A una giornata dal giro di boa della stagione, il Legnano sta presidiando i piani alti della classifica. Se il percorso dei Lilla, fino a qualche settimana fa, aveva riservato alcuni alti e bassi, nelle ultime quattro giornate è arrivato un filotto di vittorie che li ha catapultati in terza posizione, a un solo punto di distanza dalla seconda Solbiatese.

Tra i nomi di spicco nella formazione di mister Porro vi è quello di Giuseppe De Luca, colpo da 90 del calciomercato estivo con trecento presenze nei campionati professionistici e oltre cento reti in carriera. Cresciuto nelle giovanili del Varese, è con i biancorossi che l’attaccante classe 1991 ha debuttato in Serie B, per poi collezionare 35 presenze in Serie A con la maglia dell’Atalanta. Da lì, ancora tanta B tra Bari, Vicenza e Virtus Entella, a cui si aggiungono, in tempi più recenti, le annate in C con Triestina, Catania e Pergolettese, fino alla scorsa esperienza in D al Pompei. Ora per la prima volta in Eccellenza, ha lasciato il segno contro Vis Nova e Arcellasco Città di Erba, con un gruppo capace sia di grandi goleade che di risultati di misura.
All’antivigilia dell’ultima gara del 2025 contro la Vergiatese, la cosiddetta “Zanzara” fa un bilancio di metà stagione di questa sua nuova avventura.

Per un giocatore abituato a palcoscenici professionistici, scendere in Eccellenza è al tempo stesso un’avventura e una sfida. Quali sono, finora, le tue sensazioni su questo campionato?
“È un campionato molto complicato. Pur non avendo giocato nella categoria, ho sempre seguito questo girone e penso che non sia mai stato così competitivo come quest’anno, con così tante squadre attrezzate per fare bene”.

Diamo un’occhiata alle statistiche: 15 punti nelle prime dodici gare, 12 punti nelle ultime quattro. Come valuti questa prima parte della stagione?
“C’è stato un periodo, durato più di un mese, in cui abbiamo avuto qualche difficoltà. Le cose non giravano nel verso in cui volevamo e non riuscivamo a vincere, ma l’unione del gruppo e dell’ambiente è stata la nostra forza e ne siamo usciti alla grande, dimostrando che giocatori siamo e raggiungendo una zona di classifica dove ci sono squadre che hanno speso molto più di noi. Vero che ci manca ancora da affrontare la Vergiatese, ma finora non c’è stato nessuno che ci abbia dominato a livello di gioco, qualità e intensità. Questo perché siamo una squadra che può vincere contro chiunque, ma allo stesso tempo, se non approcciamo le partite nel modo giusto, possiamo anche perdere contro chiunque. I risultati, al momento, dicono che stiamo giocando da Legnano, proprio come deve essere”.

In vista del girone di ritorno, su cosa dovrete far leva per riconfermare o superare quanto fatto ad oggi?
“Dovremo innanzitutto cominciare il nuovo anno nella stessa maniera in cui stiamo lasciando quello vecchio. Le cose non succedono per caso e di vie di mezzo non ne conosco: il lavoro alla lunga paga, indipendentemente dalla categoria. Noi abbiamo una rosa ampia, con giocatori importanti, e anche un allenatore e uno staff molto preparati che ci aiuteranno a proseguire su questa strada per cercare di toglierci grandi soddisfazioni. Se dovessimo abbassare anche solo un attimo il livello, potremmo andare in difficoltà, perché il calcio è così: dà e toglie. Il campo parlerà da sé e a fine stagione vedremo dove saremo arrivati”.

La tua carriera non ha bisogno di grandi presentazioni. Qual è il ricordo più bello, che porterai per sempre con te?
“Ho due ricordi meravigliosi in particolare: uno è il primo gol in serie A, al “Marassi” contro la Sampdoria; un momento indelebile che non dimenticherò mai. L’altro, essendo nato e cresciuto a Varese, è il fatto di aver sfiorato la promozione in Serie A con la maglia biancorossa. Per me che da piccolino andavo in curva, sarebbe stato il coronamento di un sogno magnifico. Chiaramente nei miei anni nel professionismo ho tanti altri ricordi che porto con me, ma questi sono i due più importanti”.

