Con la conquista di un meraviglioso quarto posto nel Girone A (quinto a fini statistici, visto lo scontro diretto a sfavore con il Legnano), la Valceresio Juniores Elite Under19 di Daniele Marchesi è andata in qualche modo a chiudere un triennio semplicemente da incorniciare. Da quella salvezza conquistata all’ultimo secondo di un folle playout a Caronno, i biancoverdi sono cresciuti consolidandosi in categoria fino a stazionarsi nelle posizioni di vertice al pari di corazzate le cui prime squadre competono tra Eccellenza e Promozione.

La chiusura del triennio riguarda non tanto il percorso del tecnico, il cui futuro è ancora da definire, quanto la crescita dei protagonisti stessi: per un semplice discorso anagrafico, la squadra dovrà largamente essere rivoluzionata l’anno prossimo, ma la società arcisatese ha ormai raggiunto uno status tale per cui le basi poste sono solide a sufficienza per reggere il peso delle aspettative. Merito, ovviamente, anche proprio di questa stagione.

“Il bilancio non può che essere super positivo – concorda mister Marchesi – sia limitandoci al risultato sportivo sia soprattutto guardando alla crescita dei ragazzi: consapevoli di andare verso la fine di un ciclo, nel girone di ritorno abbiamo dato spazio a tanti ragazzi provenienti dall’Under18, protagonisti a loro volta di una grandissima stagione. Abbiamo chiuso il campionato con otto o nove undicesimi di classe 2008, affrontando squadre che in rosa non ne avevano; e i risultati sono comunque arrivati. Chi era più pronto ha trovato spazio già a dicembre, altri li abbiamo aspettati e si sono ritagliati il loro spazio: ad oggi possono ritenersi pronti per affrontare la prossima stagione. Ciò dimostra in primis che il processo di crescita interna al vivaio è davvero realtà, ma evidenzia i meriti di tutti i protagonisti: la Valceresio non partiva dalle basi che possono avere altre realtà e la Juniores di quest’anno è stata costruita partendo dai Provinciali Udner16 che tre anni fa avevano vinto proprio con me il campionato”.  

Come hai vissuto questo triennio, invece, a livello personale?
“È stato un percorso a crescere. Il primo anno la squadra presentava giocoforza lacune legate al deficit di categoria, ma individualità importanti ci hanno aiutato a compiere una vera e propria impresa in quella che ho sempre descritto come la mia partita più emozionante di sempre: sotto 2-1 contro la Caronnese l’abbiamo ribaltata allo scadere. L’anno scorso, invece, abbiamo imboccato la strada giusta commettendo qualche inevitabile errore di inesperienza, ma i risultati sono arrivati e mi sono goduto la maturità di un gruppo che ha subito imparato a scindere la componente fondamentale del divertirsi sempre dal lavorare con grande serietà. Quest’anno, invece, ci siamo mossi a 360° nella scelta dei giocatori: abbiamo valorizzato chi c’era già, lasciando spazio agli inserimenti di altre annate. Un pizzico di sofferenza iniziale c’è stata, ma ciò ci ha permesso di accelerare il processo di crescita”.

A ottobre c’è stato il momento più delicato della stagione, ma nell’ambiente si è sempre percepita grande tranquillità.
“Questa è una delle cose di cui sono più orgoglioso, e voglio che il messaggio passi forte e chiaro a tutti i miei colleghi allenatori: i ragazzi non sono mezzi per raggiungere i nostri obiettivi, ma devono avere la serenità di vivere un ambiente ottimale per crescere e migliorare perché è questo l’obiettivo finale. È proprio l’ambiente che deve essere al loro servizio, poi ovvio che più impegno mettono più i risultati arrivano. Il nostro girone di ritorno lo dimostra perché a parte le sconfitte con Rhodense, Saronno e Legnano, abbiamo pareggiato con il Sedriano e soprattutto in trasferta con il Morazzone (arrivato in finale regionale, ndr), peraltro con il loro gol quasi a tempo scaduto; per il resto abbiamo sempre vinto. Nel girone d’andata, invece, i risultati erano sì positivi ma non rispecchiavano le prestazioni: abbiamo avuto anche la fortuna di affrontare squadre più in difficoltà di noi, arrivando poi alle difficoltà di ottobre/novembre prontamente superate già sul finire del girone d’andata”.

