Nacque tutto da lì, da quell’estate del 1961, più precisamente da quel 12 giugno, una delle rivalità sportive più belle, appassionate e ricche di sfide indimenticabili del basket nostrano, ossia quella tra la Pallacanestro Varese e l’Olimpia Milano.

Nacque per quel giocatore, Gabriele detto “il Nane” Vianello, che decise di fare il grande passo dalla provincia al capoluogo di Regione, portandosi dietro quella classe innata e sopraffina che tanto aveva fatto innamorare la gente di Varese e che tanto, poi, ne fece provare rancore per un passaggio ai cugini che segnò parte della storia vincente del club meneghino.

Da quell’estate di anni ne sono passati tantissimi, di giocate, di trofei (5 Scudetti di cui 1 con Varese e 4 Milano più una Coppa dei Campioni sempre con i meneghini), di ricordi e di emozioni, altrettante. Un percorso di vita che ha cambiato la storia di una pallacanestro che oggi non c’è più ma che è ancora viva grazie a chi, come Vianello, ne ha scritto pagine indimenticabili e che tali rimarranno anche oggi che uno dei capitoli più importanti di questa storia si chiude.

Perché si è spento, oggi, martedì 3 marzo, il Nane Vianello, all’età di 87 anni, portandosi dietro quelle quindici stagioni di basket chiuse in doppia cifra di media punti, o quelle prove uniche come i 67 punti messi a segno contro Treviso in una sfida del lontano 1962-1963, oppure quel tiro in sospensione che è diventato gesto tecnico usuale ma che Vianello fu uno dei primi a portare sul parquet, ma più di tutto quella rivalità storica tra Varese e Milano che nacque da quel suo addio che è probabilmente il lascito, inconsapevole, più grande che Vianello potesse lasciare al basket nostrano. Grazie “Nane” e buon viaggio.

Alessandro Burin

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