
Per raggiungere grandi traguardi, per scrivere un futuro radioso che passa da un presente di fatiche e di qualche scelta che sulla carta può sembrare azzardata, benché non lo sia, ci vuole coraggio ma anche grande competenza e professionalità.
La salvezza del Basket Casorate Sempione in Serie C ha tutte queste caratteristiche: una squadra composta prettamente da Under, tolti due senior, che ha centrato l’impresa della salvezza al primo turno playout contro una Robbio sicuramente più fisica ed esperta, pagando così i dividendi di una scelta, quella d’inizio stagione da parte della dirigenza di HUB Del Sempione, di dare fiducia ai propri ragazzi, facendoli crescere sul campo in un’esperienza senior molto formativa sotto tutti i punti di vista.
Ragazzi che sono passati dalle sapienti mani di coach Dario Lo Storto, che ne ha plasmato l’identità e le caratteristiche, soprattutto di squadra, per un gruppo unito che ha saputo crescere molto a livello di maturità nel corso dell’anno, arrivando a centrare un obiettivo tutt’altro che scontato. Proprio con il coach dei gialloblu abbiamo fatto il punto dopo aver raggiunto la permanenza in categoria.
Coach, missione salvezza conquistata, quanta soddisfazione per questo traguardo?
“La soddisfazione è tanta, soprattutto per il percorso. Non era una salvezza scontata, anzi: arrivavamo con un gruppo molto giovane in un campionato fisico ed esperto. Quello che mi rende più orgoglioso è la crescita della squadra nel tempo, perché questa salvezza è il risultato di un lavoro quotidiano fatto di mentalità, disciplina e miglioramento continuo”.
Che serie é stata quella con Robbio e qual é stata la chiave di volta?
“È stata una serie vera, intensa, contro una squadra solida e abituata a questo tipo di partite. La chiave è stata la nostra capacità di adattarci: abbiamo alzato il livello difensivo e gestito meglio i momenti della gara ma soprattutto i ragazzi hanno dimostrato maturità, che non è scontata per un gruppo così giovane”.
Giocare in un campionato senior con una squadra fondamentalmente di soli Under era una sfida non facile. Quale miglioramento ha notato maggiormente nei suoi ragazzi nel corso dei mesi?
“All’inizio pagavamo tanto l’impatto fisico e la gestione dei ritmi. Col passare dei mesi, il salto più grande è stato mentale: abbiamo imparato a stare dentro le partite, a leggere le situazioni e a non subire gli errori. Questo è il vero passaggio da settore giovanile a senior”.
Il momento più difficile e quello di maggior slancio?
“Il momento più difficile è stato quando i risultati non arrivavano nonostante il lavoro, lì serviva tenere la barra dritta e non perdere fiducia. Il momento di svolta è arrivato invece quando i ragazzi hanno iniziato a credere davvero nel percorso: da lì abbiamo fatto uno step in avanti, soprattutto come identità di squadra”.
Per la sua carriera di allenatore come vede questo traguardo?
“È un passaggio importante, perché conferma che un certo tipo di lavoro può portare risultati anche in contesti complessi. Allenare un gruppo così giovane in un campionato senior e raggiungere l’obiettivo significa aver costruito qualcosa di solido, non occasionale. Per me è uno stimolo a continuare su questa linea”.
A chi dedica la salvezza?
“La dedico ai ragazzi, perché sono loro che sono scesi in campo e hanno fatto questo percorso. Poi alla società, che ha avuto il coraggio di portare avanti un progetto giovane, e a chi lavora ogni giorno dietro le quinte”.
Alessandro Burin






















