
La stagione del Verbano si chiude con una retrocessione che lascia inevitabilmente amarezza, ma anche qualche segnale positivo su cui costruire il futuro.
Una stagione nata male, con l’arrivo a estate inoltrata di mister Rasini che non ha avuto gli effetti sperati, un mercato di conseguenza partito molto in là a livello di tempistiche ed una squadra presa in corsa da mister Pierluigi Contaldo, che ha provato, nonostante tante avversità dentro e fuori dal campo, a fare il miracolo.
A tracciare un bilancio è proprio l’allenatore ex Gallarate, che tra analisi lucide e orgoglio per il lavoro svolto guarda già avanti, consapevole che anche da una delusione può nascere una nuova ripartenza.
Che cosa lascia questa retrocessione?
“Lascia tanta amarezza, ma anche la consapevolezza di aver fatto un piccolo percorso di crescita tutti insieme. Preferisco limitarmi a ciò che avremmo potuto fare meglio io e i giocatori, restando nel mio ruolo, al di là delle difficoltà di campo e non che abbiamo dovuto affrontare. In tante occasioni ce la siamo giocata alla pari anche contro squadre nettamente più attrezzate di noi: sarebbe bastato poco per cambiare il finale, ed è questo che lascia ancora più rammarico. Ho accettato questa sfida consapevole dei miei mezzi e di quelli della squadra. Ho trovato fin da subito uno spogliatoio disponibile e in poco tempo siamo diventati un gruppo unito. Ho cercato di creare un’identità di gioco adatta ai ragazzi, cercando di valorizzarne i pregi e limitarne i difetti. Abbiamo fatto crescere tanti singoli, in particolare i ragazzi della Juniores che sono stati parte integrante della squadra: basti pensare che domenica ho schierato titolari che la sera prima avevano giocato proprio con la Juniores a Solbiate. Nessuno si è mai tirato indietro, anche perché ho sempre cercato di dare tutto per loro. Resta l’amarezza per la retrocessione, ma si cresce anche attraverso queste esperienze. Ho accettato questo incarico con grande orgoglio e so che è proprio da sconfitte come questa che si costruiscono le future vittorie. In carriera ho già vinto tre campionati e spero di vincerne ancora: mi dispiace non essere riuscito a portare a termine questo compito”.
Riaccetterebbe il Verbano in queste condizioni?
“Sì, senza esitazioni. Per questi ragazzi lo rifarei”.
Quale sarà il senso di queste ultime partite?
“Purtroppo, a livello di classifica e risultati, il senso viene meno. Prima della partita con il Vittuone avevo chiesto ai ragazzi di provare almeno a raggiungere e superare l’Ispra, ma ora è diventato complicatissimo.
L’unica cosa che possiamo fare è portare rispetto a noi stessi, agli avversari e al campionato. Trovare continuità come squadra non è semplice, tra infortuni e impegni con la Juniores, ma non è una situazione nuova: l’unica vittoria contro il Vighignolo è arrivata quando ho potuto allenare il gruppo al completo per due settimane e non è un caso”.
Cosa salva di questa stagione?
“Salvo i ragazzi, il lavoro fatto e la crescita di tanti giovani interessanti, che probabilmente hanno raccolto meno di quanto meritassero. Credo però che la retrocessione sia giusta: tutte le squadre affrontate si sono dimostrate superiori a noi.
Abbiamo dato tutto, non è bastato, ma non provo alcun tipo di vergogna. Anzi, porto con me la consapevolezza di essere cresciuto molto: sono convinto che ovunque sarò il prossimo anno potrò puntare a vincere il campionato. Mi dispiace non essere riuscito a salvare il Verbano, ma purtroppo non è dipeso solo da me”.
Alessandro Burin





