Quali sono le figure – da allenatori a compagni di squadra – che secondo te hanno in qualche modo contribuito a renderti il giocatore che sei?
“Di compagni ne ho avuti davvero tanti; ci ho passato anche dei bei momenti insieme e con alcuni di loro sono tuttora in contatto. Se devo un qualcosa in più a qualcuno, è sicuramente a chi mi è stato vicino dove tutto è iniziato: Neto Pereira, Corti, Zecchin mi hanno accolto al Varese come se fossi il loro figlioccio, facendomi diventare grande con i loro consigli. Se non avessi fatto così bene lì, sarebbe stato difficile fare il salto di categoria, quindi il mio ringraziamento va in primis a loro. Altre figure importanti sono state la famiglia Sogliano e mister Sannino, che hanno creduto in me e mi hanno voluto in Prima Squadra, così come il direttore Scapini e mister Bettinelli. Non è stato sempre tutto facile; anzi, ho anche dovuto ingoiare tanti bocconi amari, ma con la mia grinta e la mia voglia di arrivare alla fine ce l’ho fatta, realizzando un sogno a cui ognuno di loro ha dato il suo contributo”.

Nella stagione 2018/2019 hai anche sperimentato la Liga I rumena con la maglia del Cruj, vincendo la Supercoppa nazionale ed esordendo nelle competizioni europee. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
“Diciamo che non era andata proprio come speravo. Sul momento, sebbene un po’ titubante, ero molto entusiasta di fare un’esperienza all’estero. Dopo le prime partite, però, ci sono state varie dinamiche che, unite alla lontananza da casa, sono riuscite a togliermi il mio tratto distintivo: il sorriso. D’altro lato, a livello di curriculum, non è andata sicuramente male, visto che ho potuto giocare i preliminari di Champions e di Europa League. Al di là di tutto, è anche da queste esperienze che si impara, e l’anno dopo in Italia mi sono preso le mie rivincite”.

Cosa hai trovato, invece, a Legnano? E come definiresti l’ambiente?
“Ho trovato un gruppo di giovani molto interessanti, che hanno voglia di fare e di raggiungere gli obiettivi, e un ambiente tranquillo dove si lavora bene senza alcun tipo di pressione. Abbiamo anche i nostri tifosi che si seguono in casa e in trasferta, dandoci sempre una spinta in più, e che giustamente hanno voglia di rivalsa. Il Legnano ha alle spalle una storia importante; dopo i danni che ha subito, ripartire non è facile e richiede tempo, ma io sono dell’idea che, continuando così, sulle solidi basi gettate da questo presidente, nel giro di qualche anno le cose potranno tornare come una volta. È una società che merita, una città che merita, un progetto che merita, e noi tutti ci auguriamo che tutto vada come deve andare… e anche di vedere sempre più gente allo stadio, consapevoli che questo dipenderà soprattutto dai risultati in campo”.

Dove ti immagini a fine girone di andata e a fine stagione?
“Vogliamo chiudere il girone in bellezza, davanti ai nostri tifosi, cercando di fare cinque vittorie di fila. È qualcosa in cui finora è riuscita solo l’Arconatese, che ha già preso un vantaggio importante e potrebbe aver ipotecato la vittoria finale. Nel girone di ritorno dovremo cercare di ripartire al massimo, con lo stesso obiettivo che abbiamo da inizio stagione: arrivare ai playoff… e poi quel che succede, succede. Per quanto ci riguarda, siamo in fiducia e ci vogliamo bene, e non lo dimostriamo solo fuori dal campo, ma anche dentro, con quella voglia comune di vincere e anche con quel carattere che ci porta a riprenderci l’un latro, se necessario. Vogliamo continuare a divertirci, far sognare i tifosi e provare a fare qualcosa di importante: per noi, per il presidente, per la città.

Silvia Alabardi

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