Cosa vuol dire per te questo quarto posto?
“Crescita. Da parte dei ragazzi, della società e anche mia. Dimostra che soprattutto l’allenatore ha sempre da imparare: credo di essere migliorato, ma questo è merito del lavoro condiviso giorno dopo giorno. La società ha sempre creduto in questi ragazzi e il nostro vero segreto è lo staff: da mio zio Valeriano a Giuseppe Peluso, senza dimenticare Alberto Tagliabue che ci ha dato una mano con i portieri. E, soprattutto, i nostri splendidi accompagnatori: Alberto Viscardi e Andrea Fabbrini ci seguono con una passione infinta, e senza avere figli in squadra, al pari dell’immancabile e indispensabile supporto di Claudio Caprioli e Maurizio Pallaro. Voto 10 e lode a tutti. Un aggettivo per la mia squadra? Considerando che abbiamo fatto tanti punti negli ultimi minuti, non voglio sprecare la parola “immortale” per cui dico che è un gruppo che non muore mai”.

Parlando del gruppo, viene logico ipotizzare che molti di questi ragazzi possano pensare al salto in Prima Squadra. C’è chi, come Alessandro Sirna, che può di fatto già considerarsi uno di questi.
“Alessandro è giustamente da segnalare perché ha segnato 24 gol senza aver giocato l’ultimo mese abbondante per infortunio. È un ragazzo eccezionale, che s’impegna ogni giorno in allenamento con entusiasmo e voglia: ha la testa focalizzata sul migliorarsi ed è sicuramente la punta di diamante di questo gruppo, ma sarebbe ingiusto non elogiare l’intera squadra che, anche senza di lui, ha vinto e convinto. Tra l’altro, proprio con Alessandro, avevo scommesso che se non avesse fatto almeno 25 gol gli avrei tolto il saluto: ne ha fatti 24… ma credo sia d’obbligo considerare anche i tre segnati con la Prima Squadra, per cui è salvo (ride, ndr). In generale, per tutto l’anno ho lavorato sui ragazzi in questo modo: ognuno ha la sua chiave per aprire la testa e la cosa più difficile per un allenatore è stimolarli. Un altro esempio è legato ai clean sheet: pizza offerta il lunedì sera in caso di rete inviolata. Questo, unito alla grande sinergia di tutto il gruppo, ha fatto la differenza”.

Prima dell’ultima atavica domanda, so che vuoi rivolgere qualche “pensiero sparso”.
“In primis voglio fare i complimenti al mio amico Marco Dallo per la cavalcata fatta con il Morazzone; davvero un peccato che sia mancato l’ultimo colpo. Poi, tornando a guardare in casa Valceresio, credo sia doveroso rivolgere un pensiero a Gabriele Cannazza, Jacopo Cordone e Andrea Sirna. Gabriele era uno dei capitani e puntavano su di lui anche in Prima Squadra, ma si è rotto il crociato; non è comunque quasi mai mancato agli allenamenti, altra implicita dimostrazione di quanto detto prima. Jacopo è invece praticamente subito passato in Prima Squadra, mentre Andrea ha scelto di smettere. Questo quarto posto è anche merito loro e voglio che si sentano protagonisti del percorso compiuto. Personalmente mi auguro che tutti i miei ragazzi possano trovare spazio in Prima Squadra, sarebbe la mia vittoria più grande, ma indipendentemente da dove saranno spero che possano trovare continuità e crescita mettendosi in gioco in un ambiente sano. Ultimo, ma non certo meno importante, Christian: resta sempre il mio faro, ce l’ho tatuato sul braccio, è il mio esempio quando parlo di lealtà e spirito di sacrifico. Il Memorial Pallaro sarà per me l’appuntamento più importante dell’anno”.

L’ultima domanda non può che essere questa: quale sarà il tuo futuro?
“L’anno scorso ho rifiutato un paio di prime squadre perché non mi sentivo pronto per lavorare con gli adulti. Adesso mi piacerebbe ma, non lo nego, lo farei solo qui alla Valceresio. Sia chiaro, non mi sto candidando; anzi, continuare con la Juniores, inaugurando un nuovo ciclo sarebbe una sfida ancor più stimolante. In ogni caso fatico a vedermi lontano da questi colori e, difatti qualche offerta davvero interessante è già stata gentilmente declinata”.

Matteo Carraro

Articolo precedenteLudovica Pedoja domina in casa: risultato netto a Cuasso al Monte. Papà Thomas: “Vittoria di tecnica e cuore”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui