
Salvarsi a quindici minuti dal termine, nella gara di ritorno dei playout, sul proprio terreno di gioco, davanti a un pubblico che ha trattenuto il fiato fino al triplice fischio, lasciandosi poi andare a un’esplosione di gioia: questa la favola vissuta solo qualche settimana fa dal Vis Nova Giussano, formazione neopromossa che ha difeso in extremis la categoria, con un gruppo giovane capitanato da un mister che ha sposato appieno la filosofia del club.
Obiettivo centrato, mentalità condivisa: il matrimonio tra i neroverdi e Gabriele Raspelli non poteva che continuare. Rientrato da poco in Italia dopo una trasferta in Ungheria come formatore di Inter Campus, il tecnico classe ’82 è passato ai nostri microfoni per un bilancio di questa annata follemente singolare per sé e i suoi ragazzi.
Dopo una stagione passata quasi interamente in zona salvezza, sul finale vi siete ritrovati in zona playout. Vuoi commentarci il vostro percorso fino a quell’ultima giornata col Magenta?
“Per noi è stata una stagione importante. Ricordiamo che eravamo una neopromossa, quindi sapevamo che avremmo dovuto faticare fino alla fine. Siamo partiti molto bene e ripetevo sempre alla squadra che il nostro obiettivo era di fare 40 punti. Nel girone di andata ne sono arrivati 21, poi in quello di ritorno abbiamo incontrato qualche difficoltà in più. Onestamente siamo anche stati un po’ sfortunati, visto che abbiamo perso sei punti negli ultimi minuti, contro Sestese, Altabrianza e Saronno, pagando un po’ di inesperienza. Tutto sommato, però, abbiamo fatto il nostro campionato. Con il Magenta ci giocavamo una finale e secondo me non meritavamo di perdere in quel modo. Nel primo tempo avremmo dovuto chiudere in vantaggio per le occasioni avute, invece siamo andati sotto ma siamo stati bravi a recuperare pareggiando due volte, finché non abbiamo preso gol a quattro minuti dalla fine e ci siamo ritrovati nei playout”.
In un momento così delicato, quanto è stato importante mantenere la calma e come ci siete riusciti?
“Avevamo una settimana di pausa per prepararci e la prima cosa che ho detto ai ragazzi è stata di ritrovare un po’ di serenità per scendere in campo il più tranquillamente possibile. Quando si arriva ai playout in quel modo, si può solo sperare che vada tutto bene per non mandare all’aria tutto il lavoro fatto fino a quel momento. Sarebbe stato un peccato, anche perché tutti gli avversari affrontati ci avevano sempre fatto i complimenti. Oramai era andata così e non potevamo fare nulla se non giocarci tutto in 180 minuti”.

Dopo la vittoria a Vigevano, la strada sembrava in discesa. E invece al ritorno, fino a un quarto d’ora dalla fine, eravate in Promozione. Come descrivere due giornate del genere?
“All’andata secondo me abbiamo fatto una partita intelligente, andando subito in vantaggio e raddoppiando nel secondo tempo. Poi è arrivato anche il loro gol e secondo me l’1-2 è stato un risultato giusto. La settimana successiva è stata più serena, ma sapevamo che ci aspettava una battaglia e infatti il ritorno è stato al cardiopalma. Siamo andati in svantaggio dopo cinque minuti, che per una squadra giovane come la nostra può essere un problema, e non siamo riusciti a concretizzare un paio di palle gol. Al quarantesimo il Vigevano ha raddoppiato, noi abbiamo sprecato altre due occasioni e il primo tempo è finito così. A inizio ripresa loro si sono chiusi, pronti a ripartire, e per due volte sono andati vicini al 3-0. Diciamo che per tutto l’anno abbiamo avuto un credito con la fortuna e quel giorno ci è stato restituito: la partita è rimasta aperta e noi siamo stai bravi (e fortunati) a fare un gol a un quarto d’ora dalla fine”.
Ora che tutto è andato per il meglio, ti chiedo: avresti comunque preferito una salvezza in anticipo o questa emozione, tutto sommato, non ha prezzo?
“Sicuramente anche questo è servito per crescere, sia a me come allenatore che ai ragazzi come giocatori, quindi è stata un’esperienza molto positiva per capire dove migliorarsi e come evitare certi errori. Chiaro che ora è più facile dirlo, visto che ci è andate bene (ride, ndr). Resto comunque dell’idea che se siamo andati ai playout è perché meritavamo di farli e se ci siamo salvati è perché abbiamo raccolto quanto di buono seminato durante l’anno. Vivere questa stagione ha sicuramente formato molto i ragazzi, sia dal punto di vista sportivo che tecnico”.
Recap personale: quale partita non potrai mai dimenticare?
“Di partite belle ce ne sono state tante. Le uniche che abbiamo sbagliato sono l’andata con l’Altabrianza e il ritorno con l’Arcellasco; in tutte le altre abbiamo sempre fatto il nostro gioco, anche se non sempre siamo riusciti a portare a casa il risultato. Se devo scegliere le migliori, direi il 2-2 della prima giornata con la Solbiatese, la vittoria in casa con l’Arconatese, un 1-0 con gol di Traversa, e l’andata dei playout con il Vigevano”.
Hai già le idee chiare per l’anno prossimo?
“In queste settimane ho ricevuto un po’ di richieste, un paio dall’Eccellenza e un paio dalla Promozione, e questa cosa mi ha fatto molto piacere perché vuol dire che il mio lavoro è stato riconosciuto. La mia decisione, però, è di restare a Giussano. È un ambiente sano dove si può lavorare bene, c’è un ottimo settore giovanile, e personalmente ho un ottimo rapporto sia con il ds Zora che con il dg Barollo, con cui ci si confronta sempre per fare calcio in maniera importante. Vogliamo costruire una squadra giovane, con qualche profilo più esperto che possa darci una mano, in linea con la filosofia mia e della società: è un’idea condivisa e sarebbe stupido cambiarla”.
Per te che sei allenatore di Inter Campus, la pausa dal terreno di gioco è solo relativa. Come sarà strutturata la tua estate?
“In questo momento stiamo lavorando a vari progetti e nelle scorse settimane sono stato in Ungheria, dove abbiamo portato i ragazzi a vedere la finale di Champions. Poi andrò in Argentina e in Nicaragua per altri progetti sociali gestiti dall’associazione. Siamo operativi in trentun Paesi nel mondo e io, oltre a quelli citati, mi occupo anche di Bolivia, Nepal, Polonia e Uganda, insieme ad alcune iniziative in Italia. Giugno e luglio saranno due mesi intensi e ad agosto inizieremo la preparazione… in tutto ciò riuscirò a incastrare una settimana di vacanza, che dovrà bastarmi per forza (ride, ndr)“.
Silvia Alabardi



























