Come quando esci dopo l’influenza. Non sei al massimo, fai ancora un pò di fatica, senti i i residui della malattia che non ti permettono di essere al 100% ma nonostante tutto vai avanti perché sai che solo dandoti una scossa puoi superare il momento di difficoltà, magari anche l’aiuto di qualche medicinale.

La Pallacanestro Varese che espugna Cremona per 79-87, infliggendo la prima sconfitta casalinga della stagione tra le mura amiche alla Vanoli, è questa roba qui: una squadra che veniva da un lungo periodo di “malattia”, durato dalla sconfitta con Udine e per tutte le due settimane di pausa per le Nazionali, e che in quel del PalaRadi non si è certo presentata nella sua forma più smagliante ma che con carattere, voglia e l’aiuto di un “medicinale” è riuscita ad uscire dalle difficoltà trovando due punti fondamentali per riprendere il cammino in campionato, in un dicembre non certo facile.

Una squadra, quella biancorossa, che non ha certo brillato in quel del PalaRadi, soprattutto in attacco: troppo spesso compassata, vittima di un gioco stagnante che con grande difficoltà è arrivato a creare situazioni fluide di tiro; e poi in difesa, dove più volte si è fatta infilare centralmente dalle giocate di una Cremona pragmatica e concreta, vera rivelazione di questo inizio di stagione. L’avvio ad handicap di 11-0 è stata la rappresentazione di questo ma anche il momento dello switch mentale di una Varese che con carattere, unione di gruppo e voglia di rialzarsi dal momento più complicato, ha tirato fuori le unghie e gli artigli ed è andata a combattere possesso dopo possesso con Cremona, mettendoci il fisico, prendendo rimbalzi e dando prova di una solidità di squadra apparentemente ritrovata.

Non poteva bastare questo, però, per uscire dal periodo di malattia: serviva un medicinale ed è arrivato nella partita del neo acquisto Stewart che ha portato quella freschezza e capacità di rompere i giochi in attacco volando al ferro, che ha cambiato le carte in gioco. Un impatto devastante, che tanto ha ricordato quello di Mannion a Pesaro un paio di stagioni fa e che ha permesso a Varese di ritrovare quell’entusiasmo sopito da una spigolosa e molto più tattica che tecnica.

La freschezza di Stewart abbinata alla solidità della coppia Moore-Assui che ancora una volta si dimostra essenziale e decisiva quando sa essere presente a rimbalzo, così come imponente è la partita di un Nkamhoua con meno fronzoli in attacco e più sostanza in difesa ed a rimbalzo. Non solo però, perché quella di Cremona diventa la partita delle coppie: Stewart – Iroegbu e Nkamhoua – Renfro, il quartetto con cui Kastritis chiude il match e forse apre il nuovo capitolo di una stagione che a dicembre deve ancora prendere la sua piega definitiva, nella speranza che l’influenza appena passata sia stata l’ultima di un inverno ancora lungo, contro il quale opporre degli anticorpi forti perché di altri medicinali, al momento, non ce ne sono in vista.

Alessandro Burin

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