
La mini-sosta di Pasqua è arrivata quasi come un sollievo per il Varese, ma allo stesso tempo rischia di trasformarsi in uno specchio fin troppo fedele della stagione biancorossa. Perché fermarsi dopo una sconfitta come quella contro la Valenzana Mado significa rischiare di portarsi dietro dubbi e scorie, oltre alla sempreverde sensazione di una squadra che ancora una volta non è riuscita a dare continuità a sé stessa.
Il punto, ormai, non è più il singolo episodio. Non è l’uscita folle di Taina, non è la disattenzione sul raddoppio, non è nemmeno il “gollonzo” che aveva rimesso tutto in equilibrio. Il punto è che questi episodi si ripetono, cambiano forma ma non sostanza, e finiscono troppo spesso per indirizzare le partite in maniera negativa. È una fragilità che va oltre il dato tecnico e che si inserisce in una dimensione più ampia, fatta di approcci sbagliati, momenti gestiti male e sterilità offensiva. Eppure, il paradosso è sempre lo stesso. Questo Varese dà costantemente l’impressione di poter girare le partite, di avere le qualità per alzare il ritmo e mettere in difficoltà chiunque. Lo si è visto anche nell’ultima uscita: una ripresa più viva, più aggressiva, più “vera”. Ma proprio nel momento in cui la partita sembra poter cambiare direzione, arriva puntuale l’errore che riporta tutto al punto di partenza. O peggio.
È qui che entra in gioco un altro tema, forse ancora più profondo: la personalità. Le assenze hanno avuto un peso specifico evidente, soprattutto in termini di equilibrio e leadership, ma a questo punto della stagione non possono più essere l’unica spiegazione. Perché le occasioni per dimostrare quel qualcosa in più e dare un segnale ci sono state, ma troppo spesso sono rimaste tali. Il risultato è una squadra che vive di strappi, che alterna buone sensazioni a passaggi a vuoto difficili da spiegare. Una squadra “strana”, sì, ma ormai anche prevedibile nella sua imprevedibilità. Capace di giocarsela con chiunque, ma anche di complicarsi la vita contro avversari alla portata. Ed è proprio questo il limite più grande nella corsa playoff: non tanto la distanza in classifica (il Chisola di questi tempi non se la passa meglio), quanto l’incapacità di dare continuità ai risultati.
Eppure, nonostante tutto, il Varese è ancora lì. A un punto dal quinto posto, con quattro partite da giocare e un calendario che, almeno sulla carta, non è proibitivo. È questo il dato che tiene ancora aperto il discorso, ma è anche quello che rende il momento attuale ancora più delicato. Perché da qui in avanti non ci sono più alibi: serve un cambio di passo netto, sotto tutti i punti di vista, a maggio ragione perché si affronteranno squadre che dovranno dare tutto per raggiungere un obiettivo concreto (più concreto dei playoff) che si chiama salvezza.
La trasferta contro il Celle Varazze diventa così l’ultimo nuovo starting point stagionale, una verifica sulla capacità della squadra di imparare dai propri errori, di entrare in campo con l’atteggiamento giusto, di reggere le difficoltà senza disunirsi. In altre parole, di dimostrare maturità. Da qui è anche partita la settimana di allenamento del Varese con un obiettivo ben chiaro: riuscire a compiere quel salto mentale che trasformi il potenziale inespresso in valore tangibile. Cosa che anche in tante partite nel corso della stagione è mancata.
A referto
Contro il Celle Varazze tornerà dalla squalifica De Ponti; acciaccati a parte, Ciceri avrà tutti a disposizione. Ranghi compatti anche per i padroni di casa, mentre è bene ricordare che il Derthona domenica 19 aprile non avrà a disposizione l’ex biancorosso Emanuele Marcaletti, fermato tre giornate (“Per aver colpito un calciatore avversario con un pugno”).
NOTIFICHE BIANCOROSSE
– Otto ammonizioni: Malinverno, Palesi
– Sei ammonizioni: Guerini
– Cinque ammonizioni: Bruzzone, De Ponti
– SQUALIFICA (cinque ammonizioni): /
– In diffida (quattro ammonizioni): Bertoni, Tentoni
– Tre ammonizioni: Marangon, Romero
– Due ammonizioni: Agnelli, Sovogui, Qeros, Ciceri (allenatore)
– Una ammonizione: Barzotti, Berbenni, Bianchi, Bugli, Cogliati, Fabris, Taina
Matteo Carraro

























