Cinque Mastini, due scudetti, un legame che resiste al tempo e oggi si intreccia con la storia olimpica. A distanza di quasi quarant’anni dai trionfi di fine anni ottanta, lo spirito autentico dell’Hockey Varese si è ritrovato a tavola, come allora: unito, sincero, indissolubile.
Al ristorante Bologna di Varese, in un pranzo per pochi intimi organizzato dall’amico comune Gilberto Zago, si sono ritrovati cinque protagonisti di quella straordinaria epopea giallonera: l’eterno Jim Corsi, il “Presidente” Roberto Blumer, e i varesini Flavio Farè, Davide Quilici e Luca Orrigoni. Uomini che hanno scritto pagine indelebili della storia dell’hockey varesino e anche italiano, vincendo due scudetti e lasciando un segno che va ben oltre il ghiaccio.

Un incontro reso ancora più speciale dal presente: Jim Corsi e Roberto Blumer saranno infatti tedofori nel passaggio a Varese della fiaccola olimpica in vista di Milano-Cortina 2026, un riconoscimento simbolico che unisce passato glorioso e futuro olimpico.
È veramente un onore, e anche una grande responsabilitàracconta Jim Corsiessere tedoforo e rappresentare l’hockey varesino. Dopo 40 anni il nostro carattere è rimasto lo stesso, così come il legame che ci unisce. In campo mettevamo tutto per vincere, fuori c’era un rispetto reciproco e una voglia di stare insieme che è difficile ritrovare. Con questi ragazzi, e con tutto il gruppo di allora, c’è un feeling unico che non è mai cambiato”.

Gli fa eco Roberto Blumer: “Ho vissuto da vicino gli anni d’oro dell’hockey a Varese prima come sponsor e poi come presidente, portando avanti una squadra che stava facendo qualcosa di grande. Giornate come questa dovremmo viverle più spesso, anche senza la scusa delle Olimpiadi. È magnifico ritrovarsi e parlare come se il tempo non fosse passato. Sono felice di portare la fiaccola e lo sono doppiamente perché oggi anche mio genero ha avuto lo stesso onore, grazie ai suoi importanti risultati nel pattinaggio artistico, tra cui il nono posto ai Mondiali di Losanna”.

Jim ci rappresenta nel modo miglioresottolinea Flavio Farèperché è stato il leader di un gruppo straordinario. Sul ghiaccio abbiamo raggiunto traguardi importanti, ma fuori dal ghiaccio forse ancora di più. Eravamo molto uniti e occasioni come questa lo dimostrano. Lui e Roby Blumer sono due tedofori perfetti: incarnano lo spirito di quegli anni, uno spirito che è rimasto immutato”.
Ricordi che riaffiorano, emozioni che non sbiadiscono, come racconta Davide Quilici: “Era un’epoca non digitale, ma i ricordi sono fortissimi. Allora non ci rendevamo conto fino in fondo di quanto fosse grande ciò che stavamo vivendo. Lo abbiamo capito col tempo, grazie a un gruppo che sul ghiaccio sputava sangue e fuori aveva una coesione speciale. È quella stessa coesione che rende così belle e sentite giornate come questa”.

Un legame vero, profondo, che resiste agli anni: “Il nostro era un rapporto sinceroconclude Luca Orrigonied è per questo che ogni volta che un ex compagno torna a Varese diventa un momento di festa. Sembra che il tempo non sia passato. Oggi è successo con Jim, altre volte con altri ‘ragazzi’ tornati in città. Abbiamo condiviso momenti incredibili, sul ghiaccio e fuori, ed è questo che rende ogni ritrovo speciale”.
Una storia di sport, amicizia e identità varesina che continua a brillare, oggi come allora.

Michele Marocco

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