a disposizione. Cosa mi spinge a mettermi in gioco? La passione che ho sempre avuto
per uno sport meraviglioso: mi diverto, ora come non mai, e questo mi sprona a fare sempre di più”.
Come reputi la tua stagione fin qui?
“Sono soddisfatta perché, pur sapendo per l’appunto di non poter giocare sempre, ho dato il mio massimo contributo alla squadra ogni qualvolta che sono stata chiamata in causa. Non mi ero posta chissà quali obiettivi, se non proprio riuscire a incidere sfruttando le mie occasioni”.
Qual è l’auspicio per il finale di stagione?
“In campionato proveremo a vincere tutte: ovvio che si tratta di un obiettivo ambizioso, ma è da questo presupposto che dobbiamo partire se vogliamo provare a fare un deciso step qualitativo in avanti. In Coppa Lombardia, invece, l’obiettivo è quello di centrare l’accesso alla finale”.
Matteo Carraro


































