
Tempo di bilanci in casa Varese Olona Nuoto e a tirare le somme non può che essere il condottiero della squadra. Coach Daniele Osigliani non ha mai nascosto le difficoltà nell’affrontare la Serie B con una squadra giovane, quasi interamente home-made, inesperta in categorie simili e inevitabilmente condizionata da difficoltà logistiche evidenti. L’eventualità della retrocessione, che si è puntualmente verificata, non era certo un “mettere le mani avanti”, ma ha rappresentato fin dal principio una presa di coscienza che, al netto dell’ovvio rammarico, ha permesso di superare con relativa serenità il ritorno in Serie C un anno dopo il trionfo valso alla promozione.
Il macrocosmo VON, però, non si può certo limitare solo alla Prima Squadra (da sottolineare, comunque, l’importantissimo bagaglio esperienziale che quest’annata travagliata ha comunque lasciato in eredità), perché il vivaio bianco-rosso-blu è un cuore pulsante d’energia che, grazie nello specifico all’appoggio offerto dalla Robur et Fides, permette alla storica società bosina di continuare a garantirsi un futuro. Al netto delle difficoltà, infatti, è doveroso registrare la crescita del settore giovanile VON, di cui abbiamo parlato con coach Gionata Gesuato Gallo, che otterrà il giusto riconoscimento l’11 maggio alle Ville Ponti in occasione del 15° Premio Varese Sport.
“Vedere riconosciuto il proprio lavoro al di là dei risultati è sempre gratificante – esordisce coach Osigliani –, a maggior ragione ora che siamo vicini alla chiusura di una stagione davvero intensa. Lo scorso weekend abbiamo chiuso il campionato con la Juniores: ora ci attenderanno gli ultimi allenamenti e poi staccheremo per un meritato periodo di riposo in attesa di ripartire tra settembre e ottobre. Non credo ci saranno novità, ragion per cui colgo subito l’occasione per ringraziare la Robur et Fides e lo Sport Club 12 di Ispra per l’aiuto offerto, al pari di tutte le altre piscine che ci hanno ospitato. Tornando in Serie C, per la prossima stagione non avremo più vincoli di misure per quel che riguarda il campo e probabilmente troveremo una nuova sistemazione per le partite casalinghe, anche se la situazione piscine resta critica per tante realtà. Basti pensare che anche la Mecenate chiuderà per lavori”.
Entrando nello specifico, qual è il bilancio dell’annata in Serie B?
“Eravamo perfettamente consapevoli di quello che stavamo per affrontare. La Serie B nazionale non è minimamente paragonabile alla Serie C: c’è molta più competizione, il livello si alza tantissimo e basta poco per ritrovarsi invischiati nelle zone basse. Ci sono squadre strutturate per salire in A2, i playoff, i playout e addirittura tre retrocessioni possibili. In un contesto del genere, aggiungendo il problema piscina e il fatto di aver perso elementi importanti rispetto all’anno scorso, tirando le somme non credo sia andata neanche così male”.
Discorso che, inevitabilmente, trascende il semplice risultato sportivo.
“A Varese dobbiamo ragionare in maniera diversa. Se guardiamo solo la classifica, allora sì, la stagione è andata male. Ma io ai ragazzi insegno che bisogna guardare anche il percorso e l’esperienza fatta. L’anno scorso abbiamo gioito e ci siamo meritati la promozione; quest’anno abbiamo disputato un campionato dignitoso, con tante partite combattute fino alla fine. Tutti ci hanno fatto i complimenti, soprattutto nel girone di ritorno, perché giocare contro di noi non era semplice e i tre punti non erano mai scontati”.
Quanto ha inciso la giovane età del gruppo?
“Tantissimo. Se siamo sinceri con noi stessi, questa rosa era destinata a fare questo tipo di campionato. Parliamo di ragazzi giovanissimi, con pochissima esperienza e un’età media di 21 anni. Magari con una mentalità più aggressiva avremmo potuto raccogliere qualcosa in più, ma non tantissimo di più. Abbiamo perso quasi tutte le partite di due o tre gol, spesso per episodi o errori banali, ma fa parte del percorso di crescita”.
Non mancano, però, le note positive soprattutto in prospettiva.
“La cosa che rende contenta la società è aver fatto esordire tantissimi ragazzi del vivaio: ben undici giocatori dal 2007 al 2011 hanno debuttato in Prima Squadra. È questa la nostra strada: creare giocatori e costruire un gruppo di ragazzi di Varese. Noi non abbiamo budget enormi né strutture adeguate, quindi dobbiamo lavorare sul lungo periodo. Un anno riesci a salire, un altro retrocedi, ma l’obiettivo è costruire qualcosa di stabile”.
A tal proposito, qual è il bilancio per quanto riguarda anche la tua Juniores?
