Beati i miti, perché erediteranno la terra. Ieri nella “sua” Chiesa dei Frati a Busto Arsizio si sono celebrati i funerali di Giorgio Paolo Piazza. Un uomo che della mitezza (virtù etica spesso malintesa per debolezza), aveva fatto una cifra esistenziale. Quanto fosse stimato e conosciuto è testimoniato dalle navate gremite, quanto fosse amato, beh, è persino superfluo sottolinearlo. Sempre al servizio. Nel senso più alto e ideale del termine. Da professionista in banca, da dirigente nello sport, da riferimento nel basket femminile con le sue adorate “Ragazze dell’83”, da specchiata figura nell’associazionismo. Sommava rigore e disciplina nel rispetto delle regole ad un’innata carica umana. Addizione patrimonio di pochissimi. Ma a lui (bontà sua), risultava facile.       

Questione di carattere. Già, perché quanto fosse crudele l’esistenza, Giorgio l’aveva imparato sin dall’infanzia. Cresciuto nei lutti, da questi aveva tratto la forza per elaborare dolori e delusioni (a partire dal cruccio del non essersi fatto una famiglia). Soprattutto, aveva maturato quella lucidissima, incrollabile, abissale dignità con cui ha affrontato le ultime settimane di sofferenza.            

GPP ci ha lasciati a 71 anni da Presidente del Panathlon Club La Malpensa. Ruolo che gli calzava alla perfezione. A dispetto di qualche dubbio e parecchia ritrosia nell’accettarlo. Semplice modestia. Non avrebbe potuto fare diversamente. Nel suo discorso di insediamento del 13 gennaio scorso aveva espresso un desiderio. O, forse, più precisamente, una ragione di vita che la comunità malpensante ha ora l’obbligo di onorare: “Un’ultima cosa, ma molto importante per me: io sono amante dei bambini, sono il sale della vita e vorrei veramente riuscire a fare qualcosa per loro cercando aiutare chi per motivi economici della famiglia non riesce a praticare sport, vorrei cercare farli sorridere regalando iscrizioni a società o qualcosa a livello di abbigliamento per dare a loro la gioia di potersi divertire e svagarsi”.

Giorgio riposa nel Cimitero di Lonate Ceppino accanto alla sua amata nipote Giulia. Tragica, struggente, meravigliosa metafora della sua vita.  Cresciuto per contingenze familiari al Bar Ponchielli, era completamente astemio. Dettaglio banale, forse prosaico. Ma che dice molto (tutto), dell’originalità dell’uomo. Sfumatura difficile da cogliere. Eppure così inoppugnabile. E chi covasse dei dubbi, dia un’occhiata qui sotto al suo testamento spirituale letto ieri in Chiesa da Filippo Giorgetti.

Una confessione intima, di cui sentiva un profondo bisogno. Anche a costo di sfinirsi nello scriverla.
Come voleva essere ricordato. Come abbiamo il dovere di ricordarlo.        
Riposa in pace Giorgio. 

………Io ho finito qui…………un giorno o l’altro……….

ONCE UPON A TIME IN THE WEST………colonna sonora finale “C’era una volta il west”

Vorrei essere accompagnato nel mio ultimo viaggio da questa musica dolcissima e da tanti sorrisi e non lacrime, anche se immagino sia difficile ma ve lo chiedo col cuore. Dai la musica non serve anche perché non potrei sentirla e quindi evitiamo ma i sorrisi li desidero.

Queste parole le ho scritte qualche giorno fa e magari ho commesso qualche errore ma credo di non sbagliarmi dicendo che questa chiesa non basterà a contenere tutte quelle persone che avrebbero voluto partecipare alla funzione religiosa. Tanto affetto, mai avrei potuto immaginare una cosa del genere, sapevo di avere molti che mi volevano bene ma non di certo a questi livelli, una infinità di messaggi, telefonate, di belle parole, di gente che voleva venire a trovarmi da tutte le parti d’Italia ed anche del mondo. Forse vi domanderete come mai io sia rimasto solo nonostante tutto questo amore intorno a me? Non lo so nemmeno io ma credo sia mancata quella piccola cosa che doveva far scattare la scintilla o forse ero io, che, come diceva Alberto Sordi pensavo: ma perché me devo portà in casa un’estranea?……….son riuscito a farvi fare un sorriso. In ogni caso mi sarebbe comunque piaciuto avere una famiglia e dei bimbi.

Tra tutta questa gente purtroppo ci sono state anche persone che mi hanno davvero fatto male, ma non fisicamente, ma moralmente, fregandomi con le parole e facendomi arrivare a momenti molto difficili della mia vita, ho anche avuto timore di non farcela e nessuno ha mai saputo di questo ma ho voluto risolvere tutto da solo, con fatica e rinunciando a qualcosa ma lottando grazie al buon lavoro che ho sempre avuto. Ecco, ora mi sono liberato, anche se sostanzialmente non sapete niente ma almeno capirete il perché non ho potuto lasciare nulla, ma spero e credo nessun problema a nessuno. Ora partiamo dalla mia vita che è stata davvero piena di belle cose ma davvero tante, ma certo non riuscirò a raccontare tutte ma solo le più importanti:

MAMMA A PAPA’

