C’è stato un evento nell’evento durante il passaggio della Fiamma Olimpica per le vie di Varese nella serata di ieri, mercoledì 14 gennaio. Sembrerà strano poter dire che in una manifestazione di così grande importanza, capace di richiamare complessivamente più di 10.000 persone in varie parti della Città Giardino, si sia creato un appuntamento nell’appuntamento ma così è stato.

Di cosa stiamo parlando? Parliamo del momento in cui un gigante della storia dell’hockey a Varese, Jim Corsi, ha passato la fiaccola ha un altro gigante, questa volta del basket bosino, ossia Andrea Meneghin che, senza nulla voler togliere agli altri tedofori di spicco, si è preso indiscutibilmente la scena.

Perché l’amore della gente di Varese per la Pallacanestro Varese non è certo un mistero così come quello per Andrea ma l’abbraccio virtuale che tutte le persone presenti hanno voluto riservargli in quei pochi metri con la Fiaccola Olimpica tra le mani è stato qualcosa di unico ed anche inaspettato per le dimensioni e per come si è sviluppato.

10 minuti circa in cui è sembrato tornare indietro di 26 anni, alla festa Scudetto del ’99, quando un’intero popolo guardava ai beniamini in maglia Roosters come a degli eroi capaci di regalare un sogno entrato poi nella storia. Così Andrea ha deciso di camminare e non di correre, salutando ogni singola persona che lo acclamava come ai vecchi tempi, prendendosi quell’abbraccio collettivo che è riuscito a portarci fuori dal contesto meraviglioso nel quale ci trovavamo e trasportarci in un universo parallelo, in un crescendo di emozioni così cavalcante da colpire in toto lo stesso Andrea, come ha poi detto a caldo ai nostri microfoni.

Perché se il tempo dicono passi sopra a tutto, certi legami sono talmente forti che anche a distanza di anni, di decenni, non si possono scalfire o spezzare ma bensì sono in grado di mantenere la stessa carica emotiva che porta indietro nel tempo, che crea un evento nell’evento, che unisce una città nella celebrazione di colui che non è solo un simbolo ma è sempre stato molto di più.

Le immagini dal minuto 41:00 al 49:00.

Alessandro Burin

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