“Vale un po’ lo stesso discorso. Anche lì il campionato era molto complicato rispetto alle caratteristiche del gruppo, soprattutto perché abbiamo perso tre elementi fondamentali: uno è andato a Brescia e due hanno smesso. Inoltre siamo passati dall’Under 16 Elite dello scorso anno all’Under 18 Girone 1, quindi affrontando ragazzi molto più grandi. Abbiamo tanti 2009 che avranno ancora due anni di Juniores davanti e, senza piscina e senza spazi acqua adeguati, credo che i ragazzi abbiano fatto qualcosa di davvero importante”.
Ancora una volta, infatti, il focus non è solo sul risultato.
“Io guardo quanti ragazzi riescono a fare il salto in Prima Squadra. Questo deve fare una società come la nostra: non giocare per vincere a tutti i costi, ma creare giocatori. E da questo punto di vista abbiamo fatto un ottimo lavoro, perché tanti di quelli che hanno esordito quest’anno saranno stabilmente aggregati alla Prima Squadra nella prossima stagione. Con i più giovani sono stato anche abbastanza duro, ma le possibilità di guadagnarsi spazio e fare tanta strada ci sono eccome; la palla passa a loro”.
Tornando alla Prima Squadra, come hai visto crescere e cambiare il gruppo?
“La differenza tra settore giovanile e Prima Squadra è enorme, sotto tutti i punti di vista: tattica, tecnica, malizia, fisicità. I miei ragazzi del 2009 magari nelle giovanili affrontano avversari di due anni più grandi; in Serie B si sono trovati contro giocatori con quindici anni in più e tantissima esperienza. Dal punto di vista fisico e del ritmo di gioco siamo cambiati tantissimo. Nelle prime amichevoli facevamo fatica a stare dietro alle squadre di Serie B. Ricordo ancora il primo allenamento a Torino: ci siamo guardati in faccia a fine seduta e abbiamo capito subito il livello che ci aspettava. Però i ragazzi sono stati bravissimi ad adeguarsi rapidamente. All’inizio abbiamo pagato questo salto, mentre nel girone di ritorno le partite sono diventate sempre più combattute anche senza riuscire a vincere”.
E mentalmente?
“Qualcosa è migliorato e qualcosa meno. Nella gestione della partita siamo cresciuti, mentre sulla preparazione mentale a volte ci è mancata continuità. Ci sono state settimane in cui ci siamo allenati sotto tono senza capire davvero l’importanza del momento, ma lavorare con un gruppo così giovane significa anche accettare questi passaggi”.
Anche giocando a Milano c’è stato un discreto seguito di pubblico.
“Devo ringraziare davvero tutti: famiglie, amici e tifosi che ci hanno seguito anche a Milano. Magari non c’era l’atmosfera che si respirava a Varese, però in tante partite almeno una bella cornice di pubblico non è mai mancata. E vi assicuro che in altre piscine si giocava praticamente nel silenzio totale. L’anno scorso il pubblico ci aveva dato una spinta incredibile, sembrava davvero una bombonera. Quest’anno, invece, ci siamo trovati in una situazione completamente diversa. Paradossalmente, però, penso che giocare a porte chiuse ci avrebbe temprati ancor di più, costringendoci a tirar fuori carattere e compattezza”.
Per quanto la domanda sia assolutamente prematura, quale sarà l’obiettivo per l’anno prossimo?
“Provarci si proverà sempre, quello sicuro. Però l’approccio sarà diverso rispetto all’anno scorso. Dopo la prima stagione in Serie C eravamo arrivati vicinissimi ai playoff e da lì era nato l’obiettivo promozione. Stavolta la priorità sarà dare spazio ai ragazzi del settore giovanile, mantenere la categoria e disputare una Serie C tranquilla. Poi è normale che, se ti ritrovi lì davanti, ci provi. Ma la VON non ha l’ansia di dover salire a tutti i costi, anche perché senza una piscina stabile sarebbe complicato sostenere nuovamente una Serie B”.
Per cui possiamo parlare di progetto più a medio/lungo termine?
“Assolutamente sì. L’obiettivo futuro, con me o senza di me, è tornare in Serie B e riuscire a mantenerla perché avremo costruito qualcosa di stabile. Oggi non ce l’abbiamo ancora: mancano esperienza, strutture e spazi adeguati. Ringrazio ancora Sport Club 12 e Robur, ma allenarsi in vasche da un metro e sessanta di profondità crea inevitabilmente difficoltà enormi. In certe condizioni fai fatica perfino a fare attività amatoriale, figuriamoci affrontare una Serie B; non a caso i complimenti da parte degli avversari aumentavano non appena scoprivano le nostre modalità di allenamento. Senza assilli, dobbiamo quindi restare competitivi in Serie C e continuare a lavorare sui ragazzi. La squadra resta molto giovane e i ragazzi che saliranno dovranno dimostrare di poter stare al passo con chi c’è già oggi”.
Matteo Carraro

