Li ho goduti per troppo poco tempo ma nonostante questo sono riusciti a trasmettermi i veri principi della vita, il rispetto verso gli altri, l’essere sempre disponibili verso i bisognosi e soprattutto i bambini. Mi hanno fatto crescere con tutto quello che serviva senza avere nulla, sono cresciuto in questa chiesa con i magnifici frati con quel loro coro che era qualcosa di stupendo. Ho fatto il chierichetto e ricordo quella volta che ho servito due volte la messa ricevendo per due volte l’eucarestia. Quando l’ho detto alla mamma tornando a casa per poco in quella casa pensavo arrivasse il santo Padre per la gravità della cosa. Davvero due persone vere che a tutti auguro di avere che con poco e con poco tempo mi hanno saputo donare tutto. Qui devo approfittare per raccontare una cosa e nominare un’altra importantissima persona nella mia vita: quando la mia mamma ha capito che i suoi giorni stavano per finire e sapendo che io avevo bisogno di una guida  in quanto sarei rimasto orfano, ha chiamato una persona e gli ha detto la seguente frase: Sig. ROBERTO PORETTI le affido mio figlio!!!! Lui mi ha preso sotto braccio, mi ha dato un lavoro nel suo studio e con i soldini che guadagnavo mi ha permesso di andare a scuola alla sera privatamente per recuperare gli anni persi scioccamente.

MARIA TERESA

La mia amata sorellina sempre presente, con lei ho superato momenti incredibili ma sempre uniti con una grande forza. Mi è stata sorella, mamma, confidente, amica, mai uno screzio ed anche in questo ultimo momento sempre vicini e pronti a superare questa che non è stata una decisione da prendere con serenità come per fortuna sono riuscito a prendere convincendo anche lei.

Un bel giorno sulla porta di casa mi ha fatto trovare un altro grandissimo regalo veramente ma veramente bello:

ROBERTO DELLE TORRE amatissimo cognato che sempre avrebbe fatto di tutto per me, grande sintonia e ultimamente lo avevo anche coinvolto nel Panathlon Club La Malpensa grazie alle sue conoscenze per organizzare incontri con ospiti di prestigio.

Ed eccoci al giorno più bello in assoluto della mia vita, quello in cui dopo otto ore fuori dalla sala parto è apparso un angioletto meraviglioso LUCIA per me ha rappresentato la fine di un periodo davvero brutto con tante disgrazie e per me andare a prenderla tra le braccia quando si svegliava era un momento di una tenerezza infinita.

Inutile dirvi con quanto orgoglio mi piaceva portarla in giro nel seggiolino della bici come se fosse un trofeo. Ci sarebbe da scrivere un libro su questa creatura che poi nel corso degli anni ha dimostrato tutta la sua bravura negli studi, ma d’altronde con due genitori come Maria Teresa e Roberto non poteva essere diversamente. È stato un susseguirsi di riconoscimenti e titoli di studi sempre col massimo dei voti. Ovviamente anche per lei non è stato tutto facile perché non si può certo dimenticare quel maledetto 15 maggio alle 19,35 quando Giulietta ha deciso di andare a giocare con gli angeli gettando tutti noi nello sconforto più totale.

Meglio, mi fermo qui perché sta diventando troppo difficile per me continuare a scrivere. Vi chiedo solo un attimo ancora di attenzione perché ci sono 4 persone che meritano un posto d’onore nella mia vita, queste persone sono state qualcosa di meraviglioso anche se magari non tutti le conoscete, ma io le devo nominare e non in ordine di importanza.

Conosciuta casualmente nei primi tempi di lavoro grazie alla sua mamma che veniva in banca e non so cosa abbia scoperto in me di cosi speciale tanto che un giorno mi ha chiesto se potevo darle una mano con sua figlia che stava attraversando un periodo bruttissimo della sua vita e aveva bisogno di qualcuno con cui parlare, ridere, trascorrere del tempo senza doppi fini e così sera dopo sera è nata una complicità bellissima che le ha permesso di tornare a sorridere ed una amicizia tra di noi stupenda, ci siamo sempre aiutati a vicenda senza mai girarci le spalle anche nei momenti più bui. Beh, manca solo il nome CROSTA CARLA, detta da me ricciolona, e se vi guardate intorno la vedrete di sicuro in tutta la sua dolcezza. Ogni giorno si è presa cura di me anche solo con ciao.

Visto che prima si parlava di lavoro devo nominare quello che è stato il collega che ha saputo essere sempre presente con me, ma non solo con me, in ogni momento lavorativo, pronto a dare consiglio e non lo ho mai sentito dire di no. Anche lui ha avuto fasi terribili della vita da affrontare ma sempre a testa alta. Grazie UMBERTO VENEGONI il grande fratellone.

Forza manca poco, manca l’amico d’infanzia, quello che dai tempi dell’oratorio ovviamente di questa parrocchia ha condiviso tutto, ne abbiamo combinate di tutti i colori, ci siamo divertiti e abbiamo fatto divertire tutti. Abbiamo fatto gite fantastiche e ultimamente dovevamo andare a Ferrara ma purtroppo il tempo è scaduto, per colpa mia. Non ditemi che non avete capito di chi sto parlando? IL MITICO TINO amico di tutti e fratellone mio.

E siamo alla fine e si parla di dolcezza con una persona che da sempre mi ha dimostrato affetto e attenzioni ma soprattutto in questo periodo mi ha veramente accompagnato in questo mio ultimo viaggio. Grazie SILVIA DE TOMASI per davvero tutto il tuo amore che mi ha davvero aiutato a superare questo momento triste ma sereno della mia vita.

Basta finisco qui, ma dovete farmi una promessa: non so ancora chi leggerà questa lettera ma ora vi chiederà di fare una cosa: nessuno deve uscire da questa chiesa ma lui adesso conterà fino a tre e a quel punto tutti dovete gridare……………………….CIAO GIORGIO ……e abbracciarvi.

Grazie e vi voglio bene

Giovanni Castiglioni

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